Venerdì, 16 Aprile 2021

Scuola, la Danimarca riapre "in sicurezza": in Italia invece il dibattito è inesistente

Aprono asili ed elementari. I bambini tenuti a distanza, imposte misure igieniche molto stringenti. Un piano perfetto quello danese? No, certo che no. Ma almeno è un tentativo di mettere nero su bianco un'idea di futuro della scuola. In Italia, per ora, il dibattito è assente

Un'aula italiana in una foto d'archivio Ansa

Gli asili e le scuole elementari possono riaprire da oggi in Danimarca, come parte della fase 2 della lotta al coronavirus. I bambini saranno tenuti a distanza e sono state imposte misure igieniche molto stringenti. Dove possibile le lezioni si terranno all'aperto. Le altre misure di lockdown restano per ora in vigore. La Danimarca dall'inizio dell'emergenza ha registrato oltre 6.700 casi e circa 300 decessi. Un numero molto più basso rispetto a Spagna e Italia, ma dalle indicazioni che le autorità sanitarie danesi danno per la riapertura delle scuole, si possono trarre parecchi spunti interessanti, e magari replicabili qui in Italia. Perché se, come pare certo, il virus non scomparirà e ci accompagnerà per mesi e mesi, è doveroso pensare a come sarà la scuola di domani. Vale per tutto il mondo, e non c'è tempo da perdere.

Asili e scuole non riaprono ovunque in tutta la Danimarca (la metà circa delle strutture lo farà al momento), si procede a scaglioni: lo potranno fare solo le strutture che garantiranno standard di sicurezza e igiene molto elevati. "Prima di aprire le porte delle scuole dobbiamo soddisfare tutti i requisiti delle autorità sanitarie. Ecco perché ci vuole del tempo. Spero che i cittadini comprendano e sostengano che ciò debba essere fatto nel modo giusto e che quindi sarà anche fatto diversamente tra comune e comune", ha fatto sapere il presidente del comitato educativo per l'infanzia.

Deve esserci una superficie a disposizione di 4-6 metri quadri per ogni bambino per l'asilo nido e scuola materna, il che significa che alcuni istituti potrebbero non essere in grado di accettare da subito tutti i bambini. Classi poco affollate quindi. Tra le altre raccomandazioni, i bambini dovranno giocare a piccoli gruppi formati da 3-5 elementi, e principalmente all'aperto (meteo permettendo). I bambini si devono sedere a due metri di distanza l'uno dall'altro ai banchi. Il cibo non deve essere condiviso. I bambini dovranno lavarsi le mani almeno ogni due ore, sempre dopo aver tossito o starnutito, e prima e dopo i pasti. Obbligatoria anche la pulizia regolare di tutti gli ambienti, compresi i giocattoli, due volte al giorno, così come la disinfezione di superfici come rubinetti, sciacquoni, tavoli e banchi, maniglie delle porte, corrimano, interruttori della luce. Dopo la riapertura delle scuole tutte le riunioni di insegnanti e personale non si terranno nelle aule ma solo all'esterno o tramite telefono o videochiamata. Anche sugli scuolabus ci si dovrà sedere a due metri di distanza, e per questo saranno messi a disposizione più autobus per il servizio. Gli ingressi dei bimbi più piccoli saranno scaglionati, e se possibile la "consegna" del piccolo dal genitore all'educatore all'ingresso e all'uscita avverrà all'esterno della scuola.

Per affrontare il problema più difficile da risolvere, quello dello spazio a disposizione, a Copenaghen le scuole e i centri diurni avranno la possibilità di usare gli spazi di musei e campi sportivi, in modo da garantire un distanziamento di sicurezza vero. Ogni scuola e asilo nido contatterà i genitori con i dettagli su come e quando riaprirà. Se ci sono persone con condizioni di salute a rischio in famiglia, come una donna incinta o un parente con un sistema immunitario compromesso, ciò non impedirà al bambino di andare a scuola o all'asilo. Ma si raccomanda in tali casi un'attenzione speciale all'igiene nelle abitazioni. Preoccupati dal rischio contagio, un gruppo di genitori ha lanciato una petizione, che ha raccolto migliaia di firme, per tenere chiuse le scuole, e molti sceglieranno autonomamente di non mandare i figli tra i banchi. Ma intanto le scuole riaprono gradualmente. 

Un piano perfetto quello danese? No, certo che no. Ma almeno è un tentativo concreto di mettere nero su bianco un'idea di futuro della scuola, elemento base della vita sociale e cardine della riapertura post-pandemia a cui tutti i Paesi devono iniziare a pensare. Un Paese che non pensa a come riaprire le scuole non sta pensando al futuro: come si fa a "ripartire" davvero se i genitori devono tornare al lavoro e le scuole restano chiuse? Il dibattito pubblico su questo specifico tema in Italia è timidissimo o del tutto assente. Quando, probabilmente a maggio, chi ha figli tornerà realisticamente al lavoro, cosa succederà? Basteranno 15 giorni di congedo parentale, i bonus baby sitter, o lo smart working? No, se i entrambi i genitori lavorano. Una baby sitter a tempo pieno tutti i giorni feriali costerebbe tanto, tantissimo, e infine non è facile trovarne di disponibili a spostarsi in questo periodo. Non tutti possono lasciare i figli dai nonni, e con il distanziamento sociale richiesto non è certo la migliore delle idee (in molti saranno costretti a scegliere questa soluzione, è bene che si sappia, l'alternativa è lasciarli a casa da soli).

Se nidi, materne ed elementari sono chiusi fino a settembre, le difficoltà saranno inevitabili per le famiglie. Un bambino di meno di 10 anni non può stare a casa da solo per un'intera giornata. Si dirà: ma le scuole avrebbero chiuso lo stesso i battenti a metà giugno. Non è vero, perche almeno i nidi in molti comuni sono aperti fino a fine luglio. E in tantissimi comuni ci sono progetti di "doposcuola" e campi estivi per i mesi di giugno e luglio per bambini fino a 10 anni o anche di più: su tali progetti "paralleli" quest'anno le famiglie non potranno probabilmente fare alcun affidamento. Perché non discutere quindi - quantomeno discutere - di un allungamento dell'anno scolastico, vista l'emergenza, per andare incontro alle famiglie? O almeno di un periodo a scuola integrativo nel corso dell'estate per i più piccoli? Su questo in Italia c'è una rigidità totale, nessuno vuole nemmeno parlarne. Dire che le scuole sono chiuse fino a settembre e chiudere la discussione così, senza affontare ciò che questo comporta per le famiglie, che da inizio marzo hanno fatto i giochi di prestigio per organizzarsi, non è un bel segnale. Anche perché, a forza di non parlarne, il rischio è ritrovarsi a settembre nella stessa identica situazione di oggi. E in caso di nuovi focolai epidemici in autunno sarebbe meglio farsi trovare preparati. Per organizzare una scuola diversa, senza più "classi pollaio" ad esempio, o con una didattica a distanza non lasciata esclusivamente alla buona volontà dei singoli insegnanti, serve tempo. Ed è già tardi.

Coronavirus, Locatelli: "Riaprirei le scuole a settembre"

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