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Lunedì, 20 Maggio 2024
Il processo / Pescara

"A Rigopiano nascosti i ritardi nei soccorsi", chiesta condanna dell'ex prefetto

Il processo per la tragedia del 18 gennaio 2017, quando una valanga ha travolto il resort e 29 persone sono rimaste uccise. Cosa ha chiesto l'accusa per tutti gli imputati

Il processo per la tragedia di Rigopiano a Farindola (Pescara), del 18 gennaio 2017, quando una valanga ha travolto il resort e 29 persone sono rimaste uccise è alle battute finali. La Procura nell'udienza di oggi, 24 novembre 2022, ha formulato le richieste di condanna per i 30 imputati. Si tratta di 29 persone fisiche e una società, per reati da disastro colposo, omicidio e lesioni colpose, abuso d'ufficio e falso ideologico.

L'accusa, rappresentata dal procuratore capo, Giuseppe Bellellu, e dai sostituti Andrea Papalia e Anna Benigni, al termine della requisitoria ha chiesto la condanna a 12 anni per l'ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo; a 11 anni e 4 mesi per il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta; a 6 anni per l'ex presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco. 

"Ritardi della prefettura nei soccorsi"

Secondo l'accusa si sono stati "ritardi della prefettura di Pescara nel coordinamento dei soccorsi". Sono state segnalate "discrepanze" tra le comunicazioni che la Prefettura diede al governo e l'effettiva operatività del coordinamento dei soccorsi. I pm citano due note inviate dalla prefettura al governo in seguito dell'allerta meteo: "Veniva rappresentata dalla Prefettura l'avvenuta attivazione, a partire dalla mattina del 16 gennaio, ore 9, della sala operativa provinciale di Protezione civile e del Centro coordinamento soccorsi. Nella nota del 17 gennaio, a firma del prefetto Provolo, si conferma l'apertura della sala operativa e del centro coordinamento. Le indagini e le risultanze investigative hanno dimostrato chiaramente la falsità  delle circostanze rappresentate in queste note, che erano finalizzate evidentemente ad attribuire alla Prefettura una apparente tempestività e capacità di intervento nell'emergenza". 

Il coordinamento sarebbe quindi stati solo sulla carta. Secondo l'accusa questo ha avuto pesanti conseguenze e se i soccorsi fossero stati attivati realmente quando annunciato, allora si sarebbero fatte attività finalizzate a evitare la tragedia.  

La tragedia di Rigopiano, le condanne richieste

Per Bruno Di Tommaso, gestore dell'albergo e amministratore e legale responsabile della società "Gran Sasso Resort & SPA" è stat invocata la condanna a 7 anni e 8 mesi (prescrizione per uno dei capo d'accusa). I pm hanno poi chiesto la condanna a 10 anni ciascuno per Paolo D'Incecco, dirigente del servizio di viabilità della Provincia di Pescara, e Mauro Di Blasio, responsabile dello stesso servizio; a 11 anni e 4 mesi per il tecnico comunale, Enrico Colangeli, e l'assoluzione per il capo 6, e relativamente al capo 7, il non doversi procedere per intervenuta prescrizione. Per i dirigenti regionali, Carlo Giovani, Carlo Visca, Pierluigi Caputi, Emidio Primavera, sono stati invece chiesti 5 anni ciascuno. 

Per gli ex sindaci di Farindola, Massimiliano Giancaterino, e Antonio De Vico, 6 anni ciascuno; un anno per Giuseppe Gatto, redattore della relazione tecnica allegata alla richiesta della Gran Sasso spa di intervenire su tettoie e verande dell'hotel. Per il dirigente regionale, Antonio Sorgi, è stata chiesta l'assoluzione per due capi di imputazione e il non doversi procedere per intervenuta prescrizione un'altra accusa. Per Sabatino Belmaggio, responsabile del rischio valanghe fino al 2016, la condanna a 5 anni; per Andrea Marrone, consulente incaricato da Di Tommaso per adempiere le prescrizioni in materia di prevenzione infortuni, 2 anni e 6 mesi.

E ancora: 4 anni per il tecnico geologo, Luciano Sbaraglia, 4 anni per Giulio Honorati, comandante della Polizia Provinciale di Pescara; 3 anni per il tecnico Tino Chiappino. Poi 8 anni per Leonardo Bianco, ex capo di gabinetto della Prefettura Pescara; 9 anni per la dirigente della Prefettura, Ida De Cesaris, e assoluzione per il reato contestato al capo B. Chiesta invece l'assoluzione per l'imprenditore Paolo Del Rosso, e la prescrizione per il capo 7. Chiesti poi 7 anni per Vincenzo Antenucci, dirigente Servizio prevenzione rischi e coordinatore del Coreneva dal 2001 al 2013). Sanzione pecuniaria per la societa' Gran Sasso Resort & Spa srl, imputata per illecito amministrativo; assoluzione per i due vice prefetti Salvatore Angieri, e Sergio Mazzia; 2 anni e 8 mesi ciascuno per gli altri prefettizi, Giancarlo Verzella
Giulia Pontrandolfo, Daniela Acquaviva.

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