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Lunedì, 24 Gennaio 2022
Le cause del disastro / Agrigento

Ravanusa, bolla di gas sotto le palazzine: è il "punto zero" dell'esplosione

È in un punto esatto che si cercano le cause del disastro (7 morti accertati e 2 dispersi): il cosiddetto "punto zero" è sotto le macerie di due palazzine disabitate. L'ipotesi principale è quella di un tubo rotto che ha creato una grossa sacca di gas nel sottosuolo

E' salito a sette il bilancio ufficiale delle vittime della tragedia di Ravanusa. Ed è stata localizzata l'area dove "probabilmente", spiega il comandante provinciale dei vigili del fuoco di Agrigento Giuseppe Merendino, "si trovano i due dispersi", un uomo di 70 anni e il figlio di 30 anni, sepolti sotto le macerie.  Cinque giorni prima della strage di Ravanusa c'è stato un intervento di manutenzione ordinaria sull'impianto della rete di metano che non aveva evidenziato alcuna criticità. E' quanto hanno accertato i carabinieri che ora dovranno acquisire il verbale d'intervento per verificare chi abbia materialmente eseguito il collaudo e se sia stato fatto a regola d'arte.

La bolla di gas sotto due palazzine disabitate

L’indagine della procura avrebbe già preso una direzione ben precisa. È in un punto esatto che si cercano le cause dell’esplosione: il cosiddetto "punto zero" è sotto le macerie di due palazzine disabitate all’ingresso di via Trilussa, la seconda e la terza sulla destra, secondo quanto riportano oggi alcuni quotidiani. E' sotto quelle palazzine di due piani si sarebbe accumulata una bolla di gas, in seguito a una perdita nella conduttura. L'ipotesi principale è quella di un tubo rotto a causa di movimenti del terreno con la creazione di una grossa sacca di gas nel sottosuolo, che è poi esplosa.

Esplosione a Ravanusa, le immagini del disastro

L'obiettivo è capire con certezza perché il tubo si sia rotto. Forse per la frana che interessa da tempo la zona, ma forse per altri motivi. L'esplosione partita dalla destra di via Trilussa ha investito con forza dirompente le due palazzine a sinistra, dove abitavano i nove morti. "L’innesco può essere stato anche a distanza", ipotizza il comandante dei vigili del fuoco di Agrigento, Giuseppe Merendino. Magari un interruttore o una chiamata al telefonino: impossibile per ora saperlo.

C'è tanto su cui indagare: il dissesto idrogeologico della zona, la vetustà e le possibili carenze della rete del metano, gli appalti e i subappalti per il controllo degli impianti. Le operazioni di ricerca, hanno ribadito i vigili del fuoco, andranno avanti fin quando tutti i corpi non saranno stati trovati. Poi si passerà alla rimozione dee macerie per arrivare ad individuare il punto in cui c'è stata la rottura della tubatura che ha provocato la strage. Una fase che si aprirà con un nuovo sopralluogo dei magistrati e degli investigatori e che di fatto sarà il primo passo dell'inchiesta per individuare eventuali responsabili della tragedia.

Dispersi Calogero Carmina e il figlio Giuseppe

Si cercano si cercano ancora due dei dispersi: Calogero Carmina e il figlio Giuseppe, rispettivamente sessantenne e trentenne. Poco dopo le 18,30, i pompieri - dopo un'intera giornata di scavare - si sono fermati. Sono state viste le luci di una macchina, sepolta da una montagna di macerie. La rimozione dei detriti: cemento, ferro, legna è arrivata al garage e sotto uno dei solai è stato ipotizzato che potessero esserci i corpi di padre e figlio. Verosimilmente, ma è appunto solo un'ipotesi, potrebbero essere rimasti in macchina. La terribile deflagrazione - che ha raso al suolo quattro palazzine e danneggiato case e stabili di tutto il rione - potrebbe averli sorpresi mentre stavano per lasciare l'abitacolo dell'autovettura.

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