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Martedì, 25 Giugno 2024
Fine della fuga

La mamma latitante di Saman è stata arrestata

Nazia Shaheen è stata condannata all'ergastolo per l'omicidio della figlia: è stata trovata in Pakistan, in un villaggio ai confini con il Kashmir

La mamma di Saman Abbas, Nazia Shaheen, 51 anni, è stata arrestata oggi in Pakistan. La donna a dicembre è stata condannata all'ergastolo dalla corte di assise di Reggio Emilia per l'omicidio della figlia, accusata dall'indagine della procura e dei carabinieri. Era latitante dal primo maggio 2021, il giorno in cui era tornata in patria da Novellara, insieme al marito, dopo l'omicidio. Su di lei c'era un mandato di cattura internazionale. È stata trovata in un villaggio ai confini con il Kashmir, nell'ambito delle attività d'indagine svolte in collaborazione con l'Interpol e la polizia federale pachistana. Dopo l'arresto, la donna è stata trasferita a Islamabad per le procedure formali di estradizione: è comparsa in tribunale nella capitale pachistana alle 10 ora locale (le 7 in Italia).

Per il marito le procedure per l'estradizione erano durate alcuni mesi. Stavolta però non si tratta di estradare un ricercato ancora da processare, ma una madre già giudicata da un tribunale per l'omicidio della propria figlia.

Saman strangolata e seppellita a Novellara

La morte di Saman Abbas, 18 anni, sarebbe avvenuta nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio del 2021: in quelle ore la ragazza è sparita. I sospetti sono presto caduti sulla famiglia. Secondo quanto emerso finora, i genitori Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, pachistani residenti a Novellara (comune in provincia di Reggio Emilia), non hanno mai accettato la relazione tra la ragazza, da poco maggiorenne, e il fidanzatino Saqib Ayub, connazionale di 23 anni. Con la complicità dello zio Danish, la giovane è stata strangolata e seppellita in un casolare diroccato a pochi passi dalla casa dove abitava con i genitori: qui il cadavere è stato trovato il 19 novembre 2022.

Inizialmente la scomparsa della ragazza è stata trattata dagli inquirenti come una possibile fuga o un sequestro di persona. Poi i carabinieri hanno scoperto che nei mesi precedenti Saman si era opposta al tentativo dei genitori di organizzare un matrimonio combinato con un suo cugino in Pakistan, e per questo motivo aveva denunciato i genitori alla polizia. Da allora Saman Abbas era stata ospite di una struttura gestita dai servizi sociali nel bolognese. L'11 aprile del 2021 aveva deciso di lasciare la comunità educativa per tornare a casa dei genitori, forse per chiedere di riavere i suoi documenti.

Il 5 maggio, quando i carabinieri sono andati a casa di Abbas per concordare una nuova sistemazione con i servizi sociali, non hanno però trovato nessuno. Tutta la famiglia aveva lasciato l'Italia, tranne il fratello piccolo di Saman, affidato ad alcuni conoscenti. Secondo le accuse, più che il rifiuto a convenire alle nozze combinate in Pakistan, alla base dell'omicidio ci sarebbe il tentativo di fuga che la ragazza stava per mettere in atto con il fidanzato Saqib Ayub, una relazione duramente osteggiata dai genitori. La sera del delitto, i genitori leggono le chat tra la figlia e il ragazzo: è questo particolare, secondo gli inquirenti, a far scattare la discussione accesa che sfocerà poi in un vero e proprio omicidio. 

Lo zio Danish Hasnain e i cugini Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq sono stati arrestati all'estero. Nel novembre 2022 è stato arrestato in Pakistan il padre Shabbar Abbas (poi estradato in Italia a settembre del 2023), mentre la madre Nazia Shaheen è stata latitante fino a oggi.

"La decisione di uccidere la ragazza è stata concordata dai genitori"

Il 19 dicembre 2023 è arrivata la sentenza di primo grado: ergastolo ai genitori, 14 anni allo zio, assolti i cugini. Nella sentenza si legge che non è possibile stabilire con certezza chi abbia strangolato Saman, "ma si può affermare con sconfortante certezza che i genitori abbiano letteralmente accompagnato la figlia a morire". Per i giudici, Nazia Shaheen, la madre di Saman Abbas, ha "partecipato attivamente ai momenti in cui si è decisa la sorte" della figlia e la "decisione di uccidere la giovane ragazza è stata concordata dai genitori nel corso delle telefonate con Danish Hasnain (lo zio, ndr)".

E poi ancora: "La circostanza che la madre Nazia scompaia dalla vista delle telecamere per un minuto, con Saman ancora viva, non consente di escludere con certezza che anche la madre abbia fattivamente partecipato all'omicidio". La corte d'assise di Reggio Emilia ha fatto cadere l'aggravante della premeditazione.

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