Giovedì, 16 Settembre 2021
Una catastrofe

Inferno in Sardegna: ci vorranno decenni per recuperare l'ambiente

Secondo un primo sopralluogo le fiamme avrebbero distrutto oltre 20mila ettari. La Stima di Coldiretti: ''Serviranno almeno 15 anni per ricostruire i boschi e la macchia mediterranea devastati dagli incendi''

Incendi in Sardegna (Foto Ansa)

Ventimila ettari in fumo e cenere: la Sardegna si trova di fronte ad una vera e propria catastrofe ambientale dopo gli incendi che hanno devastato diverse aree boschive, coltivazioni e aziende agricole. Un danno enorme, inestimabile, che sarà difficile da recuperare. Intanto,Presidente della Regione, Christian Solinas, coordina le operazioni di spegnimento e di soccorso delle quasi 1000 persone che hanno dovuto abbandonare le loro case dalla sala operativa della Protezione Civile Regionale ed è in continuo contatto con la Protezione Civile Nazionale e il Governo, al quale la Regione, dopo l'attivazione dello stato di calamità, la Sardegna chiede provvedimenti immediati di sostegno economico

Incendi in Sardegna: distrutti 20mila ettari

Il perimetro del rogo comprende un'area stimata al momento in almeno 20 mila ettari. Stamane si è recato per un primo sopralluogo sulle zone colpite dai roghi l'assessore regionale dell'Ambiente, Gianni Lampis, che ha incontrato i sindaci di Santulussurgiu, e si è poi diretto a Cuglieri, Scano Montiferro e Sennariolo. "Tra gli amministratori e i cittadini - ha detto l'assessore Lampis - ho trovato una forte volontà di rialzarsi e di ripartire: sosterremo questa volontà con ogni mezzo, ha detto l'assessore, e la Regione sarà al loro fianco mettendo in campo ogni azione utile ad ottenere immediatamente gli strumenti di ristoro per le famiglie e per le imprese, come già detto dal Presidente Solinas".

La Protezione Civile regionale della Sardegna ha diramato un nuovo bollettino di previsione di pericolo incendio, che riguarda tutta la zona dell'Oristanese, il Montiferru, la Planargia e parte del Nuorese: il rischio è stato classificato come alto ed è scattato il "preallarme". Codice arancione, ma con attenzione rinforzata, dalla Gallura al Campidano di Cagliari sino al Sulcis.

I soccorsi messi in campo dal Corpo nazionale grazie al modulo internazionale di cooperazione attivato per far fronte all'emergenza dal Dipartimento della Protezione Civile, sono in volo verso l'Isola due Canadair provenienti dalla Francia mentre altri due dalla Grecia sono atterrati ad Alghero alle 4 e mezza di stamattina, pronti a operare.

Si aggiungono alle 57 unità operative a terra, di cui 28 provenienti dai Comandi di Nuoro, Sassari e Cagliari e 29 del locale Comando di Oristano. Placato l'inferno di fuoco a Scano di Montiferro, che ieri aveva causato l'evacuazione di oltre 400 persone. Sempre in azione otto velivoli Canadair, un elicottero del Reparto volo di Sassari e gli elicotteri del servizio AIB regionale

''Serviranno decenni per ripristinare l'ambiente''

Serviranno almeno 15 anni per ricostruire i boschi e la macchia mediterranea distrutti dalle fiamme che hanno raggiunto pascoli, ulivi, capannoni, fienili con le scorte di foraggio e mezzi agricoli, ma anche ucciso animali e portato danni incalcolabili all'agricoltura negli oltre 20 mila ettari andati a fuoco. È quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti sugli effetti dei devastanti incendi che hanno colpito la Sardegna in diverse località dell'Isola, soprattutto nell'Oristanese.

Tempistiche molto lunghe anche secondo il Conaf: "Ben 20.000 ettari, secondo le previsioni più ottimistiche. Significa che 200 milioni metri quadrati di terreno sono stati completamente distrutti. Aziende scomparse, macchia mediterranea bruciata e il conteggio del bestiame perduto che si potrà fare solo nei prossimi giorni. Lasciano sgomenti le immagini e le testimonianze dei colleghi agronomi e forestali che raccontano la devastazione provocata dal vasto incendio divampato nella provincia di Oristano". 

Nel Comune di Cuglieri, almeno il 90% della superficie olivetata è andato distrutto. Nel Comune di Sennariolo, il 95% delle superfici sono bruciate. Ci vorranno parecchi decenni per ripristinare la condizione del suolo e la sua fertilità, ristabilire gli equilibri ecosistemici e la complessità della macchia mediterranea. Ora che il vento si è placato, gli uomini hanno maggiori possibilità di intervento, ma la situazione non è ancora risolta definitivamente, anche perché gli ulivi bruciano per molti giorni.

''Abbiamo visto - dichiara Corrado Fenu, Consigliere Conaf e agronomo oristanese - un enorme dispiego di forze impegnate a spegnere l'incendio. Dobbiamo essere grati ai vigili del fuoco, agli addetti del corpo forestale e a quelli della protezione civile, alle compagnie barracellari, ai dipendenti dell'agenzia regionale Forestas e ai tanti volontari. E un grazie va anche a Francia e Grecia per la solidarietà internazionale, poiché hanno mandato in soccorso i loro canadair. C'è però una riflessione da fare. Come dottori agronomi e dottori forestali siamo abituati a studiare e pianificare prima di intervenire. Ma in questo caso vediamo che lo sforzo di gran lunga maggiore è lasciato all'intervento. Poche cose sono state fatte per prevenire: chi guarda al futuro, invece, deve capire che è necessario ribilanciare l'impegno, lavorando molto sulla prevenzione e meno sull'intervento emergenziale che lascia strascichi per decenni".

L'incendio di queste ore ha mostrato, ancora una volta, come troppe superfici sono state abbandonate dai proprietari, che non trovano remunerazione adeguata per occuparsi delle proprietà. Invece, per contrastare gli incendi, si deve riscoprire la cura del territorio. "Come dottori agronomi e dottori forestali - dichiara Sabrina Diamanti, presidente Conaf - siamo vicini alla popolazione, ai colleghi, a tutti coloro che vivono quest'emergenza. Come ordine vogliamo impegnarci affinché queste situazioni non si verifichino più. Urgono piani antincendio, coordinati con la corretta pianificazione territoriale delle aree boscate a macchia mediterranea. Si devono prevedere e realizzare le giuste infrastrutture antincendio, essenziali nella prevenzione, fondamentali durante l'intervento di spegnimento".

"Si deve incentivare - auspica - il presidio del territorio e disincentivare l'abbandono del bosco, ricordando agli imprenditori agricoli il ruolo di sentinelle, consentendo loro di svolgere serenamente le attività rurali e zootecniche, compreso il pascolamento in bosco. Sono interventi che si possono fare con raziocinio e con sapere scientifico. Per questo motivo, mettiamo a disposizione le nostre competenze e la puntuale conoscenza del territorio per prevenire questi disastri".

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