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Martedì, 16 Aprile 2024
Il processo / Reggio Emilia

L'omicidio di Saman Abbas, videocollegamento per processare il padre ancora in Pakistan

La diciottenne è stata uccisa il 30 aprile 2021 e il primo maggio, li corpo trovato molti mesi dopo. Alla sbarra i genitori, uno zio e due cugini. Per il papà si attente la decisione per l'estradizione ma l'iter è lungo e gli inquirenti non vogliono che la sua posizione rimanga congelata

Può il padre di Saman Abbas, la 18enne pachistana uccisa a Novellara nella notte tra il 30 aprile e il primo maggio 2021 come punizione per avere rifiutato un matrimonio combinato, essere processato senza attendere il lungo iter dell'estradizione dal Paese d'origine? Ruotano attorno a questo punto le battute iniziali del processo che si aperto venerdì a Reggio Emilia. 

Saman Abbas è stata vista per l'ultima volta nella notte tra il 30 aprile 2021 e il primo maggio. Le ultime immagini che si hanno di lei sono in un filmato, girato dieci minuti dopo mezzanotte del 30 aprile 2021. La giovane, con uno zaino sulle spalle, è con i genitori e si avvia nelle campagne del Reggiano. Pochi minuti si rivedono i genitori, tornano a casa soli. Lo zainetto di Saman è in mano al padre. Da allora lei è diventata un fantasma. Il corpo viene ritrovato solo il 18 novembre 2022 a Novellara e identificato formalmente due mesi dopo, a gennaio, dagli esperti che hanno prelevato i campioni di dna.

A processo per il delitto ci sono cinque parenti di Saman: lo zio Danish Hasnain, i cugini Ikram Ijaz e Numanhulaq Numanhulaq, il padre Shabbar Abbas e la madre Nazia Shaheen, accusati di concorso in omicidio. I genitori si trovano in Pakistan: il padre è agli arresti, la madre è ancora latitante.

L'obiettivo degli inquirenti è processare il padre di Saman in videocollegamento o comunque evitare che la sua posizione rimanga "congelata" in attesa della decisione sull'estradizione. In questo senso la richiesta che la Procura ha fatto in apertura alla Corte di assise, che si esprimerà in merito venerdì prossimo, 17 febbraio. Se l'istanza sarà accolta, si notificheranno gli atti a Islamabad e a quel punto, sia che Shabbar dia il proprio consenso a partecipare collegato sia che lo neghi, la sua posizione sarà di nuovo riunita agli altri. Su tutto questo pende anche la decisione del Pakistan sulla consegna chiesta dall'Italia, con un'udienza martedì, dopo una decina di rinvii. La procedura sull'estradizione si prevede lunga, affidata peraltro a canali politico-diplomatici prima ancora che giudiziari. Ed è anche questo il motivo per cui si punta a ottenere una soluzione che impedisca al padre di Saman di sottrarsi al giudizio.

L'omicidio di Saman Abbas

Saman Abbass è stata brutalmente assassinata per essersi opposta a un matrimonio combinato. La famiglia voleva darla in sposa a un suo cugino che vive in Pakistan. Saqib Ayub, il fidanzato, che oggi si batte perché Saman abbia giustizia, era invece inviso alla famiglia Abbas. Saman voleva stare con lui: da tempo, da prima di conoscerlo, si era opposta alle nozze combinate denunciando tutto ai servizi sociali del comune, che l'avevano collocata in una struttura protetta già nel 2020. In quel periodo aveva incontrato Saqib, e i due si erano innamorati.

La famiglia Abbas a quel punto aveva minacciato più volte Saqib e pure i suoi genitori in Pakistan, ma Saman voleva sposarlo e, nella primavera del 2021, tornò a casa, probabilmente proprio per prendere i documenti custoditi ancora lì a Novellara dal padre e scappare con Saqib. Dopo la foto di un bacio fra i due nelle vie di Bologna, pubblicata su TikTok, il padre - secondo l'accusa - avrebbe deciso di uccidere la figlia perché aveva "disonorato la famiglia".

Il fratellino di Saman testimone chiave del processo

La prima udienza intanto è stata dedicata al confronto tra le parti civili, una ventina tra associazioni, enti, organizzazioni no profit che a vario titolo hanno rivendicato un danno subito dal crimine e i difensori di Danish Hasnain, Nomanhulaq Nomanhulaq e Ikram Ijaz, zio e cugini di Saman, che hanno ribattuto punto su punto. Parti civili sono anche il fidanzato e il fratello della vittima. Il primo ha annunciato, di recente, che vorrebbe creare una fondazione a nome di Saman. "Se fosse qui oggi Saqib direbbe: dei soldi non mi interessa niente, voglio giustizia", ha detto per lui l'avvocato Claudio Falleti. "Dobbiamo tutti insieme - ha aggiunto - rivendicare giustizia non solo per Saman, ma per tutte le altre ragazze vittime di questi crimini".

Il fratello, ancora minorenne, è un testimone chiave dell'accusa, è stato lui a indicare nello zio Danish l'esecutore materiale del delitto. "Questo ragazzo - ha detto il suo avvocato, Valeria Miari - ha squarciato il velo dell'omertà e merita rispetto da parte di tutti. Non so quanti sedicenni avrebbero avuto il coraggio di fare un passo contro, il cui prezzo è stato, è, e sarà immane. Aspetta una risposta e la vuole dall'Italia, dalle istituzioni e da nessun altro". Per il difensore di Danish, l'avvocato Liborio Cataliotti, il giovane non è credibile.

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