Giovedì, 6 Maggio 2021
Aveva 17 anni

"Roberta Siragusa è stata uccisa e poi bruciata, tracce di sangue in casa del fidanzato"

La relazione dei carabinieri del Ris sul delitto avvenuto a Caccamo (Palermo) smentisce la versione fornita dal presunto assassino, Pietro Morreale. Nella sua auto trovati capelli e materiale carbonizzato. Da stabilire se il giovane sia stato aiutato da qualcuno

Roberta Siragusa, la ragazza di 17 anni il cui corpo parzialmente bruciato è stato ritrovato in fondo ad un dirupo alle porte di Caccamo (Palermo) lo scorso 24 gennaio, sarebbe stata uccisa la notte precedente nel campo sportivo di Caccamo. Il corpo sarebbe stato poi caricato in una macchina e gettato in un burrone lungo il Monte San Calogero. È quanto emerge dalle analisi dei carabinieri del Ris (Reparto investigazioni scientifiche) di Messina che hanno depositato la relazione delle indagini scientifiche sui reperti prelevati nei luoghi del delitto.

L'omicidio di Roberta Siragusa e le tracce di sangue in casa del fidanzato Pietro Morreale

Gli esiti degli accertamenti compiuti dal Ris di Messina minano ancor più pesantemente le affermazioni di Pietro Morreale, il giovane di 19 anni accusato di aver ucciso e bruciato il cadavere della sua fidanzata. Il presunto assassino non ha mai confessato. Il delitto avvenne tra il 23 e il 24 gennaio, dopo che i due avevano trascorso la serata in una villetta con altri amici. Morreale ha raccontato di aver accompagnato la ragazza a casa alle 2.15 di quella notte. In realtà Roberta Siragusa a casa non era mai rientrata. Il suo cadavere, seguendo le indicazioni dello stesso indagato, era stato ritrovato con la parte superiore completamente ustionata e priva di vestiti. Intorno, però, non era stata rilevata alcuna traccia d'incendio.

Al campo sportivo, invece, i carabinieri - e lo confermano nella loro relazione - avevano trovato frammenti del reggiseno, del jeans e della maglietta della vittima ed anche un mazzo di chiavi: proprio quelle di Roberta, come aveva confermato sua madre agli investigatori. Tutti questi reperti sono stati bruciati con della benzina, di cui sono state ritrovate tracce anche sui pantaloni che la ragazza indossava quella sera. Da questi segni il Ris deduce quindi che la giovane sia stata data alle fiamme al campo sportivo. Non è chiaro se sia stata prima picchiata e stordita, se fosse ancora viva quando il suo corpo ha preso fuoco. I medici legali finora hanno accertato un decesso per asfissia.

Per conoscere gli esiti definitivi dell'autopsia occorrerà attendere fino a maggio. Che il corpo della vittima sia stato poi caricato nella Fiat Punto dell'indagato lo dimostrerebbero altri reperti trovati dai carabinieri proprio nell'auto: in particolare "tracce di formazioni pilifere", probabilmente capelli, e altro "materiale combusto" sul sedile porteriore. Alcune tracce di sangue, riconducibili secondo gli investigatori a Roberta Siragusa, sarebbero state trovate sul freno a mano dell'auto. Nella macchina, però, sono state individuate dal Ris anche altre tracce ematiche, in questo caso di Morreale, nello specifico sullo sportello e sul volante. I carabinieri del Ris hanno anche ritrovato tracce di sangue riconducibili alla vittima nel lavandino della casa del presunto assassino. Sono in corso ulteriori accertamenti su un paio di scarpe sequestrato al padre dell'indagato.

Pietro Morreale è stato aiutato da qualcuno a disfarsi del corpo della ragazza? E il movente è ancora da chiarire. Dalle testimonianze raccolte dalla Procura di Termini Imerese è emerso che Roberta Siragusa avrebbe subìto diverse violenze da Morreale e che avrebbe voluto lasciarlo. Gli amici dei due hanno raccontato che l'indagato "provava un sentimento morboso" nei confronti della vittima e che una volta il 19enne l'avrebbe colpita in faccia facendole un occhio nero.

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