Domenica, 19 Settembre 2021
CRONACA / Napoli

Napoli in marcia per Davide: "Lo Stato non ci difende ma ci uccide"

In quattrocento almeno hanno sfilato per le vie di Traiano chiedendo giustizia per Davide Bifolco, il 17enne ucciso da un "colpo accidentale" di un carabiniere. La madre: "L'agente marcisca in cella". Le indagini: non c'era nessun latitante sul motorino

NAPOLI - Hanno sfidato la pioggia, la paura, la tensione. Hanno affrontato i ricordi, ancora troppo vivi. Hanno guardato in faccia la realtà, la loro realtà, e hanno reagito con rabbia. Sabato pomeriggio il quartiere Traiano di Napoli si è stretto attorno a Davide Bifolco, il ragazzo di diciassette anni ucciso da un colpo di pistola "accidentale" partito dall'arma di un carabiniere alla fine di un inseguimento. Si è stretto attorno alla propria comunità, apparsa sempre più una periferia - loro malgrado - distaccata da Napoli e dal resto d'Italia. In fondo, è così che si sentono i ragazzi, le madri e addirittura i bimbi che sono scesi in corteo per Davide. "Lo stato non ci difende ma ci uccide. Difendiamoci", lo hanno scritto su un cartello lasciato a due passi dal luogo dove Davide ha perso la vita. Un cartello che raccoglie e mette insieme lo stato d'animo di tutti nel quartiere. 

Al corteo, sabato, non mancava nessuno. In testa alla manifestazione madri vestite di bianco e bambini. Tra loro anche la mamma di Davide, Flora: "Deve marcire in carcere, non deve avere un’ombra di pace per tutta la vita", ha detto con voce rotta dal pianto la donna riferendosi al carabiniere che ha sparato al figlio. I genitori di Davide, Flora e Giovanni, hanno poi lanciato un appello affinché le proteste per la morte non portino a episodi di violenza. "Nostro figlio deve essere ancora seppellito, nessuno, e dico nessuno, deve sentirsi autorizzato a compiere atti di violenza anche verbale in suo nome. Chi vuole bene a Davide deve rispettarlo - hanno chiarito - Noi chiediamo soltanto giustizia. Chi usa la violenza in suo nome non sa quanto danno fa a lui e alla nostra famiglia".

Durante la manifestazione però ci sono stati momenti di tensione e anche scontri. Quando il corteo sembrava ormai sciolto e la situazione sotto controllo alcuni manifestanti hanno ripreso la marcia bloccando l'uscita della Tangenziale nel quartiere di Fuorigrotta. Il gruppo si è sfidato con la polizia in assetto anti sommossa ed è partito un lancio di oggetti contro le forze dell'ordine che hanno risposto con i lacrimogeni per farli indietreggiare.

Poco prima c'erano stati altri momenti di tensione quando il corteo, nel quale c'erano anche esponenti dei centri sociali e disoccupati, aveva sostato davanti alla caserma dei carabinieri del Rione Traiano davanti alla quale si era schierato un cordone di polizia in assetto anti sommossa. Lì c'era stato un faccia a faccia tra i manifestanti e gli agenti, ma nulla più. 

Dopo aver mostrato ai poliziotti la foto di Davide - "un figlio di Napoli" ha urlato qualcuno dalla folla - il corteo è ripreso e ha lasciato sfogo alla rabbia di Tommaso, il fratello del diciassettenne. Il ragazzo ha urlato "giustizia" e si è rivolto al carabiniere che ha sparato: "Cosa hai provato quando l’hai ucciso? Ti sei addormentato la notte? Lasciatelo a noi per dieci minuti. I delinquenti sono loro, dovrebbero tutelarci. Quel carabiniere deve pagare". 

Sul fronte delle indagini, intanto, è stato identificato e nelle prossime ore sarà ascoltato dal pubblico ministero Manuela Persico, il "terzo uomo". Si tratta del ragazzo che ha già parlato ai media raccontando che sullo scooter con Salvatore Triunfo e Davide la sera della tragedia c’era lui e non il latitante Arturo Equabile, ancora ricercato dalle forze dell’ordine. La versione che il giovane ha fornito ai giornalisti - e che naturalmente dovrà ripetere in Procura - è molto simile a quella degli altri testimoni. L'incrocio con la volante dei carabinieri, la fuga "per paura perché senza patente e assicurazione", il tamponamento e lo sparo alla schiena di Davide. Che ora, insieme al suo quartiere, aspetta giustizia. 

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