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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
Cronaca Italia

Richieste d'asilo, il boom di ricorsi intasa il (già lento) sistema giudiziario

All'inaugurazione dell'Anno giudiziario il primo presidente della Cassazione sottolinea come siano "aumentati in maniera inattesa" i ricorsi civili sulle richieste d'asilo, diventando "un carico insostenibile". Salvini: "Arricchiscono solo avvocati"

L'Italia ha fatto passi avanti nella lotta ai trafficanti di esseri umani, ma dovrebbe fare di più. Lo rileva un rapporto redatto dal Consiglio d'Europa e che punta il dito contro alcune mancanze dell'Italia relative alla (mancata) cura dei minori non accompagnati oppure separati dai genitori e nel mancato impegno a identificare le vittime dei trafficanti di esseri umani, con particolare riguardo ad episodi di caporalato.

Per il consiglio d'Europa il nostro Paese "dovrebbe continuare a stringere alleanze strategiche con le Ong e i sindacati, coinvolgendoli nella pianificazione, nel monitoraggio e nella valutazione delle azioni contro i trafficanti".

Un percorso diverso da quello inceve impostato fino ad oggi dal Governo e che arriva proprio nel giorno in cui il primo presidente della Cassazione, Giovanni Mammone, all'inaugurazione dell'Anno giudiziario presso piazza Cavour sottolinea come siano "aumentati in maniera inattesa" i ricorsi civili in Cassazione (+21,7%) sulle richieste d'asilo, soprattutto a causa "dell'incremento delle richieste di protezione internazionale.

Il ministro dell'interno Matteo Salvini ha sottolineato come il decreto sicurezza ponga un limite a questi ricorsi "spesso palesemente infondati e che servono ad arricchire pochi avvocati specializzati in questo settore e a intasare i tribunali". Ed è proprio il giudice Mammone a denunciare il rischio che un "carico insostenibile di procedimenti" possa snaturare le funzioni di legittimità della Corte di Cassazione.

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Meno processi civili pendenti, (erano tre milioni e seicentomila al 30 giugno 2018), diminuiscono anche i processi penali mentre la durata media dei procedimenti è cresciuta da 369 a 396 giorni. In appello invece i procedimenti d'appello continuano ad avere tempi anche superiori a 861 giorni.

E qui si va a toccare il tema dolente della prescrizione: il 25% dei processi finisce in prescrizione nelle Corti di appello. Con riguardo al giudizio di appello, Mammone ha segnalato che "buona parte dei quasi due anni e mezzo che esso attualmente richiede sono imputabili a “tempi di attraversamento” che nulla hanno a che vedere con la celebrazione del giudizio. Ovvero l’attesa degli atti di impugnazione, la predisposizione dei fascicoli e ad altre incombenze di carattere procedurale.

"Lo snellimento delle procedure, l’attribuzione di maggiori risorse umane e tecnologiche e un migliore utilizzo di esse potrebbe ridurre drasticamente la durata media del secondo grado" spiega Giovanni Mammone.

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