Martedì, 15 Giugno 2021
Il caso

Scandalo Volkswagen, risarcimenti record: "Class action mondiale"

Le auto "truccate" sarebbero in tutto 10,5 milioni. E la casa automobilistica tedesca potrebbe sborsare - tra consumatori e concessionari - 25 miliardi di dollari solo in America, dove le auto coinvolte sono 482mila. L'avviso ai clienti ad aprile: "Test sulle emissioni a rischio"

ROMA - Proprietari e concessionari chiedono i risarcimenti per lo scandalo delle centraline diesel truccate. E la Volkswagen potrebbe sborsare ben cinquanta miliardi di dollari, in un'ipotesi di class action mondiale fatta da Emily Maxwell, avvocato statunitense esperto nelle tutela dei consumatori.

La casa automobilistica tedesca potrebbe sborsare una somma di 25 miliardi di dollari solo negli Stati Uniti, dove le auto coinvolte nello scandalo emissioni sono 482mila. Nel mondo le macchine con le centraline "truccate" sono 10,5 milioni.

L'AVVISO AI CLIENTI - Già lo scorso aprile, sentendosi il fiato sul collo dell'agenzia californiana per il controllo dell'ambiente, la 'Volkswagen of America Inc.' aveva inviato una lettera ai suoi clienti proprietari di vetture diesel Audi e Volkswagen per una generica "azione di richiamo per problemi di emissioni" dei gas di scarico. Ai proprietari delle vetture con i motori a rischio di non superare i periodici test veniva detto di portare l'auto al rivenditore dove sarebbe stato installato un nuovo software per assicurare che le emissioni dai tubi di scappamento venissero "ottimizzate per operare efficentemente".

Volkswagen però non chiarì che l'operazione era stata avviata solo per rispettare con un escamotage i severi standard qualitativi delle autorità di controllo locali. Tra questi stavano da mesi aumentando le perplessità sulle macroscopiche differenze tra le emissioni registrate in laboratorio (quelle truccate appunto con il software che alterava i risultati) e quelli nelle prove su strada, dove il programma che abbassa i livelli di emissioni di gas inquinanti non funzionava. I funzionari del Air Resources Board della California, e gli omologhi federali dell'EPA (Ente per la protezione ambientale) acconsentirono a dicembre del 2014 all'operazione di richiamo volontario delle auto diesel di Volkswagen con motore due litri prodotti tra il 2010 ed il 2014 per risolvere quello che la società tedesca sosteneva essere un innocente malfunzionamento tecnico e di facile soluzione che avrebbe potuto far scambiare il motore per più inquinante di quanto la società non attestasse. In sintesi, il piano per nascondere il danno causato dai motori non in linea con gli standard ambientali più aggiornati era stato progettato da tempo.

LE DIMISSIONI DELL'AD - Ieri, intanto, sono arrivate le dimissioni dell'amministratore delegato, Martin Winterkorn. La reazione dei mercati è stata immediata: il titolo è balzato fino al 9%, per poi chiudere con un +5%, e un recupero di 3,3 miliardi. Una boccata d'ossigeno dopo due sedute da incubo. Il marchio resta comunque sotto forte pressione: l'agenzia di rating americana Fitch lo ha messo sotto osservazione, con possibili tagli in vista per i danni alla reputazione. Il consiglio deve discutere del successore: in pole position c'è il capo della Porsche Matthias Mueller. 
 

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