Venerdì, 27 Novembre 2020
Piacenza

Strangolata dal fidanzato: lo Stato deve risarcire la madre della ragazza

Il ministero della Giustizia e la presidenza del Consiglio devono risarcire con centomila euro la madre di Rossana Jane Wade, 19enne strangolata dal fidanzato il 2 marzo 1991 a Fiorenzuola. La condanna è per l'inadempimento dell'Italia di una direttiva europea

Rossana Jane Wade, uccisa a 19 anni

Sua figlia venne strangolata a 19 anni, il corpo abbandonato ad un casello ferroviario vicino Fiorenzuola - in provincia di Piacenza - nel 1991. Venticinque anni dopo, il giudice ha ordinato allo Stato italiano (ministero della Giustizia e presidenza del Consiglio) di risarcire la madre con centomila euro. Lo ha stabilito ieri una sentenza del giudice civile di Bologna, Alessandra Arceri, che ha avuto parole dure per l’inadempimento del nostro Paese alla normativa europea che prevede l’indennizzo dello Stato in caso di reati violenti dolosi quando non sia possibile conseguirlo dal reo.

IL CONDANNATO E' NULLATENENTE - Rossana Jane Wade era una giovane barista che venne uccisa dal fidanzato, Alex Maggiolini, il 2 marzo del 1991. La ragazza venne assassinata e gettata nella zona di un casello ferroviario abbandonato vicino Fiorenzuola. Per l’omicidio il fidanzato è stato condannato a 15 anni e 8 mesi, sentenza definitiva dal 1995. La sentenza penale prevedeva anche il risarcimento alle parti civili, ma la madre non ha mai ottenuto il ristoro dei danni, dal momento che il condannato è nullatenente. La direttiva europea 80 del 2004, su cui si è basato il ricorso, conferisce alle singole vittime di reati intenzionali violenti, alle quali non sia stato possibile conseguire il risarcimento del danno dal reo, il diritto a percepire dallo Stato membro di residenza un indennizzo equo e adeguato.

IL RISARCIMENTO ALLA MAMMA - La madre della vittima, Letizia Genoveffa Marcantonio, aveva chiesto in tutto 250 mila euro per l’inadempimento da parte dello Stato italiano della norma dell’Unione Europea. Il giudice Arceri, ritenendo corretta la pretesa risarcitoria, ha ricordato che la Commissione europea ha indirizzato nel 2013 un parere motivato all’Italia, accusandola di non aver adottato i provvedimenti necessari per modificare la propria legge in modo da ottemperare agli obblighi previsti dalla normativa europea: la conseguenza è che alcune vittime di reati intenzionali violenti potrebbero non aver accesso all’indennizzo cui avrebbero diritto, proprio sul presupposto che l’ordinamento italiano non dispone di un sistema generale per tutti i reati intenzionali violenti, lasciando così prive di tutela le vittime di alcuni di essi, particolarmente gravi, come rapina, sequestro di persona e omicidio.

LE MOTIVAZIONI DEL GIUDICE - Lo Stato, secondo il giudice, ha adempiuto quindi solo parzialmente all’obbligo, emettendo leggi che tutelano esclusivamente le vittime di terrorismo, strage o delitti di mafia. La pretesa risarcitoria, dunque, “trae linfa nel comportamento antigiuridico dello Stato italiano”, da un lato, e nel danno ingiusto subito dalla madre, “causalmente ricollegabile” proprio al comportamento dello Stato.

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