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Giovedì, 27 Gennaio 2022
Cronaca Roma

Follia capitale: "Ci devi 48mila euro per diciannove mesi nel residence"

Sotto sfratto dal febbraio 2015, Maurizio ha avanzato ricorso al Tar contestando i limiti di reddito imposti dal Comune, inferiori rispetto a quelli per una casa popolare. Intanto la tegola della richiesta di risarcimento

ROMA - Oltre 48mila euro per un anno e mezzo circa. L'affitto mensile supera i 2500 euro, oltre 80 al giorno. Non è il conto di una lunga permanenza in un albergo di lusso con vista Colosseo ma la cifra richiesta dal Dipartimento Politiche Abitative a un inquilino del residence per l'emergenza abitativa di via di Fioranello, zona Castel di Leva.

Il caso di Maurizio aveva già trovato spazio sulle pagine di Romatoday: per il Comune il reddito lordo annuo per restare nei cosiddetti Caat non deve superare i 18 mila euro lordi e Maurizio con i suoi 20 mila euro lordi all'anno è diventato un occupante abusivo. Lo è dal febbraio 2015, mese in cui il dipartimento ha inviato il provvedimento di decadenza dall'assistenza alloggiativa. Da quel mese per lui, sua moglie e sua figlia è iniziato un calvario fatto di ricorsi giudiziari e periodici tentativi di sgombero. Da quel mese, per l'amministrazione, è partito il conteggio che ha fatto scattare il primo, salatissimo, conto: 48.416.64 euro per un periodo che va dal febbraio 2015 al settembre 2016. 

Maurizio ha una figlia di sei anni e mezzo con gravi problemi di salute: è ipovedente a causa di un particolare tumore agli occhi, un retinoblastoma. Fino al 2011 ha vissuto insieme alla sua famiglia in un'occupazione ma, proprio per le condizioni della bambina, il Comune gli assegnò una sistemazione in quel residence a ridosso del Grande Raccordo Anulare. Come tanti altri inquilini dei residence la prospettiva era quella di una casa popolare ma oggi, a distanza di anni, è ancora in lista d'attesa con 39 punti. Dal 2014, dopo che l'amministrazione di Ignazio Marino ha dichiarato guerra ai costosissimi residence, gli uffici capitolini hanno iniziato a revocare il diritto di permanenza nei residence per tutti coloro che superano il reddito lordo annuo di 18 mila euro. Ci è rientrato anche Maurizio che nel 2013, questa la contestazione, ha percepito un reddito di circa 20 mila euro lordi. 

Contro questa decisione Maurizio ha avviato un ricorso al Tar. La motivazione la spiega il suo avvocato, Pio Centro: "Crediamo che quello imposto dal Comune sia da considerarsi il limite per l'accesso mentre per quanto riguarda la decadenza dovrebbe essere applicata la legge regionale che regola l'accesso all'edilizia residenziale pubblica". Legge che fissa in 20.340 euro netti, circa 33 mila lordi, il tetto massimo annuo. Inoltre, spiega ancora il legale, "la legge nazionale in materia prevede che dall'importo lordo vadano detratti 2 mila euro per ogni familiare a carico. E il signor Maurizio ne ha due". Sia il Tar sia il Consiglio di Stato, in via provvisoria, hanno rigettato la richiesta di sospensiva ma l'iter è ancora in corso e la sentenza di primo grado non è ancora stata raggiunta. 

Nel frattempo, il 22 febbraio scorso, su Maurizio si è riversata una vera e propria doccia gelata: dal Comune è arrivata la richiesta di versare 48.416.64 euro per un periodo che va dal febbraio 2015 al settembre 2016.

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