Venerdì, 22 Ottobre 2021
Il caso

"Quel video, quelle urla: quanto dolore...": parla il padre di Riccardo Magherini

Guido Magherini, padre di Riccardo, racconta la sua battaglia cominciata il 3 marzo dopo il fermo e la morte del figlio: "Ricky chiedeva aiuto, non aveva aggredito nessuno

Riccardo Magherini era un ex calciatore della primavera della Fiorentina. Nella notte tra 2 e il 3 marzo subisce un fermo da parte di alcuni carabinieri. Poco dopo è morto. Sul caso ancora tante le ombre. Ma ciò che è sicuro è l'impegno della sua famiglia per chiedere verità e giustizia. Per questo abbiamo parlato con suo padre, Guido Magherini.

Lei e Andrea, fratello di Riccardo, avete spesso sottolineato che il nonno della famiglia faceva parte dell'Arma dei carabinieri. Ha mai ricevuto solidarietà da parte di qualcuno dell'Arma dei carabinieri? Personale o pubblica?

"No, assolutamente, mai. A parte il primo giorno dove ci hanno mostrato vicinanza perché sono amico di alcuni di loro. Ma da quella volta lì, basta, nulla più"

Pochi giorni fa centinaia di persone hanno partecipato al Flash Mob per Ricky. Quanto è importante per Lei sentire la vicinanza di questa gente che vuole come la sua famiglia verità e giustizia?

"Un affetto così non pensavamo neppure di averlo. Abbiamo avuto la conferma che Riccardo era amato da tutti in un modo davvero bello, pulito. Le porto un esempio: siamo stati a "Chi l'ha visto" e Andrea ha detto che volevamo rispetto anche dall'avvocato che difende i carabinieri, che è pagato con soldi pubblici, come i suoi assisti. Poco dopo sulla pagina facebook 'gli amici del Maghero' è arrivato un messaggio di una ragazza che lanciava l'idea di raccogliere fondi per le nostre spese legali. Noi l'abbiamo ringraziata, ma non vogliamo niente. Quello che abbiamo capito però è quello che stava dietro a questa proposta: un affetto davvero immenso"

Avete reso pubbliche immagini, video e molto materiale sul caso. Perché è importante che la storia della morte di Riccardo si conosca?

"E' importantissimo: la gente deve capire che la Ricky ha subito un'ingiustizia. Io all'inizio neppure volevo sentirle le urla di Riccardo e non volevo vedere il video. Sono stati l'avvocato Fabio Anselmo e il senatore Luigi Manconi a convincermi. Quando ho sentito quella voce mi si è aperto e sanguinato il cuore. Continua a chiedere aiuto ma lo fa in maniera educata e lo ha fatto fino all'ultimo respiro. Se fosse successo a me gli avrei detto di tutto ai carabinieri e lui mentre veniva torturato non lo ha fatto. Noi non ce l'abbiamo con l'arma anzi vorremmo che chi fa bene il proprio lavoro prendesse le distanze da chi quella divisa non la merita"

Quindi anche Lei come Patrizia Moretti, Lucia Uva e Ilaria Cucchi pensa che chi porta una divisa e sbaglia deve togliersela?

"Quella divisa ha un senso di onore e chi si comporta male non deve indossarla. Ricky chiedeva aiuto, in più non aveva aggredito nessuno. I testimoni lo hanno smentito. Pensi che pure io all'inizio credevo a quello che mi era stato detto nonostante sia stato io a chiamare il brigadiere dei carabinieri per sapere cosa era successo a Riccardo. Lui mi rispose che era morto per infarto, che aveva fatto il pazzo, che aveva aggredito una donna. Poi c'è stato un momento in cui ho capito che qualcosa non andava. Fino a che noi non abbiamo denunciato i militari e i paramedici l'unico indagato era Riccardo, mentre lui era una brava persona, onesta, leale ed educata. Adesso sappiamo la verità e andremo fino in fondo"

Patrizia Moretti è ancora impegnata dopo più di otto anni nella battaglia per chiedere verità e giustizia per Federico. La sua battaglia è appena cominciata. Fino a quando durerà?

"Ho 63 anni, sono in buona salute e posso andare avanti fino a che non vivo. Quando morirò io c'è Andrea, suo fratello. Poi ci sono i nostri nipoti Duccio e Brando. Fino a quando non avremo giustizia non ci fermeremo. Riccardo era una brava persona, hanno voluto farlo sembrare un delinquente. Noi siamo dalla parte della ragione, siamo noi la verità"

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