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Giovedì, 20 Gennaio 2022
Cronaca

Scuola, inizio rinviato?

Mancano i banchi, mancano i docenti, soprattutto di sostegno, non sono stati finiti i lavori di adeguamento: il grido di dolore dei presidi

L'inizio delle lezioni il 14 settembre a scuola rischia il rinvio? A chiedere a gran voce un posticipo sono i presidi perché gli istituti non sono ancora pronti. E se la Campania e la Calabria hanno già deciso che le classi non saranno aperte prima del 24 settembre (e nel salernitano si apre il 28), c'è chi comincia a muoversi a cinque giorni dalla data fissata dal ministero della Pubblica Istruzione. 

Scuola, inizio rinviato? 

Attualmente le scuole riapriranno i battenti il 14 settembre in 13 regioni, mentre cinque hanno già chiesto e ottenuto di fissare la data al 24 e in Alto Adige le lezioni sono riprese lunedì scorso. Il Friuli Venezia Giulia ha optato per il 16. La Sardegna apre le porte delle scuole agli alunni il giorno 22. Abruzzo, Basilicata, Calabria e Puglia posticipano con la Campania al 24. Intanto però cominciano ad arrivare i primi contagi: la quarantena è scattata in un asilo nido di Pergine Valsugana in provincia di Trento, dopo che un bimbo è risultato positivo, così come a Montebelluna in provincia di Treviso mentre in Emilia-Romagna uno studente iscritto ai corsi di recupero ha fatto scattare il tampone per tutti a causa della sua positività. I dirigenti scolastici, spiega oggi il Corriere della Sera, sono ancora alle prese con le misure di sicurezza e per questo chiedono di rinviare. Succede soprattutto nel Lazio e in Liguria: 

Nel Lazio ci sono ancora 9 mila studenti senza spazi adeguati. E c’è chi rischia di poter riaprire ma poi di dover chiudere subito dopo, come il preside Roberto Scialis, liceo Joyce di Ariccia. «Abbiamo una succursale fatiscente con aule piccole», lamenta. È una corsa contro il tempo, conferma Ester Corsi, dirigente del Mameli di Palestrina: «Sto facendo un sopralluogo per trovare soluzioni, ma ancora ho due classi “fuori”, ho chiesto alla Regione di rinviare».

L’assessore regionale all’Istruzione, Claudio Di Bernardino, ha chiarito che la decisione deve essere presa cono i sindaci. E c’è chi, nel dubbio, ha deciso di andare oltre: come la dirigente dell’istituto di via Poseidone a Roma, che ha emanato una circolare per rinviare al 24 la riapertura. «Rinviare? Più tempo si dà meglio è— commenta il presidente dei presidi Antonello Giannelli —. Ma le famiglie premono in direzione opposta».

La partita che si sta giocando è tutta qui. Da una parte ci sono le famiglie che chiedono di poter tornare a portare a scuola i figli, anche per esigenze organizzative che l'emergenza coronavirus ha sconvolto. Un ritorno alla normalità che però è osteggiato dal personale della scuola, che non pensa di poter garantire ad oggi la sicurezza sanitaria e il rispetto delle regole che il ministero ha dato. In mezzo c'è la politica. Da una parte il governo che spera di far tornare tutto alla normalità. Dall'altra c'è l'opposizione pronta ad attaccare a testa bassa su un argomento che ha un grande peso elettorale. 

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Il rinvio del primo giorno di scuola il 14 settembre

Mario Rusconi, presidente dell'Associazione Presidi del Lazio, dice proprio al Corriere che le scuole che vogliono rimandare il primo giorno sono "centinaia, la richiesta si sta allargando a macchia di leopardo, mi arrivano messaggi da tutta Italia". 

Quali sono i motivi per cui non possono aprire alcune scuole?
«Perché mancano i banchi, mancano i docenti, soprattutto di sostegno, non sono stati finiti i lavori di adeguamento: le richieste che mi arrivano sono tantissime, perché i dirigenti non vogliono trovarsi impreparati alla riapertura, e sperano che almeno dopo il 22 si possa avere un quadro di sicurezza degli studenti».

Finora sono stati consegnati solo 100 mila banchi monoposto, dice la Cgil. Questo pesa?
«Certo, ma c’è anche un altro problema. Ci sono istituti che stanno accatastando i vecchi banchi all’aperto, che alla prima pioggia si infradiceranno. Noi abbiamo chiesto al Comune di Roma di poterli donare ad associazioni benefiche. Altrimenti vanno stoccati in un grande magazzino. Ma se rimangono fuori per giorni è un danno per la comunità. Molti a Roma sono accatastati vicino alle centrali termoidrauliche, dove passano i tubi del gas».

Il tempo pieno si potrà fare?
«Secondo una stima, il 25 per cento delle scuole d’Italia avrà difficoltà col tempo prolungato. Mi sembra una statistica “spannometrica” e anche ottimistica. I Comuni devono lavorare con le ditte degli appalti altrimenti si mette in difficoltà il tempo prolungato»

Intanto un gruppo di dirigenti scolastici del Lazio e in particolare della zona di Fiumicino, preoccupati per i ritardi dell'assegnazione delle cattedre e dell'arrivo dei banchi monoposto, chiederanno di posticipare l'inizio delle lezioni al 24 settembre, come peraltro gia' deciso in alcune regioni, come la Campania e la Calabria, secondo quanto ha scritto ieri l'AGI. Un "caos calmo" lo definisce dunque Pino Turi, segretario nazionale della Uil Scuola, quello che regna in vista del sempre piu' prossimo ritorno in aula. Nel frattempo i docenti "per una buona parte stanno lavorando da remoto per programmare le attivita' didattiche e saranno a Scuola in presenza solo all'apertura dei cancelli", sottolinea ancora il sindacalista. 

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