Domenica, 9 Maggio 2021
La relazione della Dia

Il lockdown un affare d'oro per le mafie

Aziende in crisi acquistate al ribasso. Esplode l'usura e la corruzione. La relazione della Direzione antimafia fotografa come il tessuto economico in cancrena sia diventato un presidio di illegalità

Le mafie strozzano gli imprenditori già in crisi -FOTO ANSA

La sofferenza del tessuto economico, aggravato dalle chiusure per la pandemia di Sars-CoV-2, diventa occasione di business per le mafie che, nel primo semestre del 2020, hanno visto un’impennata degli affari. Almeno quelli che si fanno con cifre da capogiro e attraverso veloci passaggi da un conto bancario ad un altro. ‘Ndrangheta, Cosa nostra e Camorra hanno acquisito pezzi o rilevanto in toto aziende in crisi in tutta Italia mentre, nel caso di relazioni con le Pubbliche amministrazioni, sono entrate a ribasso negli appalti. Così si investe, per poi generare profitto sui “cadaveri” lasciati dal lockdown nel campo dell’imprenditoria. E’ un quadro inquietante quello disegnato nella relazione semestrale (gennaio - giugno 2020) della Direzione investigativa antimafia che, rispetto al primo semestre del 2019, segnala un netto aumento di riciclaggio di denaro, il trasferimento fraudolento di valori e l’usura, vero sintomo di un’imprenditoria alla ricerca di liquidità. 

Il lockdown come occasione per le mafie

“E’ la riprova che il lockdown, - si legge nel documento investigativo destinato al Parlamento - se da un lato ha provocato una contrazione delle attività criminali di primo livello (associazione mafiosa), necessariamente condizionata da una minore mobilità sul territorio, dall’altro ha rappresentato l’ennesima occasione per le consorterie criminali di sfruttare la situazione per espandersi nei circuiti dell’economia legale e negli apparati della Pubblica amministrazione”. Le amministrazioni pubbliche infatti sono un bersaglio almeno quanto il privato. Emblematica è l’operazione “Helios” citata nella relazione, che ha portato la Procura di Reggio Calabria a scoprire un presunto tentativo delle cosche di infiltrare l’Avr, azienda che gestisce i servizi di igiene urbana, “concedendo assunzioni di soggetti sponsorizzati dalla politica e affidando lavori a ditte gradite dalla criminalità organizzata”.

Relazione Dia, focus sul Nord Italia

Il Nord Italia è sempre il luogo privilegiato delle mafie per investire. Lo testimonia un dato dell’usura che, sempre stando ai numeri degli arrestati e denunciati forniti dall’organismo investigativo interforze, è aumentato, seppur “leggermente”. Sono aumentati di molto invece il riciclaggio di denaro sporco e il reimpiego del denaro (846 contro i 797 del secondo semestre 2019), che hanno staccato di netto i numeri del semestre precedente. 

Relazione Dia, focus sul Centro Italia

Anche nelle regioni centrali è aumentata l’usura (da 56 passa a 80 arrestati/denunciati) perché “la mancanza di liquidità ha avuto evidentemente riverberi anche in quest’area, cosa che ha favorito i prestiti usurari”. Qui è ancora più evidente il cambio di passo nell’iniettare i capitali mafiosi all’interno dell’economia reale. Un esempio? Il trasferimento fraudolento di valori é passato da 43 a 77 arrestati/denunciati, mentre il riciclaggio da 323 a 460.

Relazione Dia, focus sul Sud Italia

Nel mezzogiorno il quadro cambia. Riciclaggio e trasferimento di valori sono calati, ma i magistrati mettono in guardia: “E’ importante mantenere alta l’attenzione e vigilare su dinamiche e iniziative apparentemente filantropiche o assistenziali sul territorio”. Un altro modo, tanto semplice quanto chiaro per entrare in una economia in crisi di liquidità a causa delle restrizioni imposte dal Governo, a seguito della pandemia da Covid. Un esempio è il caso del quartiere Zen di Palermo, dove i boss regalavano la spesa ai poveri durante la chiusura forzata, “comprando” di fatto il consenso dei residenti. Al netto di questo, come al Nord e al Centro, anche al Sud si sono contratti i reati di estorsione, rapina e ricettazione, mentre è aumentato il contrabbando. Stabile l’usura. 

Relazione Dia, le mafie sempre più holding

Dunque, con un patrimonio culturale sempre più saldo nelle regioni di origine e una propensione ad aggredire il Centro e Nord Italia, le organizzazioni criminali si fanno impresa, si presentano con il volto pulito del manager e investono soldi sporchi nell’impresa pulita o deviano il mercato intercettando il dipendente pubblico corruttibile, fino ad annacquare il confine tra attività illecita ed economia di territorio. 

Relazione Dia, strategie di contrasto 

Da una parte i magistrati rilevano la necessità di un maggiore controllo nel privato perché, se in ambito pubblico esistono numerosi protocolli antimafia, “nel caso di rapporti tra privati, invece, avevano rimarcato i giudici, «la normativa antimafia nulla prevede»”. Dall’altra c’è il tema di colpire i tentacoli della piovra laddove faccia più danni: il capitale finanziario. Dunque prevenzione del riciclaggio, “sul quale la Dia sta investendo importanti risorse, in particolare, puntando ad approfondire in maniera sempre più efficace le segnalazioni di operazioni sospette, strumento fondamentale per disvelare i grandi patrimoni mafiosi collocati nell’economia legale”. E’ proprio la disponibilità di quei patrimoni, l’arma con cui le mafie riescono in breve tempo a trasformare un tessuto economico in cancrena in un presidio di illegalità. 

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