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Lunedì, 6 Febbraio 2023
Il caso / Padova

Riccardo Faggin, morto a 26 anni per la bugia sulla laurea ai genitori

Non si danno pace i genitori del ragazzo schiantatosi in auto il giorno in cui avrebbe dovuto festeggiare la laurea con i suoi familiari: "Non abbiamo saputo leggere i segnali, stiamo ancora cercando di capire cosa è successo"

Uno schianto tremendo, che lascia tanti dubbi e tanti rimpianti. Riccardo Faggin, un ragazzo di 26 anni, è morto essere finito con l'auto contro un albero, proprio nel giorno in cui era prevista la sua laurea in Scienze infermieristiche. Amici e familiari erano pronti a festeggiare con lui, ma secondo l'Università, non erano previste discussioni e il giovane non era in procinto di laurearsi.

Una bugia divenuta forse troppo grande per il giovane che, intorno alla mezzanotte dello scorso 29 novembre, è andato a schiantarsi a forte velocità con la sua auto: quando i sanitari sono arrivati sul luogo dell'incidente non hanno potuto fare altro che constatare il decesso. Una "piccola bugia", come la definisce al Corriere della Sera Stefano Faggin, il padre di Riccardo: "Si è sentito in trappola e io, in questi 26 anni, non sono riuscito a trasmettergli la consapevolezza che, in realtà, non era solo, che mamma e papà potevano comprenderlo e sostenerlo nell'affrontare le difficoltà che la vita gli avrebbe messo davanti, fallimenti compresi. La responsabilità me la sento addosso. Mi rimprovero di non aver saputo leggere i segnali, di non avergli insegnato a essere più forte, almeno ad avere quella forza che serve per chiedere aiuto. Provo vergogna come genitore". "Stiamo cercando di capire anche noi che cosa sia accaduto - ha dichiarato il padre al quotidiano - È un momento incredibilmente difficile e confuso, abbiate pazienza vi prego, non abbiamo nemmeno la forza di parlare".

Un senso di colpa e di sconforto condiviso anche da Luisa Cesaron, la mamma 54enne di Riccardo, intervistata da Repubblica: "Gli chiedevamo notizie. Gli dicevamo: muoviti. Gli ricordavamo che se non aveva niente da fare sarebbe dovuto andare a lavorare. Sono cose che tutti i genitori dicono. Ci sembrava la normalità. E invece proviamo ora un grande senso di colpa, perché non siamo riusciti a capire nostro figlio". Tutto era pronto per festeggiare il traguardo di Riccardo, dalla festa al regalo, fino alla mini vacanza. Una pressione che il giovane non avrebbe retto, almeno secondo l'ipotesi accreditata, anche se al momento è doveroso non escludere totalmente altre piste.

Uno scenario già visto, con la mamma di Riccardo che, proprio per questo motivo, ha voluto lanciare un appello ai giovani: "Lo riprendevamo perché si muovesse con questa benedetta laurea. Forse, però, l’abbiamo aggredito troppo. Vorrei lanciare un appello ai giovani: se avete qualche problema, confrontatevi con i genitori. Per qualsiasi cosa, per una piccola bugia, parlatene. Tirate fuori ciò che avete dentro, altrimenti si creano muri impossibili da scavalcare. Ma vorrei lanciare anche un appello ai genitori: se i figli vi raccontano qualche bugia, non dico di perdonarli subito ma di provare a comprenderli. E di cercare di captare segnali, anche dalle piccole cose. Adesso penso e ripenso a qualche particolare, a cui non davamo peso. Ci sembrava che Riccardo avesse soltanto qualche giornata strana, magari solo le scatole girate. Invece aveva indossato una maschera. E noi non ce ne siamo mai accorti".

"Riccardo si è trovato solo - ha proseguito la donna - non aveva nessuno con cui parlare. Se avesse avuto amicizie più salde, forse avrebbe trovato qualcuno con cui confidarsi. All'Università non è riuscito a stringere legami forti, poi è arrivata la pandemia ed è rimasto in casa con noi. L'ultima volta che lo abbiamo visto - conclude - ci ha detto che andava al bar, ma il bar era chiuso. Non sappiamo chi abbia visto, con chi sia stato. Stanno indagando". L'informativa completa dei rilievi effettuati dalla polizia sarà trasmessa alla procura di Padova, mentre al momento non si esclude nessuna ipotesi. 

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