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Mercoledì, 18 Maggio 2022
Cronaca

Migranti, condannati gli scafisti del naufragio in cui morirono 700 persone nel 2015

Condannati il "comandante" Mohamed Alì Malek e il suo "mozzo" Mahmud Bikhit

I due presunti scafisti del naufragio del 18 aprile 2015 a largo delle coste della Libia in cui morirono oltre 700 migranti sono stati condannati. Mohamed Alì Makel, il capitano tunisino del barcone, dovrà scontare una pena a 18 anni di carcere mentre il suo mozzo, il siriano Maumud Bikhit, cinque. Queste le condanne inflitte dal Gup di Catania, Daniela Monaco Crea. Soltanto 28 persone sopravvissero a quel terribile naufragio. Tra questi due minorenni, che si sono costituiti parte civile.

Makel e Bikhit sono stati condannati per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Il tunisino è stato ritenuto colpevole anche dei reati di omicidio colposo plurimo e naufragio. Entrambi si sono sempre proclamati innocenti, sostenendo di essere stati anche loro dei semplici "passeggeri", come gli altri migranti. Bikhit ha accusato Malek di essere il comandante, mentre quest'ultimo sostiene di aver visto i componenti dell'equipaggio del barcone ma non averli individuati tra i sopravvissuti.

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Secondo l'accusa il naufragio "fu determinato da una serie di concause, tra cui il sovraffollamento dell'imbarcazione e le errate manovre compiute dal "comandante" Malek, che portarono il peschereccio a scontrarsi col mercantile King Jacob", intervenuto per soccorre i migranti.

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