Sabato, 23 Ottobre 2021
Il caso

Lavoratori che manganellano altri lavoratori

Le manganellate della polizia agli operai di Terni finiscono in Parlamento. Camusso: "Renzi abbassi i manganelli". La minoranza Pd: "Lì c'era gente che ha perso il lavoro". E Renzi "scarica" tutto su Alfano

ROMA - Da un lato lavoratori. Dall'altro anche. Da un lato chi uno stipendio presto potrebbe non averlo più. Dall'altro chi lo spauracchio lo ha allontanato, almeno momentaneamente. In piazza Indipendenza, a Roma, mercoledì c'erano persone, uomini. Ognuno da un lato della barricata, ognuno con la propria rabbia. Ognuno con le proprie idee, e i propri ordini da seguire. 

Le manganellate, e gli scontri tra operai dell'acciaieria di Terni e la celere della polizia, hanno fatto male. Fisicamente, per gli otto - quattro operai e quattro poliziotti - finiti in ospedale. Moralmente, per un Paese intero sempre più attento allo scontro politico, alle beghe di partito, e sempre meno concentrato sulle reali emergenze e necessità. Ma soprattutto per un Paese, per una classe dirigente, che sembra sempre meno capace di gestire l'ordine - anche l'emergenza - con criterio. 

LAVORATORI VS LAVORATORI - Le parole di Susanna Camusso, segretario generale Cgil, pesano come macigni. E non potrebbe essere altrimenti. "La giornata di ieri speriamo non sia uno spartiacque, ma rischia di esserlo. La scelta di caricare lavoratori che manifestano è molto grave - ha attaccato - L’abbiamo detto per tutta la giornata, dicendo al governo che sarebbe positivo convocare un Comitato per l’Ordine e la Sicurezza, per fare chiarezza e trasparenza sulle manifestazioni di piazza, per non mettere in contrapposizione chi manifesta pacificamente con gli agenti di polizia, che sono altri lavoratori". Lavoratori che, la storia lo insegna, spesso eseguono gli ordini. Poco più. 

E quegli ordini, per forza, da qualcuno devono essere arrivati. E non sarebbe la prima volta. Tanto che le vittime del caso, più in generale per oggi il mondo dei sindacalisti, hanno ipotizzato addirittura un nuovo modo di gestire la piazza, la protesta. Un modo più violento, deciso: inasprito magari dalla battaglia delle ultime settimane tra governo e parti sociali. 

"NON SONO UN MANGANELLATORE" - "Il presidente del Consiglio dovrebbe provare ad abbassare i manganelli dell’ordine pubblico", ha punzecchiato Camusso. Ma Renzi non ha voglia di scherzare, messo in mezzo tra il caos per gli scontri di piazza e la rabbia di minoranza Pd, che non ha perso l'occasione per criticarlo, e sindacati. Il premier non ci sta a passare come il presidente manganellatore e questa situazione, secondo il Messaggero, lo ha mandato su tutte le furie. Per questo chiede al ministro Alfano - anche lui finito abbastanza rapidamente sul banco degli imputati e con l'ipotesi mozione sfiducia non lontanissima - di fare luce sulla situazione e vuole una linea dura: "Chi ha sbagliato paghi, subito".

"Così si fa un favore alla Camusso - avrebbe detto, secondo quanto racconta Il Messaggero - si fa il gioco della Cgil e della minoranza. Noi abbiamo sempre rispettato chi scende in piazza per manifestare le proprie opinioni e difendere il posto di lavoro". Ma è evidente che qualcosa, mercoledì, non ha funzionato. 

MAI PIU' - Anche il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha chiamato il prefetto e direttamente il collega Alfano per avere "chiarimenti". Stessa richiesta è arrivata da un gruppo di parlamentari Pd, tra i quali Gianni Cuperlo: "In piazza sfilavano persone che esercitavano pacificamente il diritto di manifestare a difesa del proprio lavoro e della propria dignità. Chiediamo, dunque, che siano presi i dovuti provvedimenti anche affinché questi fatti non possano ripetersi o, peggio, inasprirsi". 

Parole ancora più dure quelle di Riccardo Nencini, sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti. "Dica Alfano cosa e successo a Roma - ha tuonato il socialista - E lo dica in Parlamento. E se vi sono responsabilità, non le taccia". Il tutto mentre l'ala più a sinistra del Pd, nei conciliaboli del Transatlantico, arriva ad ipotizzare una gestione volutamente dura dell'ordine pubblico da parte di Alfano: "Ci sono stati già altri segnali di questo tipo. Non vorremmo che si decidesse deliberatamente di usare la linea dura da parte del ministro. Bisogna tenere conto che lì c'è gente che ha perso il lavoro ed è disperata".

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