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Sabato, 24 Febbraio 2024
Il caso / Reggio Emilia

Saman Abbas, i parenti rinviati a giudizio: "Uccisa perché voleva essere libera"

I genitori, uno zio e due cugini devono rispondere di sequestro di persona, omicidio e soppressione di cadavere. Per l'accusa, la diciottenne ha pagato con la vita il "no" alle nozze combinate

Tutti rinviati tutti a giudizio. Così ha deciso il gup di Reggio Emilia, Dario De Luca, per i familiari di Saman Abbas, la 18enne pakistana sparita da Novellara (Reggio Emilia) il 30 aprile 2021 e mai più ritrovata. Il processo si aprirà il 10 febbraio del 2023. Le accuse sono pesanti: concorso di sequestro di persona, omicidio e soppressione di cadavere. Un macigno se si guarda contro chi sono rivolte: i genitori della ragazza (ancora latitanti), lo zio Danish Hasnain e i due cugini, Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq, questi utlimi tre arrestati all'estero dove erano fuggiti.

Le parti civili ammesse sono il Comune di Novellara, l'associazione Penelope che si occupa di persone scomparse, l'Unione dei Comuni della Bassa reggiana, il fratello minore di Saman - che è anche testimone - e l'Ucoii, l'Unione delle comunità islamiche italiane.

Saman uccisa perché voleva essere libera

Secondo l'accusa, i parenti hanno punito Saman per le sue idee, per la voglia di "normalità". La ragazza voleva ribellarsi alle tradizioni della famiglia e andare via da casa, rifiutando un matrimonio già combinato in patria. 

Il fratello minore della ragazza ha raccontato che il giorno della sua scomparsa nella casa dei genitori si è tenuta una "riunione" con lo zio Danish Hasnain e un altro parente per parlare di come far sparire il corpo di Saman dopo averlo fatto a pezzi. Riferendosi a un partecipante alla riunione, il fratello racconta: "Ha detto: io faccio piccoli pezzi e se volete porto anch'io a Guastalla, buttiamo là, perché così non va bene”. 

Le ultime immagini di Saman

Di Saman si sono perse le tracce da oltre un anno. Le ultime immagini che si hanno di lei sono in un filmato, girato dieci minuti dopo mezzanotte del 30 aprille 2021. La giovane, con uno zaino sulle spalle, è con i genitori e si avvia nelle campagne del Reggiano. Pochi minuti si rivedono i genitori, tornano a casa soli. Lo zainetto di Saman è in mano al padre. Da allora lei è un fantasma. Secondo l'accusa, la giovane in quel frangente sarebbe stata consegnata allo zio e ai cugini per poi essere uccisa.  

Le comunità islamiche: "La religione non c'entra"

"Noi abbiamo fatto tutto il nostro meglio e agito nei limiti delle funzioni di un servizio sociale". Dice il sindaco di Novellara, Elena Carletti. "Oggi vogliamo essere noi la famiglia di Saman, che quella vera non ha tutelato", interviene l'avvocato Barbara Iannuccelli, in rappresentanza dell'associazione Penelope, anch'essa parte civile. Sulla stessa scia le comunità islamiche italiane, riunite nell'Ucoii e seguite dal legale Riziero Angeletti. "Ci costituiamo per ribadire la netta condanna su quanto accaduto e porre fine al collegamento tra il comportamento degli imputati e la religione, che qui non c'entra affatto". Per statuto l'Ucoii è infatti impegnata nel contrasto a forme di integralismo "e a fenomeni come infibulazione e matrimoni combinati", dice Angeletti.

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