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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Il caso / Milano

Salvatore Sarullo e il giallo del laghetto: preso a bastonate, è annegato per sfuggire a una rapina

Risolto il caso del custode dell'impianto di pesca sportiva "Laghett di Amis" ucciso nel 2009 a Bareggio (Milano). I magistrati hanno chiesto il processo per un 39enne, accusato di omicidio preterintenzionale, e l'archiviazione per altre quattro persone arrestate nel 2010

Dopo più di dodici anni è stato risolto il caso della morte del guardiano dell'impianto di pesca sportiva "Laghett di Amis" di Bareggio, paesino dell'hinterland ovest di Milano, dove l'uomo, Salvatore Sarullo, si gettò in acqua e annegò nel tentativo disperato di salvarsi durante una rapina e una brutale aggressione. Il gup di Milano Guido Salvini, su richiesta del pm Giovanni Tarzia, ha disposto il rinvio a giudizio di un 39enne originario della Romania, ritenuto responsabile, con altri complici al momento sconosciuti, di omicidio preterintenzionale oltreché di tentata rapina. Per la vicenda, nel 2010, erano stati arrestati altri quattro romeni, nei cui confronti il pm Tarzia, che si è ritrovato a dover affrontare la vicenda ritornata sul suo tavolo a dibattimento già cominciato, ha chiesto l'archiviazione.

Il processo per l'unico imputato, rintracciato l'anno scorso, si terrà il prossimo 16 novembre davanti alla Corte d'Assise. Nei confronti dell'uomo, inquirenti e investigatori hanno raccolto una serie di prove, tra cui il suo Dna su un passamontagna ritrovato ai margini dell'area, che hanno portato a formulare la richiesta di rinvio a giudizio. Come si legge nel decreto che dispone il giudizio, il 39enne, con altri complici "non identificati", nella notte tra il 15 e il 16 giugno 2009, dopo aver scavalcato la recinzione del "carpodromo", ossia l'impianto di pesca sportiva, aveva tentato di entrare nell'abitazione di Sarullo per rapinarlo.

La ricostruzione dell'omicidio di Salvatore Sarullo

Il 39enne, sorpreso con i suoi complici, secondo l'accusa ha aggredito il custode con una trave e un bastone chiodato. La vittima però nel "tentativo di sottrarsi alla violenta e brutale aggressione" si è tuffato "nelle acque dell'adiacente laghetto, unica possibile via di fuga", dove a causa delle ferite è morto annegato. Mentre la banda è scappata dopo l'intervento del gestore dell'impianto, l'uomo è stato rintracciato solo l'anno scorso, quando è ritornato in Italia dalla Romania, il suo Paese di origine dove si trovava dopo essere stato espulso.

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