Sabato, 19 Giugno 2021
Immigrazione

Migranti, la rivolta dei prefetti: "Lasciati soli, il governo ci tuteli"

I casi di Roma e Treviso e la rimozione promessa dopo gli incidenti di Quinto scatenano la reazione dei rappresentanti del governo nelle città: "Siamo soli ad applicare le direttive in tema di immigrazione, spesso in totale opposizione ai sindaci"

Prima accoglienza ai migranti alla Stazione Centrale di Milano (Infophoto)

ROMA - Sulla questione dell'accoglienza degli immigrati, ora esplode la rabbia dei prefetti. I rappresentanti del governo nelle città non ci stanno più: "Basta insulti e accuse, ci tuteleremo in ogni sede, non vogliamo essere il capro espiatorio di una lotta politica che si sta consumando sul tema dell'emergenza migranti".

Sono parole nette quelle di Claudio Palomba, presidente del sindacato di categoria Sinpref, che annuncia di aver chiesto un incontro urgente al ministro dell'Interno Angelino Alfano. Dopo l'annuncio della rimozione del prefetto di Treviso e gli "insulti" del vicepresidente del consiglio delle Marche contro il prefetto di Roma Franco Gabrielli, reo di aver organizzato e difeso l'accoglienza di profughi a Casale di San Nicola, la misura pare colma.

INCONTRO CON ALFANO - "Abbiamo già inviato richiesta di un incontro urgente al ministro Alfano", ha detto Palomba ad Askanews, spiegando: "Riteniamo alcune dichiarazione fatte e ripetute da alcune espressioni politiche, come quelle del vicepresidente del consiglio delle Marche nei confronti del prefetto Gabrielli del tutto indegne e tuteleremo la categoria in ogni sede. Adesso basta". "La rete delle prefetture - ha sottolineato Palomba - e senza strumenti straordinari, sta fronteggiando l'emergenza immigrati e assicurando la tenuta del sistema di accoglienza, e noi non vogliamo essere i capri espiatori de una lotta politica, non ci interessa. Noi siamo i rappresentanti del governo sul territorio, i problemi politici non ci riguardano ma non li possiamo subire".

"Noi - ha spiegato il presidente dell'associazione sindacale dei funzionari prefettizi, Sinpref - stiamo assicurando, con soluzioni anche estemporanee, la tenuta in una situazione di straordinarietà. Nessuno sembra sapere cosa significa organizzare la macchina quando dodici ore prima ti avvertono che arrivano cento immigrati, con i controlli sanitari, l'individuazione dei posti la logistica, c'è tutta una macchina che funziona e che ha retto grazie alla rete delle prefetture".

RICHIESTA DI SOSTEGNO - Il Sinpref aveva già disertato in passato un incontro col ministro Alfano, segnale di disagio in una situazione dove si parla anche di riduzione delle prefetture. Ora i prefetti dicono basta: "I problemi politici alla politica, non ci stiamo ad essere i capri espiatori di una lotta intestina tra le forze politiche. Noi stiamo assicurando le direttive del governo sulla gestione degli immigrati. Punto e basta. Se le direttive devono cambiare lo si deciderà a livello politico, non si può mettere in discussione una categoria strumentalmente per una logica politica". E in questa situazione "non abbiamo sentito alcun sostegno dal governo", anzi, "si parla di riduzione delle prefetture". In ogni caso, assicura il presidente Sinpref, "sta di fatto che certe espressioni offensive non le accetteremo più, agiremo in ogni sede, in primis presso l'autorità giudiziaria per tutelare la categoria, poi daremo tutto in beneficenza, ma certe parole sono inaccettabili da chi ricopre cariche politiche, anche se a livello regionale". "In certi territori - ha ricordato Palomba - sta diventando difficile da parte dei prefetti lavorare, specie senza il supporto del governo, alcune prefetture sono completamente al collasso, gli sbarchi sono continui ma la rete ha retto, ora però siamo stanchi e ci aspettiamo una presa di posizione da parte del governo verso chi sta assicurando la tenuta del sistema".

Il presidente dell'associazione dei prefetti avverte anche contro un altro rischio, come hanno dimostrato i casi nel trevigiano e a Roma: "E che il problema dell'accoglienza non diventi un problema di ordine pubblico per alcune prese di posizione politiche, che le beghe politiche non trasformino l'accoglienza in un problema di ordine pubblico che si riversa, non solo, e di nuovo, sulle prefetture, ma anche sulla sicurezza dei cittadini. Quando si esasperano gli animi ovviamente si crea anche un problema di sicurezza". Palomba, ora prefetto di Lecce, è stato prima prefetto a Rimini e ricorda un progetto di recupero della canoniche, sia per far fronte al disagio abitativo dei cittadini, che per l'accoglienza dei migranti, in un'ottica di integrazione, perché "i prefetti stanno sul territorio e non è che non si rendono conto che spesso il disagio verso i migranti nasce da fragilità del territorio e dalla crisi economica, e ne teniamo conto abbiamo anche fatto proposte al riguardo".

COSA FARE - Una proposta ad esempio riguarda anche commissioni territoriali per esaminare la posizione di migranti, in ogni provincia, perché "questa è un'emergenza, quanto prima esaminiamo queste pratiche, quanto prima risolviamo i problemi e la permanenza può essere ridotta". Così prefetti si tirano fuori dal marasma politico che ruota introno alla questione immigrati, dicono basta ad accuse e "parole indegne", e come "funzionari di governo" si rivolgono all'esecutivo perché batta un colpo: "Vogliamo un riscontro subito dal nostro ministro e anche dal governo, non è possibile si attacchi chi rappresenta lo stesso governo sul territorio in modo così violento. Ci deve essere una presa di posizione".

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