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Sabato, 28 Maggio 2022
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Redazione Today

Renzo Piano: le periferie in Senato

Da molto tempo Renzo Piano, l’archistar recentemente nominato senatore a vita, ha come una sua particolare missione professionale, ed ora come priorità della carica che ricopre, il “rammendo” delle periferie. A questo scopo, e per identificare meglio la natura del problema, ha tramutato il proprio ufficio al Senato in studio di progettazione ed ha selezionato come suoi collaboratori sei giovani architetti che pagherà con lo stipendio da senatore.

Secondo Piano le periferie sono la città che non sa di esserlo, ma specularmente si potrebbe affermare che questo modo di porre la questione indica l’inconsapevolezza di quanto sia vero il contrario, ovvero che da oltre un secolo a questa parte l’espansione urbana ha fatto diventare ciò che non appartiene al centro storico la parte preponderante delle città.

Con il temine periferia s’individua genericamente una serie d’insediamenti, tra loro anche molto diversi per qualità degli spazi, delle funzioni insediate e della composizione sociale, sorti attorno ai centri storici ed alla prima ondata di espansione ottocentesca e dei primi decenni del Novecento. Si tratta di episodi urbani, soprattutto quelli del secondo dopoguerra, che rispetto alla città consolidata evidenziano una natura slabbrata, sfrangiata e sparsa sul territorio. In questo senso la crescita urbana degli ultimi settant’anni suggerisce la necessità del rammendo e bene ha fatto Piano ed evocarla.

Tuttavia sulla realtà dello sviluppo urbano in Italia spesso le narrazioni giornalistiche fanno prevalere un immaginario collettivo delle periferie, fatto di degrado fisico e sociale, marginalità ed insicurezza, che non tiene conto di come spesso questi siano i luoghi più vitali delle città, per diffusa presenza di associazioni, di iniziative culturali e ricreative, di capacità di trasformazione degli spazi anche in senso estremamente innovativo, frutto delle diversità che qui s’incontrano molto più frequentemente rispetto alla città storica.

In fondo per il solo fatto di essere contemporanea la città non lo è di meno, ed alla luce di ciò che è successo ai centri storici, svuotati di abitanti e di funzioni e spesso ridotti a parchi a tema per lo shopping o il turismo, viene spontaneo pensare che il problema non siano tanto i quartieri di più recente costruzione, dove peraltro vive gran parte della popolazione, ma la città nel suo complesso.

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