"Loris, Panarello capace di intendere": il legale annuncia il ricorso in Cassazione

Il ricorso davanti ai giudici della Suprema Corte, anticipa il penalista Villardita, verterà su tre punti. La donna è stata condannata a 30 anni di reclusione

Foto Ansa

"Presenteremo il ricorso per Cassazione, ci stiamo già lavorando...". L'annuncio è di Francesco Villardita, legale di Veronica Panarello, accusata di avere ucciso il piccolo figlio Loris, in merito alla scadenza dei termini - il prossimo 15 febbraio - per la presentazione del ricorso per Cassazione contro la sentenza di secondo grado che ha confermato la condanna a 30 anni per la sua assistita. Il ricorso davanti ai giudici della Suprema Corte, anticipa il penalista, verterà su tre punti: "Il primo è certamente l'elemento soggettivo del reato. Si parla di dolo d'impeto, ma anche di pianificazione con il sopralluogo di Veronica Panarello al canalone, e questa è una contraddizione. Il secondo è l'assenza di movente e in un delitto di questo genere non può non esserci; infine la capacità di intendere e volere dell'imputata, scompare la criticata sindrome di Medea, finita nel dimenticatoio...".

Omicidio Loris: Veronica Panarello e le motivazioni della sentenza 

Le motivazioni della sentenza hanno descritto Veronica Panarello come una "lucida assassina". "La Panarello era capace di intendere". Questa la motivazione della sentenza del 5 luglio del 2018, depositata dalla Corte di Appello di Catania, che ha portato alla conferma della condanna a trent'anni per Veronica Panarello, rea di aver ucciso il 29 novembre 2014 a Santa Croce Camerina il figlio Loris Stival. Le diverse versioni che la donna ha fornito su quanto accaduto non sono il frutto di un disturbo della personalità e di un processo di verità progressiva come sostenuto dal suo legale ma, come sostiene la Corte, "i tasselli di una deliberata e dolosa strategia manipolatoria e falsificatrice della realtà".

Loris, Panarello condannata a 30 anni in appello: la reazione violenta in aula 

Nella ricostruzione dei giudici, dunque, Veronica Panarello avrebbe avuto un diverbio con il figlio che non voleva andare a scuola e avrebbe ucciso il bambino coscientemente. Prima avrebbe effettuato un sopralluogo al canalone, poi sarebbe rientrata a casa, avrebbe parcheggiato l'auto in garage (come non era solita fare) per caricare il corpo del figlio di 8 anni appena ucciso. Non premeditazione ma l'attuazione di un piano prestabilito che aveva architettato al momento del diverbio con il figlio.

L'intervista | La difesa di Veronica: "Una mamma non può uccidere un figlio senza un movente"


 

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