Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca Pescara

Rigopiano, la madre di una delle vittime prende a pugni l’ex sindaco imputato

Massimiliano Giancaterino, ex sindaco di Farindola, è stato aggredito dalla madre di Stefano Feniello durante una pausa della seconda udienza preliminare sulla tragedia del resort distrutto da una valanga

L’ex sindaco di Farindola è stato aggredito dalla madre di una delle vittime di Rigopiano nel bar del tribunale di Pescara, durante una pausa della seconda udienza preliminare sulla tragedia del resort abruzzese distrutto da una valanga, in cui morirono 29 persone. 

Maria Perilli, madre di Stefano Feniello, ha aggredito alle spalle Massimiliano Giancaterino, colpendolo con dei pugni e facendolo cadere a terra. Giancaterino è tra gli imputati nel processo. 

Ieri c’è la prima udienza del processo a carico di Stefano Feniello, accusato di aver violato i sigilli giudiziari apposti per delimitare l’area delle macerie del resort, dove si era recato per lasciare dei fiori. 

"Sono stato aggredito alle spalle mentre prendevo un caffè al bar con i miei avvocati. Era una donna, mi ha riempito di botte. Farò querela", ha detto Giancaterino dopo l'aggressione. L'ex sindaco è stato assistito dagli operatori del 118 dopo essere finito a terra per i pugni ricevuti.

Immediatamente sono intervenute le forze dell'ordine che hanno separato la donna dall'imputato. Mentre lo aggrediva, la donna ha gridato: "Hai firmato la condanna a morte di mio figlio".

Rigopiano, il padre di Feniello a processo per aver violato i sigilli

“Questa è una pagliacciata, se verrò condannato non tirerò fuori un euro e piuttosto mi farò il carcere. Vi sembra normale che nel 2020 si perdano tempo e soldi pubblici con queste stupidaggini?”, aveva commento ieri Stefano Feniello, come riporta IlPescara.  

Feniello non aveva potuto prendere parte all'udienza, essendo arrivato tardi in tribunale. All'ingresso del Palazzo di Giustizia l’uomo ha anche animatamente discusso con gli operatori della vigilanza, che non volevano permettergli di entrare con un coltellino portachiavi di piccole dimensioni. La moglie di Feniello aveva con sé delle manette che ha mostrato ai presenti, minacciando di incatenarsi. "Mia moglie è stata prosciolta - aveva protestato Feniello - e io per lo stesso motivo sono stato condannato”. Il procedimento penale, in effetti, era stato aperto per entrambi, ma la moglie è stata prosciolta per tenuità del fatto, essendo incensurata, a differenza di Feniello, che ha dei precedenti. 

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