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Martedì, 30 Novembre 2021
Andrea Maggiolo

Opinioni

Andrea Maggiolo

Giornalista Today

Referendum per l'abolizione della caccia: perché se ne parla così poco?

C'erano otto fucili e due pistole nella casa di Roberto Balzaretti. Tutte le armi erano legalmente detenute. Un colpo accidentale, partito da un fucile che aveva il colpo in canna, si è portato via la figlia di 15 anni Viola. Il dramma di San Felice del Benaco, piccolo paese sul Garda, ha destato profonda commozione. Un'inchiesta farà luce su chi ha esploso il colpo fatale. In un primo momento era trapelato che fosse stato proprio Roberto Balzaretti. Il colpo sarebbe invece partito dalle mani del fratello di 13 anni, ora comprensibilmente sotto shock. L'uomo era stato indagato per omicidio colposo, ora invece per omessa custodia di arma. La risposta al perché quell'arma fosse carica è arrivata nelle ore successive alla tragedia: il 57enne, come ha riportato BresciaToday, era tornato da una battuta di caccia. Una famiglia benvoluta da tutti, una tragedia difficile da accettare. Roberto Balzaretti, medico legale, ha un porto d'armi regolare per uso venatorio e dieci armi, alcune ereditate.

Le armi in casa

La tragedia riapre inevitabilmente il tema delle armi, da caccia in questo caso, tenute in casa. Le armi sarebbero state ritrovate dagli investigatori in varie parti della villetta, non è chiaro se ben custodite o meno. La prima regola di ogni cacciatore è "scarrellare ancor prima di entrare in casa", spiegano sempre gli esperti. Il tema delle armi nelle case degli italiani è vasto. Ogni caso di cronaca è diverso dall'altro. Generalizzare è sempre un errore grave, perché la caccia è un'attività con norme e regole ben precise. La normativa italiana per il numero di armi detenibili è considerata da tempo tra le più permissive d'Europa, come ci spiega Giorgio Beretta di OPAL, l'osservatorio permanente sulle armi leggere: "Con una licenza 'da caccia' si possono tenere tre pistole, dodici fucili Ar 15 e un numero illimitato di fucili da caccia. In Italia le norme sono troppo lassiste e le licenze si possono ottenere con eccessiva faciltà".

Riguardo alla tragedia di San Felice del Benaco, è doveroso rispettare il dolore di una famiglia e attendere gli esiti del lavoro degli inquirenti. Le armi custodite con licenze per uso venatorio uccidono. Gli incidenti di caccia purtroppo sono frequenti. L'ultima tragedia ieri durante una battuta vicino a Roma. Un ragazzo di 27 anni ha ucciso con un un colpo di fucile un 42enne nei boschi di Tolfa. I due si erano conosciuti poco prima e avevano deciso di fare la battuta di caccia insieme anche con il padre della vittima. Non si esclude che il 27enne abbia sparato pensando di colpire un animale: è stato denunciato per omicidio colposo.  Nelle stesse ore nella zona di Santa Maria di Zevio, in provincia di Verona, un cacciatore, nello sparare alla preda, ha ferito a un occhio una donna mentre passeggiava. La donna, fortunatamente, non sarebbe stata colpita in pieno volto, ma da alcuni frammenti dovuti al colpo di fucile. E' stata trasportata dai sanitari del 118 a Verona, all'ospedale di Borgo Trento, e non è in pericolo di vita.

"La caccia causa ogni anno morti e feriti, spesso non cacciatori, colpevoli solo di essere nel posto sbagliato nel momento sbagliato, per esempio facendo una passeggiata in un bosco", commenta il presidente dell’Oipa, Massimo Comparotto. "Quello delle vittime della caccia è un tema ancora poco considerato dalle istituzioni. Eppure, dato il conteggio delle vittime, Governo e Parlamento dovrebbero iniziare a riflettere sul problema di sicurezza pubblica evidenziato da questi incidenti. Quante vittime umane, senza considerare gli animali, dovrà ancora fare l’attività venatoria prima che questa circostanza diventi un allarme sociale? Occorrerebbe un giro di vite legislativo per eliminare alla radice questo grave problema di sicurezza pubblica".

Il referendum nazionale per abolire la caccia

Andrà avanti fino al 20 ottobre la raccolta di firme che potrebbero consentire di indire il referendum nazionale per abolire la caccia. I volontari del comitato "Sì, aboliamo la caccia" saranno presenti nei prossimi giorni con banchetti per la raccolta delle firme in tante città. Il 21 maggio scorso il comitato  ha depositato alla Corte di Cassazione la richiesta per indire un referendum abrogativo di una trentina tra articoli e commi della legge n. 157 del 1992 che, oltre alla protezione degli animali selvatici, disciplina la caccia. Con il referendum, il comitato promotore ha l’obiettivo di fatto di abolire ogni forma di attività venatoria in Italia, compresa la possibilità di catturare animali da richiamo.

Al momento i promotori del referendum hanno raggiunto più di 300mila firme. Come ogni referendum abrogativo il numero minimo di sottoscrizioni richiesto è 500 mila e dovrà essere raggiunto entro il 20 di ottobre. In caso di parere favorevole della Corte di Cassazione e della Corte costituzionale, un eventuale referendum si potrà tenere tra il 15 aprile e il 15 giugno 2022.

Si è parlato pochissimo di questa iniziativa, molto meno che dei referendum su Eutanasia Legale, Cannabis o Giustizia. A cosa è dovuto il trattamento tiepido riservato a tale campagna referendaria? A favore della proposta di referendum il mese scorso è arrivato anche l’endorsement di Beppe Grillo. Il il fondatore del M5s ha invitato a firmare con una citazione del filosofo greco Pitagora: "Fintanto che l’uomo continuerà a distruggere senza sosta tutte le forme di vita, che egli considera inferiori, non saprà mai cos’è la salute e non troverà mai la vera pace". Ma il referendum mediaticamente non ha "sfondato". Ora il tempo sta per scadere. Non è dato sapere se i testimonial dell'ultim'ora, come Tiziano Ferro, riusciranno a tirare la volata finale alla raccolta firme. 

Il mondo politico non è sceso al fianco dei Comitati per sponsorizzare la raccolta firme, con l'eccezione di alcuni parlamentari M5s che autonomamente si sono organizzati nei banchetti. Secondo le voci critiche, nessuno ha voluto intraprendere una "battaglia" contro lobby e gruppi d'interesse. Forse, più prosaicamente, a differenza del 1990, quando mancarono un pugno di voti per raggiungere il quorum, mancano le grandi associazioni animaliste ed ambientaliste e i due comitati sono poco conosciuti. Sono passati infatti 30 anni dal referendum contro la caccia del 1990 (92 per cento dei voti per l’abolizione, ma consultazione non valida per assenza di quorum). Da allora, di abolizione non si parla quasi più e le battaglie tra animalisti e cacciatori si combattono quasi solo nei tribunali amministrativi. Il numero dei cacciatori è crollato, oggi sono mezzo milione al massimo da Nord a Sud. Pochi, ma ancora ben rappresentati politicamente, soprattutto a livello locale nelle Regioni, che è poi quel che conta: le Regioni hanno la competenza in materia su questo tema.

Nella battaglia referendaria mancano tante associazioni

Nella battaglia referendaria, come detto, mancano tante associazioni. I motivi li spiegano a volte loro stesse. L'Associazione Vittime della Caccia ad esempio, pur essendo abolizionista per statuto, ha motivato la sua presa di distanza da questa iniziativa sulla base di questioni sia di metodo che di merito: "Sono prima di tutto mancati, nei tempi e nei modi opportuni, un confronto e un coinvolgimento costruttivo da parte del proponente con sigle e realtà animaliste/ambientaliste, al punto da far venire meno un’elaborazione strategica condivisa che tenesse nel giusto conto l’opportunità o meno di un referendum abolizionista della legge sulla caccia e la tutela della fauna selvatica".

"La legge 157/92 è una legge quadro, è complessa ed articolata, con precisi equilibri tra competenze e norme collegate - spiega l'associazione - Mai applicata veramente in tutte le sue parti (migliori), sul territorio soltanto la lobby venatoria si è fatta avanti, dal 1992. Questo ha portato a “viziare” i cittadini, ad arrendersi sotto i pallini di piombo, a non conoscere e quindi non pretendere il rispetto di norme preminenti, come la pubblica incolumità. La 157 è un grosso lavoro di compromesso, sudato e dibattuto, pieno di pecche ma anche spunti importanti, chi la conosce lo sa.  Non si può usare il cancelletto per abolire la caccia in Italia, non funziona. Perchè?  Basta chiamarla in altro modo. Già lo fanno e sparano tutto l’anno tra preaperture e posticipi dei canonici calendari venatori, deroghe locali, abbattimenti selettivi e di contenimento di specie ritenute dannose e pericolose".

"Ben altra concertazione tra le parti direttamente interessate impone l’avvio di un referendum di abolizione della caccia - spiegano ancora da AVC -  Al di là degli aspetti propriamente tecnico giuridici, quali il giudizio di legittimità da parte della Corte Costituzionale una volta raccolte le firme, restano le perplessità circa l’attuale quadro politico, rappresentato da forze che nei confronti della caccia non hanno mai espresso nessun rilievo critico, nemmeno blando. L’abolizione della legge quadro nazionale che regola l’esercizio dell’attività venatoria in italia, aprirebbe immediatamente un vuoto che il mondo venatorio riempirebbe sfruttando la compiacenza delle attuali forze politiche sempre più propense ad appoggiare le istanze e le richieste incalzanti del mondo venatorio. [..]  Senza affrontare certi temi, ogni operazione grossolanamente tesa a cancellare l’unica norma che attualmente regola la caccia e tutela la fauna selvatica, è destinata a dare nuova linfa e legittimazione al mondo venatorio", concludono.

Tutte le informazioni sul referendum sono sul sito www.referendumsiaboliamolacaccia.it. 

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