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Martedì, 30 Novembre 2021
Il giallo / Catania

Cadavere nella grotta sull’Etna: un mistero lungo decenni e l'ipotesi giornalista scomparso

Il corpo rinvenuto alle pendici dell'Etna appartiene ad un uomo sui 50 anni, alto 1,70 m, con delle malformazioni congenite al naso ed alla bocca. L'ipotesi formulata a "Chi l'ha visto?": potrebbero essere i resti di Mauro De Mauro

A chi appartengono i resti umani rinvenuti in una frotta alle pendici dell'Etna? Il giallo sul ritrovamento effettuato dai militari del Soccorso alpino della guardia di finanza di Nicolosi (Catania) rimane fitto: il corpo è stato individuato grazie all'aiuto di un cane, che ha iniziato ad abbaiare con insistenza verso il luogo del ritrovamento, secondo le prime informazioni il decesso sarebbe avvenuto da decenni. 

L'identikit: un uomo di 50 anni alto 1,70 m

Gli inquirenti sono ora all'opera per dare un nome ed un volto all'uomo che ha trovato la morte in fondo a quella grotta, verosimilmente tra la fine degli anni '70 e gli anni '90. Probabilmente in autunno o in inverno, visto l'abbigliamento. Le prime indagini scientifiche e l'esame del luogo del ritrovamento fanno ipotizzare che si tratti di un uomo di almeno 50 anni di età, alto circa 170 cm, con delle malformazioni congenite al naso ed alla bocca.

Indossava dei lunghi pantaloni scuri, una camicia chiara a righe, un leggero maglione di lana, una cravatta nera, una mantellina di nylon verde scuro, un cappello di lana con pon-pon e degli scarponcini Pivetta n. 41. Rinvenute anche delle monete metalliche del vecchio conio. Ai fini del riconoscimento, è inoltre utile riportare che l’uomo indossava al polso un orologio marca Omega con cinturino in tela ed aveva al seguito un pettine con custodia. 

Resti nella grotta: l'ipotesi Mauro De Mauro

Un identikit che potrebbe appartenere a Mauro De Mauro il giornalista scomparso 51 anni fa a Palermo. L'ipotesi è stata formulata durante la trasmissione televisiva "Chi l'ha visto?", ma al momento non si hanno riscontri o conferme. C'è però un dettaglio che potrebbe escludere il collegamento tra il cadavere ritrovato e il giornalista: le monete rinvenute insieme ai resti sarebbero state coniate diversi anni dopo la scomparsa di De Mauro, avvenuta nel 1970. Ma questo è soltanto uno dei tanti dettagli su cui fare luce: dall'abbigliamento dell'uomo, sicuramente poco indicato per un'escursione (ad eccezione delle scarpe), fino alla mancanza di una denunce per smarrimento. Il legale della famiglia di De Mauro ha contattato la guardia di finanza per chiedere informazioni, mentre il Tenente Colonnello Massimiliano Pacetto, in diretta su Rai3, ha dichiarato che ''l'ipotesi verrà approfondita''.

Il sequestro di De Mauro e il giallo del cadavere 

Il mistero di Mauro De Mauro è irrisolto da oltre 50 anni. Il 16 settembre del 1970 il giornalista Mauro De Mauro veniva sequestrato e ucciso da un commando mafioso a Palermo, ma il suo corpo non venne mai ritrovato. Una sparizione con molti punti che sono rimasti oscuri, legata con tutta probabilità alle sue inchieste sulla mafia e non solo. 

De Mauro, cronista de L’Ora, era nato a Foggia nel 1921. Furono diverse, all'epoca, le piste battute da polizia e carabinieri per risalire al contesto in cui maturò il sequestro. Tra le principali seguite dagli inquirenti spiccava quella relativa a notizie esclusive sulla morte del presidente dell'Eni, Enrico Mattei, che il cronista aveva acquisito dopo un lungo lavoro di ricerca e che si accingeva a raccontare sulle colonne del quotidiano del pomeriggio. Venne tenuta in considerazione anche la pista cosiddetta del “golpe Borghese”.

De Mauro, la sera in cui fu rapito aveva appena posteggiato la sua auto, una Bmw, accanto al portone d’ingresso del palazzo in cui abitava, in viale delle Magnolie. I sicari di mafia gli tesero una trappola. Da quel momento De Mauro scomparve nel nulla. Poche ore dopo la denuncia di scomparsa la sua auto fu ritrovata in via Pietro D’Asaro nella zona di via Dante, sempre a Palermo. Secondo alcuni collaboratori di giustizia i resti del giornalista rimasero sepolti per diversi anni sotto un ponte del fiume Oreto e successivamente rimossi e bruciati su ordine dei capimafia.

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