Domenica, 26 Settembre 2021
Il processo

Costa Concordia, Schettino sbotta: "Non ho colpe nel naufragio"

Il comandante parla durante la nuova udienza del processo: "Se salivo io sul ponte e loro scendevano tutti era meglio". Le accuse di Schettino sono rivolte agli ufficiali di guardia

ROMA - "La colpa è stata tutta del team di plancia. Se salivo io sul ponte e loro scendevano tutti era meglio". Senza troppi giri di parole, il comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino, ha risposto così in aula, interrogato dall'avvocato di parte civile Alessandra Guarini, che tutela alcuni naufraghi. Come già avvenuto nelle precedenti udienze, Schettino non ci sta a passare come l'unico responsabile del naufragio.

Le accuse di Schettino sono rivolte agli ufficiali di guardia, a cui aveva affidato la rotta verso il Giglio prima del naufragio. "Non è possibile che degli ufficiali non manifestino al comandante che si andava su uno scoglio", ha quindi aggiunto Schettino, alzando ancora ulteriormente la voce e quasi perdendo la calma mantenuta finora nelle varie udienze in cui è stato interrogato. "Ho sempre detto che il comandante è responsabile, ma è anche vero che dall'Ottocento le regole sono cambiate, bisogna estendere il concetto di navigazione e governo delle navi all'organizzazione", ha ribadito rivolgendosi alle parti civili. 

L'ex comandante, poi, ha dedicato un passaggio alla polemica sulla sua frase pronunciata pochi giorni fa: "Sono il primo dopo Dio". "Quando ho detto che la figura del comandante su una nave è dopo di Dio, non è riferita a me, ma alla figura, in generale, del comandante di una nave. E' stata strumentalizzata - ha spiegato Schettino - E non capisco perché in 8.000 km di coste italiane non la si conosca. Questa è un'espressione marinaresca conosciuta dovunque, dai francesi, dagli inglesi...".

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