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Mercoledì, 19 Giugno 2024
Sviste "fatali"

Reddito di cittadinanza, le storie di chi (per errore) è finito a processo: "Non chiamateci furbetti"

Un errore nell'indirizzo indicato può costare caro, così come la mancanza di un dato sul cambio di auto

Laura aveva sbagliato a compilare un modulo: probabilmente per un lapsus, aveva indicato la vecchia residenza. Antonio aveva ricevuto in dono dai genitori una utilitaria 5 mesi prima, ma non sapeva che doveva scriverlo sulla richiesta. Ahmed invece, tramite patronato, aveva richiesto un contributo specifico per proseguire il suo soggiorno in Italia, ma la richiesta inoltrata è stata di altro tipo. Laura, Antonio, Ahmed (tutti nomi di fantasia ma casi più che reali) hanno in comune una sorte beffarda: quella di finire di fronte a un giudice a causa di un errore rilevato nelle richieste per avere  il reddito di cittadinanza. Casi limite, che però sono molto più frequenti di quello che si pensi: a testimoniarlo sono il numero di procedimenti che iniziano ad essere celebrati presso il Tribunale di Arezzo e quello delle telefonate che stanno arrivando in modo massivo agli studi degli avvocati aretini.

Rischia anni di carcere per un contributo di meno di 100 euro

Laura percepiva poco meno di cento euro di reddito di cittadinanza. Un piccolo aiuto, come nella maggior parte dei casi, che permette di far fronte ad alcune spese familiari ma che non cambia la vita. Al momento della presentazione della richiesta, ha compilato i moduli presso un patronato. Tutto in regola: i requisiti c'erano. Salvo poi scoprire in seguito ai controlli incrociati di Inail e Ministero di Giustizia che era stato scritto un indirizzo sbagliato. Un errore che rischia di costare caro, perché di fronte alla legge si tratta di un illecito penale e che può essere punito (oltre che con la revoca del contrinuto) con il carcere da uno a tre anni. L'udienza preliminale sarà celebrata a metà novembre. La donna è assistita dall'avvocato Osvaldo Fratini che racconta come, negli ultimi mesi, le richieste di assistenza legale per casi simili sia vertiginosamente aumentata. 

L'auto non indicata nei moduli

Verso l'udienza preliminare anche Antonio, che al momento di compilare i moduli si è dimenticato "di indicare - spiega il legale Fratini - che cinque mesi prima i genitori, vedendolo in difficoltà, gli avevano donato un'auto". L'accertamento e la conseguente notifica sono arrivate come un fulmine a ciel sereno per l'aretino che si ritroverà davanti al gip nei prossimi mesi. "Le richieste per percepire il reddito di cittadinanza - spiega il legale - in molti casi sono state inoltrate con un po' di leggerezza. Molti non si sono resi conto delle conseguenze e nella compilazione dei tanti moduli, non hanno fatto abbastanza attenzione a quello che veniva richiesto. Un semplice errore in questo caso più trasformarsi in un calvario da percorrere spesso a fronte di poche decine di euro poi percepite".

La richiesta sbagliata

Chi di fronte a un giudice ci è già finito, suo malgrado, è stato Ahmed. La sua storia è a lieto fine, ma resta emblematica: perché mostra come il sistema sia complicato. Assistito dall'avvocato Francesca Marolda, il giovane straniero "si è ritrovato a percepire il reddito di cittadinanza perché - spiega la legale - a causa di difficoltà linguistiche non era riuscito a spiegare ad un patronato quale fosse la sua reale richiesta". Il giovane aveva percepito l'anno precedente il reddito di inclusione e voleva rinnovare la richiesta. Ma di fronte allo sportello non è riuscito a farsi capire e alla fine il modulo compilato e inoltrato è stato quello per richiedere il reddito di cittadinanza. Quando il giovane ha capito l'errore ha cercato di rimediare. "Ha chiesto subito di sospendere il provvedimento - spiega Marolda - ma è comunque finito a processo. In aula siamo riusciti a dimostrare che c'era stato un equivoco e il giudice ha accolto la nostra tesi. Ma i rischi per si trova nella sua situazione sono molti". 

Quello di Ahmed è un caso limite, ma ci sono altri cittadini stranieri che ad esempio, per errori nella compilazione di moduli - molto spesso relativi alla residenza, dato che devono dimostrare di essere residenti nel territorio da almeno 10 anni - si vedono revocare il contributo. "Il problema spesso è costituito dalle le difficoltà linguistiche - spiega ancora Marolda - i cittadini stranieri mostrano il documento alle poste o al patronato e confidano che basti ad attestare il loro stato. Ma non sempre è così". E rischiano di dover fare i conti nelle aule di un tribunale.

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