Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca Ancona

Renata Rapposelli, così hanno incastrato i due indagati (figlio ed ex marito)

Dal tergicristallo rotto alla frase "Ti sei venuta a riprendere tutto". Ecco gli indizi alla base del blitz dei carabinieri che stamattina hanno arrestato il figlio e l'ex marito della pittrice scomparsa ad Ancona

Renata Rapposelli

Il giorno in cui si sono perse le tracce di Renata Rapposelli sono successe due cose. La prima è che alle 15,39 il cellulare della donna si è sganciato dalla connessione dati per poi riconnettersi più tardi ad una cella telefonica del ripetitore di Giulianova. La seconda è la testimone rintracciata dai carabinieri che, intorno alle 16,30 di quel giorno, si trovava su una panchina a due passi dall’abitazione dei Santoleri quando, dal ballatoio della casa, ha sentito un uomo insultare e inveire contro una donna: «Dopo tanti anni ti sei venuta a riprendere tutto quello che era tuo!».

Fatti - scrive Stefano Pagliarini su AnconaToday - che sconfessano le versioni degli indagati, da sempre pronti a giurare che in quelle ore la 64enne fosse già tornata a Loreto. Invece lei era ancora lì ed era ancora viva. Poi ci sono le immagini delle telecamere e quelle ricerche Google effettuate dal pc di casa Santoleri in cui compariva la parola "Chienti", come il fiume vicino al quale è stato ritrovato il cadavere. Ci sono anche questi indizi alla base del blitz dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Ancona, che stamattina hanno arrestato Simone e Giuseppe Santoleri, rispettivamente il figlio e l’ex marito di Renata Rapposelli, la pittrice scomparsa da Ancona quasi 5 mesi fa. Sono formalmente accusati di omicidio volontario e distruzione di cadavere in concorso. Reati ascritti nel fascicolo di un’indagine che nelle prossime ore passerà alla Procura di Teramo per competenza territoriale.

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E adesso si cerca di far piena luce anche sul movente dell'omicidio, racchiuso tutto in quella frase sentita dalla testimone: «Ti sei venuta a riprendere tutto!». Così ha urlato Simone alla madre il 9 ottobre, lo stesso giorno in cui, come ammesso dagli stessi indagati, è scoppiato un litigio per motivi economici tra Renata e i due uomini. Lei si era imposta per avere da lui 3mila euro di assegni di mantenimento arretrati, arrivando ad intentare una causa civile per ottenere un’ingiunzione di pagamento. In particolare a Giuseppe non sarebbe andata giù l’idea che, dopo tanti anni, la madre fosse tornata dal padre per accaparrarsi quei pochi soldi necessari per una vita dignitosa. Un disappunto diventato rabbia quando ha scoperto che la madre stesse tentando un riavvicinamento con Giuseppe, dal quale si era separata tanti anni prima. Nella ricostruzione accusatoria, sarebbe stato Simone ad uccidere Renata, la madre verso cui aveva sempre covato rancore per averlo abbandonato. Uccisa, sempre secondo l'accusa, per denaro e dissapori familiari che affondano le radici negli anni in cui la loro famiglia era ancora unita.

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Le manette sono scattate quando ormai i militari avevano raccolto tutta una serie di riscontri. Ma anche perché vi era il pericolo di fuga e di inquinamento prove, come si legge nell’ordinanza con cui il Gip Carlo Cimini provvede alla richiesta di misura cautelare in carcere.

Le telecamere e il retroscena del tergicristallo: continua a leggere su AnconaToday

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