Sabato, 6 Marzo 2021

Querelato da Salvini per le minacce su Fb, antagonista si scusa e gli regala un libro su Mussolini

Valerio Ferrandi, figlio di un ex esponente di Prima Linea, ammette di aver usato toni sbagliati e cerca una conciliazione. L’esponente leghista gli ha chiesto di fare una donazione all’ospedale Buzzi di Milano

Matteo Salvini in una foto scattata a Roma (ANSA/GIUSEPPE LAM)

Al processo che lo vede imputato per diffamazione, l’antagonista querelato da Salvini ha ammesso di aver usato toni forti e una volta fuori dall'aula ha consegnato nelle mani dell’ex ministro dell’Interno un libro su Mussolini.

Il 25 aprile 2016, giorno della Liberazione, Valerio Ferrandi scrisse su Facebook rivolto a Salvini: “In nome della bellezza e dell’intelligenza. Fai un gesto nobile. Sparati in bocca. Ps: prima o poi verrai appeso a un lampione, ne sei consapevole?”. Parole scritte usando un profilo falso, che per l’esponente leghista  andavano oltre la critica politica rappresentando una minaccia grave. Da lì la querela per diffamazione e minacce e la richiesta di 20mila euro di risarcimento.

È la prima volta che Ferrandi e Salvini si incontrano in aula. “Se ci sono minacce fisiche a me o alla mia famiglia non transigo - ha detto Salvini in aula - Se uno poi si scusa o dà qualcosa in beneficenza va bene, ma se non ci sono le scuse vado avanti”. Tra le parti c’era già stato nelle scorse udienze un tentativo di conciliazione, ribadito anche in quella di oggi davanti alla quarta sezione penale del Tribunale di Milano.

Dopo aver dichiarazioni spontanee e aver ammesso di aver usato toni sbagliati, fuori dall'aula Ferrandi ha incontrato Salvini e gli ha porto il libro “Mussolini figlio del secolo” di Antonio Scurati, ribadendo la volontà di chiudere il processo con una conciliazione. A sua volta Salvini ha proposto a Ferrandi di fare una donazione all’ospedale per bambini Buzzi di Milano, anziché risarcirlo con i 20mila euro che aveva chiesto.

L'antagonista querelato: "Salvini non è il Duce, ma un ottimo influencer"

"Di sicuro, io ho fatto un errore di tipo storico: associare Matteo Salvini a Benito Mussolini non è esatto, visto che lui non è il nuovo Duce che sta riportando l'Italia ai fasti imperiali e al fascismo, ma è un ottimo influencer”, ha detto Ferrandi. Quelle scritte su Facebook “non erano assolutamente minacce reali: è la prima volta che vedo dal vivo Salvini, il mio intento non era quello. Io non ho mai pensato di mettere in atto quello che è scritto nel post, non intendevo dire vengo lì e ti porto a piazzale Loreto”, ha spiegato.

“Questa cosa è palese, spero che si a chiaro alle parti e ai anche ai giudici”. Il commento su Facebook “fu un moto di segno nei confronti di un atteggiamento che comunque velatamente promulga quel tipo di atteggiamento fascista”, ha aggiunto Ferrandi, figlio di Mario ex esponente di Prima Linea. Nel libro di Scurati che ha regalato a Salvini, Ferrandi ha lasciato un messaggio. “Gli ho scritto una piccola dedica: se fossimo in un'altra epoca storica, cioè quella del fascismo, ci saremmo sfidati a duello oggi potremmo sfidarci in un duello televisivo. Salvini non è il duce del fascismo ma è una persona che usa molto bene i social media". L'udienza è stata rinviata al prossimo 11 dicembre e le parti stanno trattando per una conciliazione. 

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