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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Cronaca

Trattativa Stato-mafia: Totò Riina accetta di rispondere in aula

Il boss ha dato a sorpresa la sua disponibilità a sottoporsi all'esame di magistrati e avvocati nel processo in corso a Palermo

Colpo di scena al processo sulla "trattativa" Stato-mafia in corso a Palermo. Il boss Totò Riina ha comunicato, tramite il suo legale Giovanni Anania, la propria disponibilità a sottoporsi alle domande da parte di pm e avvocati. 

Il padrino corleonese, arrestato il 15 gennaio del 1993, in passato ha già risposto ai magistrati nel corso dei diversi processi che lo hanno visto imputato, negando sempre qualsiasi legame con Cosa nostra, ed anzi negando l'esistenza stessa dell'organizzazione. In una occasione, nel 1993, chiese persino il faccia a faccia con il suo grande accusatore Tommaso Buscetta, salvo fare dietro front una volta in aula. Per questo, anche in questo caso, è a oggi difficile immaginare che l'intervento del padrino possa apportare sostanziali contributi al dibattimento.

Riina, rinchiuso nel carcere di Parma e collegato in video conferenza con l'aula bunker di Palermo, al momento è l'unico tra i dieci imputati del processo ad aver dato la propria disponibilità a rispondere alle domande. L'esame si svolgerà nel corso di un'udienza che si terrà a metà febbraio, ma la cui data precisa non si conosce ancora. L'interrogatorio di Riina, fino ad ora l'unico degli imputati del processo, ad aver dato la disponibilità a rispondere alle domande del pm, dovrebbe tenersi nell'udienza del 16 febbraio. Nell'udienza del 10 febbraio sono previste invece le dichiarazioni spontanee del senatore Nicola Mancino, ex ministro dell'Interno, anche lui imputato insieme ai boss.

"Qualcuno degli imputati ci può dire se consente di sottoporsi all'esame dei pm?" ha domandato il presidente della Corte d'assise, Alfredo Montalto, a chiusura di udienza, secondo quanto riportato da Repubblica. I pm Francesco Del Bene e Nino Di Matteo (che con Vittorio Teresi e Roberto Tartaglia fanno parte del pool-trattativa) ribadiscono la richiesta: sottoporre all'esame della pubblica accusa gli imputati.

Così, dopo la domanda del presidente, l'avvocato Anania si è avvicinato alla postazione dell'interfono per parlare, via telefono, con Riina, che è sdraiato su una lettiga nella sala delle videoconferenze del carcere di Opera. E lui, a sorpresa, si è detto disponibile a rispondere alle domande dell'accusa. 

Il medico-boss Antonino Cinà risponde che "non acconsente"; non si esprime poiché "assente per rinuncia" Leoluca Bagarella; gli altri daranno una risposta entro la prossima udienza del 9 febbraio. L'accusa è pronta a chiedere a Riina di tutto: dal "papello" di richieste fatte allo Stato tramite Vito Ciancimino, alle eventuali interlocuzioni con emissari delle istituzioni, ai colloqui intercettati durante con il boss della Sacra Corona Unita, Alberto Lorusso, durante "l'ora della socialità" nel carcere milanese di Opera. Quei dialoghi in cui Riina, parlando del pm Di Matteo, disse tra l'altro: "Lo faccio finire peggio del giudice Falcone".
 

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