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Venerdì, 14 Giugno 2024
Giornalismo

Repubblica, la borsa di studio "D'Avanzo" e la rabbia dei precari

Il Gruppo Espresso dedica una borsa di studio al giornalista napoletano. Ma i precari si ribellano: "Rivolto solo a chi ha potuto frequentare costose scuole di giornalismo"

Una bella iniziativa, una borsa di studio intitolata al giornalista Giuseppe D'Avanzo e dall'interessante cifra di 10mila euro per sei mesi, quella del Gruppo Espresso e di Repubblica per onorare la memoria di un grandissimo del giornalismo italiano.

Bando "di classe"? - Peccato che, leggendo il testo del bando, si scopre che questo è limitato tra gli iscritti o i neolaureati nelle "costose scuole di giornalismo", come ha denunciato il coordinamento di precari del giornalismo Errori di Stampa, denuncia su cui poi torneremo nel merito.

La rivolta del popolo di facebook - Ma immediate sono state anche le reazioni del popolo di facebook. Basta andare sul profilo di Repubblica.it, scendere tra i post, leggere i commenti di quello relativo alle borse di studio "Giuseppe D'Avanzo", per capire i motivi della "ribellione virtuale".

"Bisgogna essere iscritti a scuole di giornalismo…mi permetto di dissentire su questo punto. Non tutti ce le possiamo permettere ma facciamo questo lavoro da un sacco di anni e speriamo in una simile opportunità" commenta Cristina G. "Può partecipare solo chi frequenta o ha frequentato scuole di giornalismo accreditate dall'Ordine (per chi può o se le è potuto permettere). Peccato. Sarebbe stata un'ottima idea, se fosse stata data la possibilità di parteciparvi anche a chi è per esempio pubblicista", firmato Stefania C.

Ancora più duro il commento di Lea C.: "Borse D'Avanzo per chi è già avanzato nello spendere diecimila euro l'anno per le scuole riconosciute dall'ordine! Ma andassero a cag….". Un pensiero a D'Avanzo lo spende invece Cristina P.: "Pessima l'idea di limitarlo alle scuole di giornalismo, come se tutti i talenti fossero concentrati solo lì. Chissà se Beppe sarebbe stato d'accordo con questa scelta, io che l'ho sentito parlare di talento al festival di Perugia ho i miei dubbi". Lapidaria Cristina G.: "E' la conferma di quello che purtroppo è evidente: ossia che i giornalisti sono una casta".

La denuncia dei precari di Errori di Stampa - Precisando che qui non si vuole in alcun modo attaccare Repubblica ma cercare di capire il perchè di una simile reazione "dal basso del giornalismo" a un'iniziativa comunque encomiabile, non altro per il nome a cui è dedicata, un interessante argomento di discussione, come detto, lo portano i giornalisti precari del coordinamento "Errori di Stampa" che in un comunicato spiegano di "gioire di fronte alla notizia che una simile opportunità venga data a quattro ragazzi scelti però limitandosi a pescare nelle costose Scuole di giornalismo senza considerare affatto le centinaia di ragazzi che intraprendono altri percorsi, con la passione, e le capacità, per questo lavoro". Ma "gli articoli scritti per La Repubblica vengono pagati tra i 25 e i 50 euro lordi" denunciano da Errori di Stampa, "e le collaborazioni fisse costano 400 euro al mese, cioè 4800 euro l'anno. Meno della metà del valore della borsa di studio per il doppio della durata". Da qui la richiesta al gruppo Espresso "di investire anche sulla crescita dei propri giornalisti (…) che devono percepire un compenso equo e dignitoso che permetta loro di svolgere la professione in una condizione di serenità economica, di stabilità lavorativa, di indipendenza e di soddisfazione personale". Un messaggio forte, che arriva da chi ha "sempre sognato di condurre inchieste come quelle di Giuseppe D'Avanzo, di avere un decimo della sua penna o della sua caparbietà. Ma nelle condizioni in cui versano i precari, ricattati e ricattabili, pagati a basso costo, spremuti con orari massacranti, ci saranno sempre meno D'Avanzo e sempre più notizie riciclate. Il precariato fa male ai giornalisti, agli uomini e alle donne, ai lavoratori. Ma fa male anche all'informazione". 

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