Rigopiano, il superstite: "Sfiorato dalla valanga, non era la mia ora. Vogliamo la verità"

Giampiero Parete è uno degli 11 superstiti. Lui è scampato per miracolo alla distruzione dell'albergo di Farindola (Pescara) causato da una valanga e con lui si sono salvati anche la moglie e i due figli: "Vogliamo giustizia, non soldi"

Foto Ansa

"Non vogliamo soldi, vogliamo solo che la verità venga fuori, per le vittime, per quelle persone che ho visto prima che accadesse il finimondo. Spesso penso a chi ha detto l'ultimo arrivederci a me, a chi ha preso l'ultimo caffè al bar vicino a me. Sono cose che ti segnano". Così ha detto Giampiero Parete, uno degli 11 superstiti della tragedia di Rigopiano. Lui è scampato per miracolo alla distruzione dell'albergo di Farindola (Pescara) causato da una valanga e con lui si sono salvati anche la moglie e i due figli. 

Il 18 gennaio 2017, a seguito di una intensa nevicata e forse anche di scosse telluriche del terremoto l'Hotel Rigopiano, ex rifugio e unico albergo della frazione, venne investito da una valanga di neve e detriti proveniente da una linea di cresta del Monte Siella. Fra le 40 persone presenti fra ospiti e personale,  29 vittime e 11 sopravvissuti. La tragedia colpì l'Italia intera, che seguì i soccorsi col fiato sospeso. Una delle vittime, in base all'analisi dei messaggi contenuti nel cellulare, sarebbe sopravvissuta per 40 ore dopo che la valanga aveva travolto la struttura.

A Radio Cusano Campus, nella trasmissione "Cosa succede in città", condotta da Emanuela Valente, il cuoco di Pescara ricorda quel 18 gennaio 2017. E' tutto ancora davanti ai suoi occhi, in sequenza: la slavina, le macerie, l'angoscia, le vittime. Poi quell'assordante silenzio che ha scandito le ore dell'attesa dei soccorsi, la valanga travolse tutto il 18 gennaio di pomeriggio, i primi vigili del fuoco arrivarono all'alba del 19 gennaio.

Rigopiano, il superstite: "La valanga mi sfiorò"

Così Parete ricorda quelle tragiche ore. "La valanga mi ha sfiorato, ero andato in macchina a prendere una cosa e ho visto e sentito tutto -ha raccontato Parete-. Non so come non sia rimasto coinvolto anche io, la mole della valanga era incredibile. E' stata una questione di pochi metri. Vuol dire che non era la mia ora. Ho chiamato due volte i soccorsi, non era possibile camminare, c'era un mare di neve fresca intorno a me. I soccorsi sono arrivati all'alba del 19 gennaio, il giorno dopo il disastro, ho atteso ore, che mi sono sembrate interminabili, in compagnia del manutentore dell'hotel anche lui rimasto illeso. Ho vissuto una situazione surreale e con la sensazione che fosse irreale, come se stessi assistendo a un film. Mi ricordo, come se fosse ieri, il silenzio più totale, eravamo nel nulla più totale. Mi sono sentito completamente abbandonato".

"I miei figli, Ludovica e Gianfilippo, avevano 6 e 8 anni. Prima della tragedia, per loro la neve era gioia, una cosa bella. Oggi è un incubo. Quel 18 gennaio 2017 ha lasciato strascichi che ci porteremo dietro a vita. Per esempio, prima di alloggiare in un albergo i miei bambini voglio vedere prima la struttura, si devono sentire tranquilli, che sia nuovo, che non ci siano montagne vicino. Ricordiamo tutto con dispiacere, magari esistesse una spina che una volta staccata ci faccia dimenticare quei momenti. Momenti che sono vivi e si fanno ancora più prepotenti nella nostra memoria quando arriva l'inverno, la neve o l'allarme meteo. Stiamo male", spiega Parete.

"Non vogliamo soldi, ma la verità"

A proposito dell'archiviazione della posizione di 22 indagati nell'inchiesta madre, la posizione di chi è scampato per miracolo alla tragedia è chiara. "Adesso sarà una battaglia dura. Mi sono costituito parte civile perché la mia famiglia ed io vogliamo giustizia. Non vogliamo soldi, non ci interessano, noi abbiamo già vinto. Vogliamo solo che la verità venga fuori, per le vittime, per quelle persone che ho visto prima che accadesse il finimondo. Le ho tutte nel cuore. Spesso penso a chi ha detto l'ultimo arrivederci a me, a chi ha preso l'ultimo caffè al bar vicino a me. Sono cose che ti segnano".

Hotel Rigopiano, una strage senza colpevoli

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