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Domenica, 23 Giugno 2024
Il caso

Messaggi pro Palestina in chat, educatore di liceo finisce nel centro di espulsione

Seif Bensouibat si è visto revocare lo status di di rifugiato politico: le conversazioni "incriminate" contenute in una chat privata con amici e colleghi di lavoro

Era stato costretto a scappare dalla sua Algeria e si era ricostruito una vita, ma la nel giro di quattro mesi ha perso tutto. Da educatore di una scuola esclusiva come il liceo francese di Roma Chateaubriand, Seif Bensouibat è finito al Cpr di Ponte Galeria vedendosi revocato lo status di rifugiato politico, ottenuto regolarmente nel dicembre 2013. "Non sono un essere umano, vengo trattato come spazzatura", dice da dietro lo sbarre del centro di permanenza e rimpatrio. Tutto per un messaggio in chat privata.

La rabbia per la causa palestinese in una chat privata

Chi lo conosce lo descrive come un ragazzo mite. Ma dopo lo scoppio della crisi tra Hamas e Israele qualcosa è scattato dentro Seif. Rabbia, dolore per le vittime, ma anche delusione verso le istituzioni occidentali "colpevoli", secondo lui, di non fare abbastanza per fermare la guerra: "Tra i commenti ‘incriminati’ c’è ‘La storia vi condannerà’ - spiega a RomaToday il difensore di Seif Bensouibat, Flavio Rossi Albertini - Ma qualsiasi sia il contenuto di questa chat non legittima la sproporzione delle esecuzioni in atto, da 'stato autoritario', che stanno avvenendo nei confronti di Seif".

"Le conversazioni sono all’interno di una chat privata, quindi non si tratta di post pubblici sui social - spiega ancora Albertini - Sono conversazioni che aveva con amici e colleghi della scuola, in cui si è certamente lasciato andare a commenti personali riguardo a quanto sta accadendo a Gaza. Ma da qui alle accuse di terrorismo ce ne vuole davvero". Messaggi che, in qualche modo, sono arrivati alla dirigenza del liceo per poi arrivare con una segnalazione alla Digos.

Lo scorso 17 gennaio gli agenti raggiungono l’appartamento di Seif per una perquisizione "in cerca di armi ed esplosivi", spiega ancora l’avvocato Rossi Albertini. Ad accompagnare la perquisizione l’articolo 41 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza "nato per ben altri fenomeni ma adattato evidentemente a chi scrive sul computer, come se tutti gli 'estremisti da tastiera' fossero meritevoli di tale trattamento", aggiunge il legale. La perquisizione, da quanto apprende RomaToday, ha dato esito negativo: nulla è stato trovato a casa di Seif, con la conseguente notifica da parte delle autorità.

Il licenziamento dalla scuola

Pochi giorni dopo la comunicazione da parte della scuola della sua sospensione: "Con la motivazione che era ormai venuto meno il rapporto di fiducia", spiega il legale. All'avvio dell’indagine penale per propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa segue la notifica dell’avvio del procedimento di revoca dello status di rifugiato politico e l’invito a presentarsi presso la commissione nazionale per il diritto di asilo, il 1 febbraio 2024.

"In quella circostanza il mio assistito ha spiegato tutto precisamente, ammettendo anche che in alcuni passaggi si è forse lasciato andare ai sentimenti, ma che di quello si trattava. Tanto che pensavamo fosse ormai rientrato tutto". Per due mesi mezzo Seif è stato libero di fare la sua vita quotidiana di sempre fino alla tarda mattinata di giovedì 16 maggio quando la polizia gli ha notificato la revoca dello status di rifugiato politico. Con il conseguente trasporto al Centro di permanenza e rimpatri con il decreto di espulsione in mano.

"Come se lo status di rifugiato politico possa essere revocato perché qualcuno scrive qualcosa, e non perché siano mutate le condizioni (politiche, ndr) del paese di provenienza" commenta Rossi Albertini, "con il rischio di rimetterlo in mano ai suoi carnefici. Una reazione decisamente scomposta e incomprensibile".

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