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Venerdì, 27 Maggio 2022
diritti umani

Arriva il semestre italiano in Europa: Amnesty ammonisce Renzi

Un memorandum per ricordare al presidente del consiglio che la presidenza Ue è l'occasione per cambiare politiche e prassi sui diritti umani, nel nostro e negli altri paesi. Ecco cosa consiglia Amnesty International a Matteo Renzi


Un nuovo approccio ai diritti umani, con un riguardo particolare all'urgente necessità di porre i diritti di migranti, rifugiati e richiedenti asilo al primo posto nelle politiche dell'Unione. Un consiglio che Amnesty International ha deciso di dare al capo del governo Matteo Renzi, in vista dell'inizio del semestre italiano in Europa. In realtà tanti sono i diritti umani da preservare e su cui impegnarsi: c'è da combattere le discriminazioni, da tutelare i diritti delle donne, da porre fine alla tortura.

"E' l'occasione per realizzare cambiamenti importanti e coincide con il rinnovo delle istituzioni" sottolinea Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia durante la conferenza stampa che ha presentato il memorandum per il premier, redatto dall'organizzazione.

MIGRAZIONE -  Il primo tema su cui verte il memorandum è quello dei flussi migratori, del loro aumento a causa della crisi e del rafforzarsi e diffondersi di idee e veri e proprio movimenti xenofobi. "La frontiera marina è diventata una linea tra la vita e la morte" spiega Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International Italia. E' lui a ricordare come, soprattutto negli ultimi anni, chi arriva sulle coste europee dal mediterraneo spesso scappa da situazioni complesse e vuole raggiungere l'Europa con l'obiettivo di richiedere asilo. Per farlo, però, deve arrivare sul territorio di un paese europeo e i respingimenti in mare (pratiche ancora esercitate nel Mediterraneo) impediscono questa possibilità.

"Queste azioni contrastano con la presunzione dell'Europa di essere continente che tutela i diritti dell'uomo - continua Rufini - Ma questa contraddizione la ritroviamo anche per altre questioni".

DIRITTI DELLE DONNE E DELLA COMUNITA' LGBTI - In effetti in Unione Europea sono circa 13 milioni le donne che nel 2013 hanno subito violenza, secondo i dati diffusi dall'European Union Agency for Fundamental Rights: "Visto che recentemente il nostro Paese ha ratificato la convenzione di Istanbul, dovrebbe essere il nostro Paese a promuovere la ratificazione anche dagli altri paesi. Ma non solo: ci vuole anche un approccio complessivo alla sua attuazione" spiega ancora Marchesi. Lo stesso vale per i diritti della comunità lgbti, che in molti paesi europei ancora non vengono riconosciuti e per di più spesso queste persone sono vittime di discriminazione.

TORTURA - Inoltre un altro impegno che viene chiesto al nostro governo è quello di porre fine alla tortura, nel nostro Paese e in tutti quelli dell'Unione, il tutto a pochi giorni dalla giornata internazionale per la lotta a questo crimine, ancora non riconosciuto nei nostri codici.

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