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Martedì, 18 Gennaio 2022
VERSO IL CONCLAVE

Quella "sporca dozzina di cardinali" che non deve diventare Papa

Lo scandalo pedofilia continua a scuotere l'imminente coclave: lo Snap pubblica una lista con i nomi di dodici papabili che sono rimasti coinvolti in casi di pedofilia e chiede che non siano eletti

Mentre i porporati sono riuniti per la terza giornata di congregazioni, il caso pedofilia continua a scuotere la curia mondiale. Il clima, in vista dell'imminente conclave, resta teso e le ultime notizie non calmano le acque. 

A sganciare l'ultima 'bomba' è lo Snap (Survivor Network of those Abused by Priests). L'associazione di "coloro che hanno subito molestie dai preti" ha stilato una lista di dodici papabile che, in caso di elezione, "sarebbero la peggiore scelta per i bambini"

Nella lista, rinominata "Dirty dozen", la sporca dozzina compaiono i cardinali che hanno 'avuto a che fare' con i numerosi casi di pedofilia. Le accusa vanno dal "non avere affrontato con il dovuto vigore gli abusi sessuali del clero sui minori" all'avere "rifiutato di incontrare le vittime". Nello specifico i porporati 'accusati' sono il messicano Norberto Rivera Carrera, l'hondureno Oscar Ridriguez Maradiaga, gli statunitensi Timothy Dolan, Donald Wuerl e Sean O'Malley.

Gli italiani Angelo Scola e Tarcisio Bertone, l'australiano George Pell, il ceco Dominik Duka, il canadese Marc Ouellet, il ghanese Peter Turkson e l'italo-argentino Leonardo Sandri, "strettamente legato al controverso Angelo Sodano, che era un fiero e smaliziato sostenitore di Marcial Maciel", il fondatore dei Legionari di Cristo.

"Alcuni di questi nomi li abbiamo criticati in passato, mentre alcuni potrebbero sorprendere gli osservatori", ha commentato David Clohessy, direttore dello Snap. "Alcuni di questi prelati sono considerati  come 'riformatori", ma l'associazione naturalmente "non è d'accordo". 

"La maggior parte ha meritato un posto in questa lista per quel che ha fatto. Alcuni, tuttavia, sono sulla lista per quello che hanno detto. Noi dello Snap diciamo spesso che 'le azioni, non le parole, proteggono i bambini'. Tuttavia le parole sono importanti. E quando i vescovi fanno commenti pubblici che feriscono o sviano,sbagliano per due motivi: scoraggiano e addolorano le vittime".

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