Domenica, 9 Maggio 2021
Arezzo

"Io, picchiato con la bombola del gas e cacciato di casa perché gay. Mamma mi diceva: 'Fai schifo'"

La testimonianza di un giovane aretino che due anni fa ha deciso di fare coming out. "Mia madre mi ha portato dallo psichiatra, non si faceva una ragione del fatto che fossi omosessuale. Mi spingeva verso le ragazze in ogni modo. Poi un giorno è esplosa la furia di mio zio. Meno male ho avuto l'appoggio di mio padre, che mi ha trovato una nuova casa"

Dopo aver sentito la storia di Malika, la 22enne di Castelfiorentino cacciata di casa perché lesbica, per la quale in tanti si sono mobilitati per darle solidarietà e sicurezza, anche Giacomo ha trovato il coraggio di raccontare pubblicamente la sua di storia. 

Giacomo ha 28 anni, abita nel Valdarno aretino, e due anni fa ha deciso fare coming out, come racconta ad ArezzoNotizie. Dopo la separazione dei suoi genitori, Giacomo viveva in casa con la madre, che quando ha saputo che il figlio era omosessuale ha reagito nel peggiore dei modi: "Ho subito una serie di vessazioni, culminate con un duro scontro con mio zio, che ha cercato di colpirmi con una bombola del gas. E sono stato cacciato di casa". Il padre invece ha subito appoggiato Giacomo e lo ha aiutato a trovare una nuova casa, dopo che il ragazzo è stato costretto ad andarsene. 

Nel raccontare la sua vicenda, Giacomo ha dovuto omettere alcuni dettagli perché è in corso una vicenda giudiziaria: il ragazzo infatti è stato denunciato dalla madre e lui, tramite il suo avvocato, ha presentato una controdenuncia. 

Giacomo e il racconto dei mesi d'inferno dopo il coming out

Giacomo ricorda di aver cercato di parlare con la madre usando "un approccio il più pacato possibile", ma dall’altra parte ha trovato solo un muro. Alla chiusura della madre si è aggiunta poi quella di uno zio, "coinvolto da subito da mia madre e da parte di entrambi sono iniziate le violenze". Il ragazzo, racconta, ha dovuto subire oltre a spintoni e ceffoni anche tentativi di convincimento a rinunciare all’attrazione per i ragazzi dello stesso sesso, per essere riportato su una ipotetica "retta via". In più ci sono state anche offese pesanti come "Finocchio, mi fai schifo". "Mia madre mi dava del malato mentale, cercava di farmi 'guarire'. Mi ha portato dagli psichiatri - ricorda Giacomo - Cercava di scegliere lei le mie amicizie. Mi spingeva verso le ragazze, come se un giorno mi potessi innamorare di una donna".

Sono stati mesi di insulti, oggetti scagliati contro, botte e vessazioni, racconta il ragazzo, finché ad ottobre dello scorso anno non è stato cacciato di casa dopo un episodio violentissimo. "Ero tornato per recuperare alcune cose e mio zio ha preso una bombola del gas, me la agitava contro, ho avuto paura. Me l'ha tirata addosso più volte, sono riuscito a schivare alcuni affondi, ma mi ha colpito al braccio sinistro, facendomi finire al pronto soccorso. Da allora non ho avuto più contatti con loro, mia madre mi ha bloccato. Mi sono laureato da poco, ma ancora non ho un lavoro. Ha smesso di passarmi denaro. Mio padre ha rappresentato una salvezza per me, è sempre stato dalla mia parte, mi ha aiutato a trovare una nuova sistemazione, un bilocale. Grazie all'affetto delle persone che mi vogliono bene, sto cercando di ricostruire la mia vita". 

Quando due anni fa Giacomo ha deciso di fare coming out lo ha fatto perché sentiva che "non farlo sarebbe stato mentire a me stesso". Oggi, nonostante quello che è successo e che ha raccontato, vuole lanciare un appello: "Vorrei spronare tutte le persone che si trovano in una situazione analoga alla mia a farsi avanti. Rimanere nascosti e far finta di niente non serve".

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