Lunedì, 10 Maggio 2021
Una sceneggiata forse, ma non è reato

“Scusi lei spaccia?”, lo show di Salvini al citofono fu solo campagna elettorale: lo dicono anche i pm

La Procura dà ragione al leader della Lega quando si presentò a casa di una famiglia chiedendo se spacciassero. Sono stati condannati proprio per spaccio di droga. Salvini: "E volevano mandare a processo me"

Salvini al citofono - FOTO ANSA

Matteo Salvini, segretario della Lega, non ha commesso reato quando era presentato al citofono di una palazzina di Bologna, chiedendo ad una famiglia se spacciasse in quartiere e se potesse dare spiegazioni in merito. Per quel famoso “Scusi lei spaccia?”, finito al centro di mille polemiche e altrettante ironie social, Salvini era finito a processo con l’accusa di diffamazione e adesso il pm della Procura bolognese ha chiesto l’archiviazione al giudice perché quella “era pura critica espressa in una campagna elettorale”.

La citofonata di Salvini: "Scusi lei spaccia?"

Ma come è possibile? Allora chiunque potrebbe presentarsi con le telecamere da chiunque e accusarlo di qualsiasi cosa? Certo che no. Infatti, sempre nelle motivazioni con cui la pubblica accusa chiede di non procedere contro il politico, c’è il fatto che la famiglia in questione non è mai stata riconoscibile. Certo l’impatto mediatico fu forte, tanto che in molti censurarono Salvini, reo di aver portato in diretta una vera e propria gogna mediatica. Il leader del Carroccio si presentò al citofono di un palazzo in un quartiere del capoluogo Emiliano-romagnolo, suonò e, alla risposta di un ragazzino (minorenne) chiese: “Scusi lei spaccia? Alcuni cittadini dicono che lei è un pusher. Mi fa salire così spiega?”. I genitori del ragazzino che rispose al citofono presentarono querela per diffamazione. Salvini finì indagato e oggi il pm titolare dell’indagine Roberto Ceroni ha chiesto la vicenda finisca qui. Senza processo.

"Scusi lei sapccia?", il video della citifonata di Salvini 

Salvini al citofono, perché non è reato 

Per lui “la citofonata deve collocarsi in un contesto di campagna elettorale e la condotta dell'ex ministro chiama dunque in causa la scriminante dell'esercizio del diritto di critica politica” e “sul tema della pubblica sicurezza, le contrapposte fazioni politiche hanno sicuramente avuto modo di prendere posizione nelle rispettive campagna”. Insomma, anche per la Procura bolognese, Salvini no ha fatto altro che ascoltare le istanze di una fetta di residenti, esasperati per le condizioni di sicurezza in cui versava il quartiere, per poi farle sue. La sceneggiata del citofono quindi non è altro che l’espressione "dell'opinione in punto di sicurezza che il parlamentare ha voluto esprimere in termini non qui censurabili". I legali della famiglia accusata di spacciare dall’ex Ministro hanno annunciato ricorso. Ora l’ultima parola spetta al Gup.

Salvini al citofono, la famiglia arrestata per spaccio

Intanto però quella famiglia a cui Salvini arrivò su segnalazione di una residente, è finita davvero nei guai per la droga. Infatti i genitori del ragazzino che rispose al citofono sono stati arrestati perché trovati in possesso di hashish e marijuana, oltre a soldi falsi e proiettili. Accuse che gli sono poi costate una condanna in primo grado a due anni, con sospensione della pena. E su questo Salvini ha avuto gioco facile nel commentare: “Sorpresi con mezzo chilo di droga in casa, arrestati e condannati a due anni, vogliono mandare me a processo per diffamazione".

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