Sabato, 27 Febbraio 2021

Rifugiati e assistenza sanitaria: "È un diritto di tutti, ma ci sono troppe barriere"

Progetto pilota avviato da Medici senza frontiere (Msf) in collaborazione con la Asl a Torino

ANSA

Fare i conti con la presenza di rifugiati e migranti e sollevarli dalle condizioni di marginalità: è un’esperienza positiva di integrazione sociale, per garantire a rifugiati e migranti, che vivono a Torino in condizioni di marginalità nelle palazzine dell’Ex Moi (dove erano i mercati generali della città), un accesso adeguato al servizio sanitario nazionale. È il progetto pilota avviato da Medici senza frontiere (Msf) in collaborazione con la Asl Città di Torino presentato oggi. Il progetto comprende uno sportello di orientamento socio-sanitario, attivo dalla fine del 2016, attraverso il quale i volontari Msf spiegano alle persone come registrarsi al Servizio sanitario nazionale (Ssn), farsi assegnare un medico o ricevere una vaccinazione, accompagnandole se necessario. 

Da due mesi a tutto questo si è aggiunta la presenza di mediatori culturali, scelti e formati tra gli stessi abitanti dell’Ex Moi.  “Sono più di mille i rifugiati e migranti che oggi vivono nelle palazzine dell’Ex Moi. Per legge hanno tutti diritto all’assistenza sanitaria, ma in pochi riescono a esercitare il loro diritto alla cura perché la maggior parte non sa come accedervi soprattutto a causa di barriere linguistiche e culturali”, ha spiegato Valentina Reale, capo progetto di Msf a Torino.  

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L’iniziativa - racconta Agensir - è uno dei rari esempi in Italia in cui una Asl è attiva per favorire l’accesso alle cure di migranti e rifugiati che vivono in un insediamento informale. Dalla fine del 2016, i volontari di Msf hanno assistito circa 260 persone residenti all’Ex Moi, tra cui 30 donne e 9 minori. Più del 70% non era ancora registrato al Ssn e solo il 17% aveva un medico di base, prima del contatto con Msf. In 222 casi i volontari hanno accompagnato le persone lungo tutto l’iter per l’iscrizione al Ssn. Non c'è solo lo sportello: i volontari sono presenti anche nei principali luoghi di aggregazione dell’Ex Moi e fanno attività di porta a porta tra gli alloggi per dare informazioni amministrative o su temi sanitari specifici, come la salute della donna e del bambino. Dall’inizio delle attività presso lo sportello della Asl, i mediatori culturali di Msf hanno assistito decine di persone.

L’iniziativa della città della Mole è nata nell’ambito delle attività di monitoraggio condotte da Msf negli ultimi due anni sugli insediamenti informali in cui migranti, rifugiati e richiedenti asilo sono costretti a vivere, in condizioni di marginalità e vulnerabilità, sull’intero territorio nazionale.

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