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Martedì, 31 Gennaio 2023
La strage di Fidene

"Così, indisturbati, si può rubare una pistola dal poligono della Capitale d'Italia"

Vincenzo del Vicario del sindacato autonomo vigilanza privata racconta a Romatoday le falle del sistema di sicurezza del poligono da dove Claudio Campiti ha portato via la pistola che ha usato per commettere la strage alla riunione di condominio

Le falle nel sistema di controllo del poligono di Tor di Quinto le conoscevano tutti quelli che frequentavano la struttura. Qui Claudio Campiti ha portato via la pistola che poco dopo ha usato per commettere una strage a Fidene. Un'arma presa e portata via senza che nessuno battesse ciglio. L'uomo di 57 anni, secondo quanto ricostruito, avrebbe chiesto espressamente una Glock calibro 45 che aveva già operato in passato al poligono di tiro, quindi un'arma che ben sapeva utilizzare. Alle 8.55 prese quindi la pistola ma "successivamente - si legge nel decreto di arresto - si è accertato che nella stessa mattinata Campiti 'non si è visto sulla linea di tiro'". Dopo aver compilato le carte necessarie e preso l'arma in una piccola valigia chiusa con strisce di nastro rigido che si spezzano solo con un coltellino, non ha nemmeno varcato la soglia di tiro. È salito sulla sua Ford Ka ed è andato a sparare. Per uccidere.

Il buco nero dei poligoni dietro la strage di Roma

Non è la prima volta che un'arma viene portata via dal poligono. C'è anche un precedente: qualche anno fa un uomo andò a prendere un'arma per fare una rapina. Come è possibile uscire da un poligono con in tasca una pistola, apparentemente indisturbati? I carabinieri, dopo aver sequestrato l'area, nelle prossime ore acquisiranno dalla struttura tutti i verbali di ingresso e di uscita di domenica e analizzeranno le immagini delle telecamere di sicurezza per capire se ci siano state 'falle' di sorveglianza.

La troppa libertà al poligono di tiro

Quello di Tor di Quinto è un poligono storico. Lì ci si allenano poliziotti, carabinieri, agenti della polizia locale e guardie giurate. Vincenzo Del Vicario, segretario del sindacato autonomo vigilanza privata, lo conosce bene: "L'armeria è distante dalle linee di tiro e non c'è nessun controllo agli ingressi in entrata e uscita. In più mancano vigilanza e metal detector e non c'è un conteggio delle munizioni esplose. Queste sono solo alcuni degli evidenti difetti che ogni guardia giurata ha potuto rilevare durante le esercitazioni periodiche, con l'assenza assoluta di controlli".

Del Vicario, a RomaToday, spiega meglio: "In sostanza si entra con la macchina, senza cartellino. Può entrare chiunque nel parcheggio (lo stesso doveva aveva lasciato la macchina Campiti). Poi da lì ci sono gli uffici amministrativi dove si fanno le autocertificazioni, le iscrizioni giornaliere e si consegnano il porto d'armi oppure il tesserino di idoneità a sparare nel poligono (quello che aveva il killer di Fidene). Quindi si pagano i colpi e il noleggio della pistola. Lì, con la ricevuta, si prende la pistola che è in una valigetta e la sagoma di tiro. Da lì fino alla linea di tiro c'è un lungo viale con un mezzo anche un bar, poi si esce entra in una recinzione alberata per raggiungere le linee di tiro. Tutto senza controlli e con la valigetta con l'arma in mano. Sono due luoghi separati".

In sostanza, entrati nel poligono e registrati, passato il bar con la pistola nella valigetta, si potrebbe uscire dalla struttura, tagliare il nastro della valigetta, usare l'arma, rientrare nel poligono e riconsegnare la pistola e segnare l'uscita. Un modo perfetto per crearsi un alibi.

"Falle troppo evidenti"

"Non solo. - sottolinea Del Vicario - Com'è possibile che non ci sia una limitazione per i proiettili che vengono presi non abbiano una limitazione? Per altro Campiti aveva solamente una idoneità per il maneggio di armi. A Tor di Quinto sulla linea di fuoco sono molto attenti, però le falle ci sono. Il controllo per le guardie giurate è rigoroso. Perché per i cittadini no? Al tiro a segno nazionale di Roma nessuno verifica, ormai da anni, l'adeguatezza delle procedure di sicurezza per l'affidamento delle armi e delle munizioni ai tiratori, lasciando aperte falle fin troppo evidenti". 

L'opposto di quanto si legge sul sito del poligono: "I criteri di sicurezza sono spinti al massimo - così si presenta il Tsn - ogni tiratore è accudito e su di lui vigila il nostro personale altamente qualificato e in possesso di idonea licenza prefettizia. Nulla è lasciato al caso". 

La fuga con la pistola

Al momento comunque l'unico indagato è Campiti, che di quel poligono - appunto - era un frequentatore fisso. Era iscritto dal 2018, e non è escluso che possa aver contato sul fatto di essere una faccia nota per attirare meno l'attenzione. L'uomo, dopo aver ricevuto arma e munizioni, non avrebbe mai raggiunto l'area di tiro. Avrebbe invece infilato direttamente l'uscita, diretto a Fidene.  C'è un precedente di gennaio 2012: in quella occasione venne rapinato un ufficio postale di Firenze con una pistola sottratta proprio a Tor di Quinto. Un socio del circolo aveva ritirato l'arma con una decina di proiettili e si era allontanato e per questo era stato denunciato. Nella rapina furono ferite due persone. Insomma, il tema esiste, e la strage di Roma l'ha fatto emergere nel modo più tragico.  

La stretta sui poligoni di tiro dopo la strage 

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