Giovedì, 18 Luglio 2024
Le carte dell'inchiesta

Morire dissanguati per 6 euro l'ora: la tragica agonia di Satnam Singh

Dopo l'arresto di Antonello Lovato, l'imprenditore accusato di non aver prestato soccorso al bracciante indiano morto dopo ore di terribile agonia lo scorso 17 giugno, emergono le prime evidenze della Procura. Una realtà di sfruttamento quotidiano e di diritti calpestati nelle nostre campagne

Una morte che ha scioccato un intero Paese. La Procura continua a indagare sulla tragica morte di Satman Singh, l'operaio indiano 31 anni che ha perso la vita nelle campagne dell'agro-pontino lo scorso 17 giugno e martedì 2 luglio ha emesso un'ordinanza di arresto per custodia cautelare per Antonello Lovato, l'imprenditore accusato di non aver chiamato i soccorsi e favorito così la morte del 31enne. Nel frattempo, dalle carte della Procura, emergono meglio i contorni di un dramma che ci riguarda tutti da vicino.

Chi erano Satman Singh e la moglie e per quanto lavoravano

Satman Singh aveva 31 anni e da tre era sposato con la sua compagna, e connazionale, Soni Soni. Prima di trasferirsi nell'Agro Pontino i due vivono a Napoli dove lavorano per una ditta che si occupa dell'allevamento di bufali. Due anni fa si spostano a Cisterna di Latina e cominciano a lavorare per l'azienda di Lovato. Non hanno un regolare permesso di soggiorno, né tantomeno un regolare contratto di lavoro, come emerge dall'interrogatorio della Procura. Fanno parte di quell'esercito di lavoratori invisibili che manda avanti, da anni, l'agricoltura italiana. Non hanno diritti sociali, per lo Stato sono praticamente invisibili e quindi estremamente ricattabili. 

Satnam Singh è il centesimo straniero morto sul lavoro nel 2024

Satman e Soni lavorano 8-9 ore al giorno e percepiscono sei euro all’ora, ovviamente in nero. Quel tragico 17 giugno escono di casa, come ogni mattina, alle 5:30. Alle prime luci del mattino sono sui campi dell'azienda di Antonello Lovato con altri operai. Prima raccolgono zucchine, nel pomeriggio appongono il film plastico sui terreni. Sono le 16 e qui comincia il dramma. 

Come si è verificato l'incidente e quali sono le responsabilità dell'imprenditore 

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Lovato, l’imprenditore agricolo finito in manette, sarebbe stato alla guida del trattore quel tragico 17 giugno. Satnam si sarebbe occupato, seguendolo, di riavvolgere i teli per apporre la copertura in plastica sul terreno per evitare la crescita di erbe infestanti con un "avvolgitelo". Durante l’esecuzione Singh si sarebbe avvicinato troppo al macchinario e sarebbe rimasto impigliato, molto probabilmente a causa della manica della camicia. Trascinato dalla violenta forza motrice dell'avvolgitelo, l’operaio ruota più volte attorno all’attrezzo. Il violento impatto e la dinamica dell'incidente gli strappano il braccio destro e gli procurano gravi fratture alle gambe.

Sarebbe stato Lovato al momento dell'incidente, secondo la ricostruzione della Procura, a dare indicazioni all’operaio. Poi avrebbe urlato e la moglie di Singh si sarebbe accorta che qualcosa non andava. La scena è orrenda: vede il marito accovacciato nel sangue attorno al macchinario e ha solo la forza di urlare.

Satnam Singh e gli immigrati che fanno comodo a chi odia gli immigrati

Una versione che si discosta di molto da quella, ritenuta non veritiera dalla Procura, fornita da Lovato secondo il quale Singh avrebbe fatto tutto da solo, senza nessuna supervisione. Rimane poi l'evidenza: il 31enne non aveva nessuno strumento di protezione individuale, né aveva partecipato a corsi di formazione specifici su come utilizzare il macchinario in questione.

Il braccio e le mani di Satman finiscono vicino ai cestini della spazzatura, l'imprenditore fugge 

Ma è dopo l'incidente che la posizione di Lovato si complica, e non di poco. La moglie di Singh chiede disperatamente di chiamare i soccorsi. La risposta dell'imprenditore è eloquente. Urlerebbe più volte: "È morto". In realtà l’operaio è agonizzante e ha bisogno di un intervento immediato. Lovato la caricherebbe, a questo punto, sul furgone sanguinante, riponendo il braccio amputato in una scatola per la frutta.

La moglie continua a imploralo di chiamare i soccorsi, lui, secondo quanto ricostruito dalla Procura, scarica il corpo del marito davanti casa sanguinante. Secondo le ricostruzioni poserebbe il braccio e la mano amputate dell’uomo vicino ai cestini della spazzatura, per poi scappare immediatamente. Non solo: l'imprenditore avrebbe fatto cenno ai presenti di non parlare con nessuno dell’accaduto. Il braccio e la mano di Singh vengono poi ritrovati dai vicini. Le urla di Soni intanto attirano il circondario: tutti accorrono e un vicino riesce finalmente a chiamare i soccorsi. È però troppo tardi. 

Bracciante morto, il racconto dei vicini: "Chi lo ha scaricato ci ha detto che si era solo tagliato"

Secondo i medici Singh muore per shock emorragico per la recisione dell’arteria ascellare: se il 30enne avesse avuto una sola speranza di salvarsi era con un accesso immediato al pronto soccorso. Ma quando arrivano i sanitari non c’è purtroppo più nulla da fare. La perizia concorda quindi su un punto: la sua morte sarebbe stata evitabile se si fossero chiamati immediatamente i soccorsi.

Lovato nel frattempo, sempre secondo la ricostruzione della Procura, si sarebbe preoccupato di pulire il sangue dal furgone per celare il suo coinvolgimento. I soccorsi vengono chiamati quando ormai è tardi da un vicino. I cellulari della coppia rimangono invece nel furgone di Lovato, secondo quanto affermato da Soni, la compagna di Singh. 

Ieri, martedì 2 uglio, a quasi 20 giorni dal dramma, la decisione dei magistrati di fare scattare la custodia cautelare nei confronti di Antonello Lovato. C'è il rischio, secondo la Procura, che a causa dell'influenza che ha sugli altri lavoratori, possa inquinare indagini e testimonianze. Dalla violazione delle norme sulla sicurezza, all'omesso soccorso, le imputazioni a suo carico, non sono poche. 
 

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Today è in caricamento