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Domenica, 25 Febbraio 2024
Cronaca

Cassazione: "Il saluto fascista non è reato se serve solo a commemorare"

Se l'intento è commemorativo allora può essere considerato una libera "manifestazione del pensiero", dicono i giudici della Suprema Corte, e non un attentato concreto alla tenuta dell'ordine democratico

Fare il saluto romano non è reato se l'intento è commemorativo e non violento, rappresentando in quel caso una libera "manifestazione del pensiero" e non un attentato alla tenuta dell'ordine democratico. A stabilirlo è la Cassazione, che ha definitivamente assolto due manifestanti che durante una commemorazione organizzata a Milano nel 2014 da esponenti di Fratelli d'Italia avevano alzato il braccio destro per rispondere alla "chiamata del presente".

Per i due era scattata l'imputazione per "concorso in manifestazione fascista", un reato previsto all'articolo 5 della legge Scelba, ma ora la Cassazione, con la sentenza numero 8108, ha respinto il ricorso del pg di Milano, confermando le decisioni del gup e della Corte d'appello di Milano (quest'ultima del 21 settembre 2016). Per i giudici, la legge non punisce "tutte le manifestazioni usuali del disciolto partito fascista, ma solo quelle che possono determinare il pericolo di ricostituzione di organizzazioni fasciste", e i gesti e le espressioni "idonei a provocare adesioni e consensi".

Anche se vi era stata ostentazione di simboli, i giudici hanno escluso che la manifestazione a cui i due avevano partecipato avesse assunto connotati tali da suggestionare e indurre "sentimenti nostalgici in cui ravvisare un serio pericolo di riorganizzazione del partito fascista", come scrive l'Ansa. Diverso è il caso, dice la Cassazione, di chi canta "all'armi siamo fascisti", considerato una professione di fede e un incitamento alla violenza, o di chi compie il saluto romano armato di manganello durante un comizio elettorale.

La Suprema Corte ricorda inoltre, un precedente identico, riguardante i coimputati dei due manifestanti. In quell'occasione la stessa Cassazione aveva sottolineato che il reato previsto dalla legge Scelba "è reato in pericolo concreto, che non sanziona le manifestazioni del pensiero e dell'ideologia fascista in sé, attesa le libertà garantite dall'articolo 21 della Costituzione, ma soltanto ove le stesse possano determinare il pericolo di ricostituzione di organizzazioni fasciste, in relazione al momento ed all'ambiente in cui sono compiute, attentando concretamente alla tenuta dell'ordine democratico e dei valori ad esso sottesi".

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