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Domenica, 14 Aprile 2024
Cronaca

I fratelli mascherati da anziani e le rapine (da 300mila euro) con il fucile a canne mozze

Tre uomini - due fratelli di 35 e 25 anni e un 28enne - arrestati dai carabinieri. Sono accusati di aver messo a segno sei rapine

Due minuti a colpo, non di più. Con la "giusta" dose di violenza e di spregiudicatezza. Lavori da professionisti, o quasi. Perché qualche passo falso lo hanno fatto anche loro. Dettagli, indizi lasciati qua e là che alla fine li hanno incastrati. Tre uomini - il 35enne Giovanni D.M. e il 25enne Pietro D.M., fratelli fra loro, e il 28enne Marco O. - sono stati arrestati mercoledì mattina dai carabinieri in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip di Milano, Cristian Mariani, perché ritenuti responsabili di almeno sei rapine messe a segno tra novembre 2022 e febbraio 2023, che avrebbero fruttato loro più di 300mila euro. 

Il lavoro degli investigatori, coordinati dal pm Carlo Scalas, inizia il 17 novembre dello scorso anno, quando la sala slot Eurobet di via Rho a Lainate viene rapinata da due uomini che entrano nel locale, aggrediscono il dipendente e fuggono - con 6mila euro in contanti - a bordo di una Fiat Panda che li attende all'esterno. Guardando le immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza anche nelle ore precedenti al colpo, l'attenzione dei carabinieri della compagnia di Rho, guidati dal capitano Giuseppe Santoro, cade subito su due uomini che, per fisionomia e costituzione fisica, assomigliano molto agli stessi rapinatori. Quei due uomini, secondo l'inchiesta, sono proprio i fratelli Giovanni e Pietro, poi scappati su una macchina guidata dal terzo complice. 

Il 15 gennaio 2023 il secondo colpo contestato alla banda. Quel giorno a finire nel mirino è una gioielleria che si trova nel centro commerciale Rho center. I banditi entrano - hanno tutti il volto coperto, uno indossa una maschera da anziano -, puntato una pistola contro i commessi e vanno via con un bottino da 60mila euro. Il tutto in due minuti, come faranno sempre. La fuga questa volta avviene su due motorini, che vengono poi bruciati in una strada isolata di Rho. Ancora una volta - ed è questa la prima svolta vera delle indagini - una grande mano arriva dalle telecamere. Gli occhi elettronici, infatti, riprendono i rapinatori che dopo aver dato alle fiamme gli scooter salgono su un'auto "pulita", che verrà inquadrata ancora una volta poco dopo. Quella macchina, ricostruiranno i militari nel corso dell'inchiesta, è riconducibile proprio a uno dei tre. 

Video | Le rapine della banda

A febbraio il "lavoro" dei rapinatori sale di ritmo. L'8 febbraio tocca a una sala slot di corso della Vittoria a Caronno Pertusella. Sempre lo stesso il modus operandi: banditi mascherati con maschere in lattice e armati di pistola, lavoratori sotto tiro e 9.500 euro rubati. Quattro giorni dopo il blitz avviene, invece, in via Re Umberto I a Lainate, ancora in una sala slot. Copione identico, dalla maschera alle armi, in questo caso anche un fucile a canne mozze. Qualche piccolo intoppo sorge, però, nella fuga: uno dei malviventi - il 35enne, stando alle indagini, sotto effetto di cocaina - perde i soldi per strada, tanto che i complici devono richiamarlo più volte con un eloquente "andiamo Giò". Un altro tassello del puzzle ricostruito dai militari. Militari che notano come sia l'8 che il 12 febbraio la banda scappa su una Citroen con targa francese, che risulta rubata ad agosto a San Siro.

Inizia così la "caccia" all'auto che viene ritrovata - e non è un caso - qualche giorno dopo poco distante dall'abitazione di uno dei rapinatori. Nel bagagliaio - e anche questo non può essere un caso - ci sono due maschere in lattice, ma soprattutto un fucile a canne mozze, un'arma portata via durante un furto in un'abitazione a Roma. Il cerchio attorno alla banda è sempre più stretto, eppure due dei tre arrestati - il 35enne e il 28enne - riescono a colpire ancora. Lo fanno il 15 febbraio di nuovo nella sala slot di Lainate rapinata a novembre dell'anno prima - bottino 3.600 euro - e il 22 febbraio, il giorno del colpo più grande. Giovanni D.M. e Marco O., probabilmente ormai certi di essere prossimi all'arresto, alle 9.31 entrano in una gioielleria di piazza don Minzoni a Rho. Questa volta sono a volto scoperto. Saltano dietro il bancone, legano il dipendente con delle fascette da elettricista - dopo avergli puntato contro una pistola - e portano via gioielli e soldi per un valore di 260mila euro. 

È l'ultimo raid. Mentre il fratello minore non si muove da Rho, il 35enne e il 28enne si rifugiano in una casa a Rozzano, forse in attesa che si calmino le acque. Ma l'attesa è vana, perché il 1 marzo finisce la "latitanza" e scattano le manette. 

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