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Martedì, 16 Aprile 2024
Il caso

Saman Abbas: il padre resta in Pakistan

L'udienza per l'estrazione è stata rinviata già undici volte. L'iter rischia di essere lunghissimo, ma la magistratura italiana potrebbe processare l'uomo in videoconferenza

Ancora un rinvio, l'ennesimo. Nulla di fatto a Islamabad, dove si sta discutendo l'estradizione chiesta dall'Italia per Shabbar Abbas, accusato dalla Procura di Reggio Emilia dell'omicidio della figlia Saman, la 18enne pachistana uccisa a Novellara nella notte tra il 30 aprile e il primo maggio 2021 come punizione per avere rifiutato un matrimonio combinato. Il corpo della giovane è stato ritrovato solo il 18 novembre del 2022 e identificato due mesi dopo. 

Dopo l'arresto del 46enne, avvenuto e metà novembre, il procedimento che riguarda il padre della vittima è stato rinviato per undici volte. L'ultima questa mattina per assenza delle parti. L'udienza è stata ora aggiornata al 21 febbraio. Intanto venerdì la Corte di Assise di Reggio Emilia - davanti alla quale è iniziato il processo a carico di altri quattro parenti di Saman - dovrebbe pronunciarsi sulla richiesta della Procura di giudicare Shabbar (la cui posizione è stata separata da quella degli altri imputati) in videoconferenza. Da quanto emerso spetterà comunque all'imputato esprimere il consenso alla partecipazione da remoto. Se dovesse negarlo si valuterà anche la possibilità di processarlo in assenza. 

L'obiettivo degli inquirenti è evitare che la sua posizione rimanga "congelata" in attesa della decisione sull'estradizione. In questo senso la richiesta che la Procura ha fatto in apertura alla Corte di assise, che si esprimerà in merito venerdì prossimo, 17 febbraio. Se l'istanza sarà accolta, si notificheranno gli atti a Islamabad e a quel punto, sia che Shabbar dia il proprio consenso a partecipare collegato sia che lo neghi, la sua posizione sarà di nuovo riunita agli altri. Su tutto questo pende anche la decisione del Pakistan sulla consegna chiesta dall'Italia.

La procedura sull'estradizione si prevede lunga, affidata peraltro a canali politico-diplomatici prima ancora che giudiziari. Ed è anche questo il motivo per cui si punta a ottenere una soluzione che impedisca al padre di Saman di sottrarsi al giudizio. La madre di Saman, Nazia Shaheen, è invece tuttora latitante. Gli imputati devono rispondere tutti di omicidio premeditato in concorso, sequestro di persona e soppressione di cadavere.

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