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Mercoledì, 28 Febbraio 2024
L'inchiesta / Caltanissetta

Il traffico di migranti tra Sicilia e Tunisia: "Se avete problemi, gettateli in mare"

Le imbarcazioni dei trafficanti sarebbero partite dal porto di Gela (Caltanissetta) o dalle coste dell'Agrigentino, guadagnando anche 70mila euro a ogni viaggio. Diciotto arresti tra gli scafisti

Alcune imbarcazioni di scafisti sarebbero partite dal porto di Gela (in provincia di Caltanissetta) o dalle coste dell'Agrigentino per raggiungere la Tunisia e fare immediato rientro con il "carico" di migranti. Questo è quanto emerso dall'operazione "Mare aperto" della polizia di Caltanissetta, che ha sgominato la banda eseguendo 18 misure cautelari per associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. I destinatori del provvedimento sono undici tunisini e sette italiani. Il gip ha disposto il carcere per 12 di loro e gli arresti domicialiari per gli altri sei. Sei dei 18 sono ancora irreperibili perché probabilmente all'estero. Un indagato è stato individuato a Ferrara grazie alla collaborazione della squadra mobile del luogo, uno era già in carcere per reati della stessa tipologia. Un tunisino, scarcerato da pochi giorni, era nel Cpr-centro di permanenza per i rimpatri di "Ponte Galeria" a Roma, in attesa di essere rimpatriato. Gli altri sono stati arrestati in Sicilia: otto a Caltanissetta e uno a Ragusa.

Il traffico di migranti tra Sicilia e Tunisia: fino a 70mila euro per ogni viaggio

L'indagine è stata avviata il 21 febbraio del 2019, quando all'imbocco del porto di Gela si era incagliata una barca in vetroresina di dieci metri con due motori da duecento cavalli. La polizia, indagando sul caso, scoprì che il natante era stato rubato a Catania pochi giorni prima e che erano sbarcate decine di persone presumibilmente di origini nordafricane. La polizia è riuscita a risalire a una coppia di origini tunisine che, secondo l'accusa, avrebbe favorito l'ingresso irregolare sul territorio italiano, principalmente di cittadini nord africani. Nei confronti degli indagati, secondo la ricostruzione della procura di Caltanissetta, "sussistono gravi indizi di partecipazione a un'organizzazione criminale dedita al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina aggravata" e che aveva "carattere transnazionale in quanto operativa in più Stati".

Ma è vero o no che "i migranti arrivano tutti in Italia"?

È stata contestata anche la circostanza aggravante di aver esposto a serio pericolo di vita i migranti da loro trasportati e di averli sottoposti a trattamento inumano e degradante. La presunta associazione per delinquere avrebbe avuto punti strategici dislocati in più centri dell'isola, come Scicli, Catania e Mazara del Vallo. Avrebbe impiegato piccole imbarcazioni, munite di potenti motori fuoribordo, condotte da esperti scafisti che avrebbero operato nel braccio di mare tra le città tunisine di Al Haouaria, Dar Allouche e Korba e le province di Caltanissetta, Trapani e Agrigento, così da raggiungere le coste italiane in meno di 4 ore.

Secondo l'accusa, avrebbero trasportato dalle 10 alle 30 persone per volta, esponendole a grave pericolo per la vita. Il prezzo a persona, pagato in contanti in Tunisia prima della partenza, si sarebbe aggirato tra i tremila e cinquemila euro. Il presunto profitto dell'organizzazione criminale, secondo le stime investigative, si attesterebbe tra i 30mila e i 70mila euro per ogni viaggio. Il 26 luglio 2020, per uno dei viaggi pianificati dagli indagati, un'imbarcazione sarebbe partita dal porto di Licata in direzione delle coste tunisine per prelevare delle persone da condurre in Italia. Solo l'avaria di entrambi i motori non ha permesso la conclusione del viaggio e il natante è rimasto alla deriva, in mare aperto, da qui il nome dell'operazione della polizia, e poi trovato di fronte le coste di Mazara del Vallo.

"Se avete problemi, gettateli in mare"

Grazie alla collaborazione della capitaneria di porto di Porto Empedocle e del reparto operativo aeronavale della guardia di finanza di Mazara del Vallo, è stato possibile individuare l'imbarcazione durante le fasi di rientro dalle coste tunisine, identificando così gli scafisti. Inoltre, se ci fossero stati problemi, come un'avaria al motore, gli scafisti avrebbero potuto "sbarazzarsi dei migranti in alto mare". Era l'indicazione data dagli organizzatori agli scafisti che partivano dalla costa meridionale della Sicilia. Questo è quanto emerge dalle intercettazioni agli atti dell'inchiesta.

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