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Venerdì, 1 Marzo 2024
Cronaca

La sanità pubblica è ancora la prima scelta (ma a caro prezzo)

Lo rivela il report di Cittadinanzattiva, secondo cui per i cittadini è difficile accedere al servizio sanitario pubblico: colpa di liste d'attesa troppo lunghe, costo elevato dei ticket e carenze sul territorio

Gli italiani si fidano della sanità pubblica e vogliono essere curati nelle strutture statali, ma si scontrano ogni giorno con lunghe liste d'attesa, il costo elevato del ticket e un’assistenza territoriale che, più del passato, registra carenze e disservizi. E' quanto emerge dal XX Rapporto PIT Salute di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, dal titolo "Sanità pubblica prima scelta, ma a caro prezzo".

Secondo il rapporto, è difficile per i cittadini accedere al servizio sanitario pubblico: poco meno di un terzo lamenta difficoltà, ritardi, eccesso di burocrazia e costi. Le principali problematiche in quest’ambito sono quelle delle liste d’attesa e dei ticket ed esenzioni, le prime con un dato stabile al 54,1% e le seconde con un aumento dal 30,5% del 2015 al 37,5% del 2016.

Per quanto riguarda le liste d’attesa, i cittadini segnalano soprattutto tempi lunghi per accedere alle visite specialistiche, in misura di un valore che passa dal 34,3% del 2015 al 40,3% del 2016. Seguono, con il 28,1% delle segnalazioni (era il 35,3% nel 2015), i lunghi tempi per gli interventi chirurgici; al terzo posto le liste di attesa per gli esami diagnostici (dal 25,5% 2015 al 26,4% del 2016). La situazione non migliora sul fronte ticket: il 37,4% denuncia i costi elevati e gli aumenti relativi ai ticket per la diagnostica e la specialistica, mentre il 31% esprime disagio rispetto ai casi di mancata esenzione dal ticket (in aumento, rispetto al 24,5% del 2015) Oltre che per i ticket, i cittadini denunciano come insostenibili i costi per farmaci, intramoenia, RSA e protesi ed ausili.

In aumento anche le difficoltà relative all’assistenza territoriale (dall’11,5% del 2015 al 13,9% del 2016): in particolare, quasi un cittadino su tre (30,5%) segnala problemi con l’assistenza primaria di base, soprattutto per rifiuto prescrizioni da parte del medico (anche per effetto del decreto appropriatezza) e per l’inadeguatezza degli orari dello studio del medico di base. Il 16,6% ha difficoltà all’interno delle strutture residenziali come RSA e lungodegenze, a causa dei costi eccessivi della degenza (per quasi due su cinque), della scarsa assistenza medico-infermieristica (meno di uno su tre) e delle lunghe liste di attesa per l’accesso alle strutture (uno su cinque).

Il 15% degli intervistati denucia problemi con la riabilitazione, in particolare in regime di degenza (45,4%): in due casi su cinque è valutato di scarsa qualità e in quasi un caso su quattro risulta assente per la carenza di strutture o posti letto. Poco meno del 30% incontra problemi con la riabilitazione a domicilio, che non si riesce ad attivare o che viene sospesa all’improvviso. Inoltre, il 14,3% segnala criticità nell’assistenza domiciliare: in un caso su tre non sanno bene come attivare il servizio, a causa della carenza di informazioni o delle difficoltà burocratiche, o addirittura l’assistenza domiciliare è del tutto assente nella loro zona di residenza. Crescono anche i problemi per l’assistenza protesica ed integrativa (dal 7,8 al 12,4%) sia per i tempi di attesa che per l’insufficienza delle forniture che li costringono a sostenere costi privati ulteriori.

L’8,2% dei cittadini segnala inoltre problematiche nell’assistenza ospedaliera (88,2%) e nella mobilita’ sanitaria (11,8%). Nel primo caso, ciò riguarda soprattutto l’area della emergenza urgenza ad essere nel mirino delle lamentele delle persone che segnalano procedure di triage non trasparenti (42,9%) e lunghe attese al Pronto soccorso (40,5%). Quanto ai ricoveri, invece, i cittadini denunciano spesso di vedersi rifiutato il ricovero (34,5%), o che lo stesso è avvenuto in un reparto inadeguato (21,4%) e ancora la mancanza di reparti e servizi (7,2%).

Infine, il 13,8% dei cittadini, in crescita rispetto al 2015, segnala disservizi per il riconoscimento dell'invalidità che in più della metà dei casi risulta estremamente lento. In un caso su quattro l’esito dell’accertamento è considerato inadeguato alle condizioni di salute. Troppo lunghi inoltre, per il 15,8% i tempi di erogazione dei benefici economici e delle agevolazioni.

Il rapporto di Cittadinanzattiva, presentato oggi a Roma e realizzato con il sostegno non condizionato di Ipasvi(Federazione nazionale Collegi infermieri), Fnmoceo (Federazione degli Ordini dei medici dei Medici Chirurghi e Odontoiatri) e Fofi (Federazione Ordini farmacisti Italiani), "non lascia dubbi sulla gestione del sistema che non mette davvero al centro i bisogni dei cittadini, ma quelli del sistema, sempre più sottofinanziato e in sofferenza nonostante la qualità per quanto riguarda i professionisti che ne rappresentano l’anima operativa", commenta in una nota l’Ipasvi (la Federazione nazionale infermieri professionali, assistenti sanitari e vigilatrici d’infanzia). 

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