Lunedì, 1 Marzo 2021

Le sei regioni più in pericolo nell'emergenza coronavirus

Insieme hanno i due terzi dei casi totali dell'Italia. E la percentuale è in continua crescita. La trasmissione avviene soprattutto per via familiare e l'età media dei contagiati torna a salire

Mentre il governo lavora al nuovo Dpcm che porterà una stretta su mascherine e controlli ci sono sei regioni italiane che da sole hanno i due terzi di casi di coronavirus dell'Italia. E dove la percentuale di positivi è in continua crescita. E così, mentre il bollettino quotidiano registra un incremento di casi che non si vedeva dallo scorso aprile, l'allarme è più alto in tre regioni del Nord, una del Centro e due del Sud. 

Le sei regioni più in pericolo nell'emergenza coronavirus

Le regioni sono Campania, Sicilia, Lazio, Lombardia, Veneto e Piemonte. In ciascuna di esse l'allarme è diversificato e le criticità sono diverse ma, spiega oggi Repubblica, hanno i numeri assoluti di infetti più alti e la percentuale di positivi rispetto ai tamponi fatti è in crescita. Nello specifico, la Campania è la regione con l'incremento di casi più alto nelle ultime settimane a causa della circolazione familiare e dei cluster. Nonostante si facciano 5-6mila tamponi al giorno, la percentuale di positivi è stata nelle ultime settimane del 3,5% contro il 2,6% delle precedenti. 

La Sicilia vede invece l'incremento percentuale più alto (+133%) a causa delle strutture di accoglienza per migranti ma anche per i tanti contagi tra i giovani. Si registra anche un aumento dei ricoveri, ma non nelle terapie intensive dove oggi ci sono pochi malati. Nel Lazio invece l'epidemia ha ricominciato a riprendere forza alla fine dell'estate quando molte persone sono rientrate dalle vacanze in Sardegna o all'estero. Oggi nella regione si registra non raramente un numero di casi superiore al periodo del lockdown. 

In Veneto invece la situazione è comunque migliore rispetto a marzo, aprile e maggio, ma la crescita si sta in ogni caso registrando anche a causa dei focolai che si registrano sui posti di lavoro come alla Fincantieri di Porto Marghera. Ma la regione continua comunque a fare più tamponi e ha una percentuale costante e relativamente bassa di positivi (1%). 

Poi c'è la Lombardia, dove il contagio è trainato dalla trasmissione in luoghi di lavoro, in famiglie. Iniziano anche i primi casi a scuola ma numericamente non sono ancora significativi, soprattutto in confronto ai mesi più bui del lockdown. Infine, il Piemonte dove il contagio è ripartito nelle Rsa. È stato circoscritto di recente il focolaio di Covid emerso all'interno di una Rsa di Sordevolo, nel Biellese. Al momento sono risultate positive 46 persone: si tratta di 34 ospiti e 12 operatori mentre si attendono gli esiti di ulteriori 20 tamponi degli ospiti presenti.

"Il 27 settembre l'Asl aveva riscontrato la positività di un operatore a seguito di un controllo di monitoraggio e sono state subito adottate tutte le misure previste con l'isolamento e la messa in quarantena di operatori e ospiti - comunica l'Asl -. La situazione è sotto stretto monitoraggio e sono in corso tutte le attività per verificare la corretta applicazione dei protocolli".  Il quotidiano spiega che a luglio i nuovi casi giornalieri erano meno di 10. Oggi è tra le regioni con la più alta percentuale di positivi rispetto ai tamponi: 2,84% nell’ultima settimana.

Il caso della Val Seriana e i contagi in famiglia

Un caso a parte è quello della Val Seriana, dove i risultati finali dell'indagine sierologica promossa dai comuni dice che un abitante su due ha sviluppato gli anticorpi del coronavirus e quindi ha contratto la malattia negli ultimi mesi. La percentuale di positivi è del 42,3% mentre a Bergamo è del 21% in tutta la provincia si attesta tra il 25 e il 30%. L’indagine ha coinvolto 22.559 persone, sottoposte all’esame del sangue per il sierologico, il 26,6% della popolazione maggiorenne della Val Seriana. 

Il Messaggero intanto oggi segnala che secondo la cabina di regia dell’Istituto superiore di sanità e del Ministero della Salute il 76,5 per cento dei nuovi focolai sono in ambito familiare, solo il 7,2 è in un luogo di lavoro e il 4,5 in attività ricreative. L’età mediana dei contagiati è ormai salita: in estate era scesa a 29 anni, ora siamo a 41-42.

Cosa significa? Che quando parliamo di 3 contagi su 4 in famiglia, vediamo solo l’ultima scena del film. Quest’estate sono stati contagiati soprattutto i ragazzi, nei grupponi della movida o durante la vacanze in Grecia, Malta ma anche in Costa Smeralda. Gradualmente, soprattutto in famiglia, hanno trasmesso il virus a genitori e nonni.

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