Domenica, 19 Settembre 2021
Cronaca Italia

Terremoto, la beffa della ricostruzione: pochi fondi, costretti alla prevenzione fai-da-te

Prevenire i crolli è la strada maestra per ricostruire il Centro Italia, peccato che gli stanziamenti siano 10 volte minori di quelli richiesti per la microzonazione sismica dei comuni del cratere. Così ai terremotati non resta che pagarsela da sé

Un cartello indica la zona rossa di Ussita, chiusa dopo le scosse di terremoto del 26 e 30 ottobre 2016. Ussita (Macerata), 3 maggio 2017. ANSA/ GIALUIGI BASILIETTI

Prevedere un terremoto è ancora impossibile, invece sapere come un sisma possa colpire uno specifico territorio è scienza, così prevenire i crolli degli edifici ed evitare vittime è compito di chi amministra la cosa pubblica, ancor più quando migliaia di persone vivono in una zona sismica. Il terremoto del Centro Italia dovrebbe essere un monito a quasi un anno dall'inizio di una delle più devastanti e letali sequenze sismiche della storia recente del nostro paese. Eppure gli stanziamenti per la prevenzione sono 10 volte minori di quelli richiesti, ad esempio, per la microzonazione sismica dei comuni del cratere. E così ai terremotati non resta che pagarsela da sé.

La microzonazione base di partenza per la ricostruzione

La Microzonazione Sismica consente di capire come si comporta il terreno a seguito di un’onda sismica. Queste prove consentono quindi di conoscere come devono essere ricostruite le case su quel terreno per poter essere considerate sicure.

Come riporta anche il sito della Protezione Civile gli studi di Microzonazione Sismica hanno l’obiettivo di razionalizzare la conoscenza sulle alterazioni che lo scuotimento sismico può subire in superficie, restituendo informazioni utili per il governo del territorio, per la progettazione, per la pianificazione per l’emergenza e per la ricostruzione post sisma.

I test, se eseguiti seriamente, sono piuttosto costosi in quanto consistono nell’eseguire un foro di 35 metri di profondità, da cui il nome down hole, attrezzato per prove sismiche eseguite dal Centro Microzonazione Sismica. Seguono quindi altre prove geofisiche e geotecniche di dettaglio che consentono di disegnare la mappa delle “microzone” ognuna delle quali presenta una propria risposta sismica locale.

Pertanto ogni paese dovrebbe avere una mappa che copra la maggiore superficie possibile di area abitata secondo lo schema maggiore numero di buchi maggiore accuratezza, più sicurezza di una ricostruzione a regola d'arte.

Peccato che complessivamente l'ordinanza numero 24 del commissario per la ricostruzione Errani stanzi per questa operazione di microzonazione solo circa 3,7 milioni di euro: fondi che appaiono esigui a detta degli esperti.

microzonazione errani-2

Se infatti si suddividono per i 140 comuni che compongono il cosiddetto cratere del terremoto del Centro Italia si tratta di appena 26mila euro a comune, fondi che non consentirebbero di eseguire queste importanti test di microzonazione nelle innumerevoli frazioni che compongono il territorio di queste valli.

Stanziamenti 10 volte inferiori a fondi necessari

Come hanno evidenziato autorevoli geologi come il dottor Rodolfo Marcelletti, esperto incaricato dal comune di Ussita della microzonazione di III livello, è emerso che, i comuni che hanno molte frazioni abitate saranno costretti ad effettuare, vista la scarsità di fondi messi a disposizione, una sola prova scegliendo quindi un unico punto dove effettuare la perforazione per i sondaggi.

Geologo Rodolfo Marcelletti

“Per tutte le altre frazioni si farà finta che il terremoto non ci sia mai stato – commenta a Today Francesco Pastorella, coordinatore dei 62 comitati del Terremoto Centro Italia - secondo gli esperti, gli stanziamenti minimi per consentire un’indagine seria dovrebbero essere proporzionali al numero di frazioni abitate da monitorare. Il minimo stanziamento che eviti di considerare queste prove come l’ennesima farsa, dovrebbe essere, a loro avviso, non inferiore ai 30/40 milioni di euro, 10 volte quanto invece è stato stanziato”.

Il caso Marche: "Fondi prevenzione sismica spostati sul turismo"

Dopo la beffa dei soldi degli sms solidali destinati prima ad una ciclabile, poi all'ammodernamento di una statale che con il terremoto c'entra nulla e al ripristino di una grotta sudatoria chiusa da più di 20 anni, si prefigura un'altra beffa per i terremotati.

“I soldi destinati ai terremotati – denuncia Pastorella – sono invece dirottati su altri progetti. La Regione Marche ha infatti spostato 10 milioni di euro, destinati alla prevenzione sismica dalle prime bozze del Bilancio del piano operativo regionale,  verso il capitolo della promozione delle destinazioni turistiche”. Il sospetto che alla fine proprio per finanziare l'ormai famosa ciclovia si vadano ad utilizzare fondi destinati all'emergenza sisma.

bozza piano operativo regionale-2
Fonte Cronache Maceratesi

“Noi però non siamo soltanto quelli che si oppongono, protestano, polemizzano e alzano i toni delle discussioni – commenta Pastorella - Nel lontano febbraio abbiamo proposto al sottosegretario De Micheli di utilizzare l'Eni per effettuare la microzonazione di 3° e 4° livello a costi, auspicabilmente convenienti. Ma dobbiamo constatare che si è preferito rivolgersi altrove e rinunciare ad un ovvio risparmio".

"Quindi ecco la nostra proposta, frutto di uno studio realizzato dall'ing. Alessandro Santi e dal geologo Rodolfo Marcelletti - conclude Pastorella - visto che nei finanziamenti per la ricostruzione sono già previste voci di spesa per indagini geologiche dei singoli proprietari, perché non creare una banca dati centralizzata nella quale far convergere i risultati di ogni singola prova fatta dai cittadini? In questo modo i dati raccolti potrebbero essere aggregati per realizzare quella mappa complessiva del territorio che rappresenterebbe un fondamentale tassello per la messa in sicurezza di tutto il territorio. Questo a nostro avviso sarebbe un approccio serio, che garantirebbe un risultato utile e non l’ennesimo buco nell'acqua”.

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