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Lunedì, 23 Maggio 2022
Accuse di truffa / Torino

Il reddito di cittadinanza con il trucco della via che non esiste (sempre la stessa)

Una truffa da sei milioni di euro ai danni dello Stato, con 960 indagati, è stata scoperta dalla polizia municipale di Torino nell'ambito di un'inchiesta sul sussidio economico

Sono 960 le persone sottoposte a indagine a cui è stato revocato il reddito di cittadinanza a Torino. La somma complessiva elargita è di circa sei milioni di euro ed è riferita alla totalità delle 960 persone attualmente indagate. Questa la stima dagli agenti del reparto operativo speciale della polizia municipale da cui è partita l’indagine sul territorio comunale, dopo aver sorpreso un cittadino di nazionalità romena ad effettuare prelievi di denaro presso uno sportello bancomat con diverse carte di pagamento elettroniche. Proprio l'utilizzo di diverse carte di credito ha insospettito gli agenti che hanno voluto approfondire la questione. "L'uomo era in possesso di numerose carte postepay rilasciate per il reddito di cittadinanza intestate ad altre persone, non presenti sul posto. Una condotta vietata dalla norma che stabilisce la non cedibilità della carta di reddito di cittadinanza a terzi", spiegano dal comando.

Il trucco della via che non esiste

Subito sono scattati la segnalazione dell'uomo all'autorità giudiziaria, il sequestro delle carte di reddito di cittadinanza indebitamente possedute e l'avvio degli accertamenti e delle indagini per stabilire la validità delle carte sequestrate. Dall'analisi dei dati forniti dall'Inps è emerso che tutti gli intestatari delle carte di reddito di cittadinanza avevano dichiarato, in regime di autocertificazione, un Isee pari a zero e la residenza in via della Casa Comunale 3 a Torino. Proprio la residenza, requisito fondamentale per ottenere e mantenere il reddito di cittadinanza, ha fatto sorgere alcuni dubbi sulla liceità delle dichiarazioni. E a confermarne i dubbi è stato un accertamento al terminale anagrafico del comune di Torino dove gli indagati sono risultati tutti "inesistenti", non solo a quell'indirizzo, ma su tutto il territorio comunale.

I controlli di conti correnti e carte di credito da marzo

Un ulteriore chiarimento dell'anagrafe comunale ha confermato agli agenti l'impossibilità per un cittadino comunitario, come nel caso di una persona di nazionalità romena, di ottenere la residenza in via della Casa Comunale 3, indirizzo virtuale creato dal comune di Torino per dare una residenza ai rifugiati, persone straniere titolari di protezione internazionale e umanitaria. Gli agenti del reparto operativo speciale hanno intrecciato i dati dell'anagrafe con gli elenchi forniti dall'Inps contenenti tutte le richieste di reddito di cittadinanza nelle quali era dichiarata una residenza in via della Casa Comunale 3. E così hanno scoperto che ben 330 cittadini romeni hanno dichiarato di essere residenti nella stessa via, elemento questo che ha rafforzato il sospetto di un accesso ai benefici del reddito di cittadinanza sulla base di una falsa autocertificazione.

Reddito di cittadinanza: le novità su scadenze, pagamenti e Isee a febbraio

"Come se non bastasse - aggiungono dal comando - , le 330 persone controllate, in gran parte appartenenti allo stesso gruppo familiare, non sono risultate nemmeno residenti sul territorio nazionale e pertanto si tratterebbe di reddito di cittadinanza concesso a residenti in Romania che probabilmente non si trovano neanche fisicamente sul territorio nazionale, lasciando ipotizzare una gestione dei fondi accentrata su pochi soggetti". Ulteriori accertamenti eseguiti sui dichiaranti residenza in via della Casa Comunale 3 hanno rivelato un quadro ancora più ampio, che non si limita soltanto al gruppo dei 330 individui a cui è andata la somma complessiva di circa 1.600.000 euro, secondo le stime degli agenti.

Tramite i terminali anagrafici locali, l'anagrafe nazionale e il sistema informatico delle forze di polizia, gli agenti hanno filtrato altri 630 nominativi di cittadini di varie nazionalità che hanno dichiarato dati falsi e residenze inesistenti per ottenere illegittimamente il sussidio economico elargito dal governo. Anche per loro, così come per le 330 carte di pagamento elettronico intestate alle persone di nazionalità romena, la procura della Repubblica di Torino ha disposto l'interruzione dell'erogazione del reddito di cittadinanza. Le indagini sono in corso e continueranno sia sul fronte del prelievo in contanti agli sportelli bancomat, sia in merito alla quota di reddito destinata all'acquisto di generi di prima necessità effettuato in determinati esercizi commerciali.
 

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