Venerdì, 17 Settembre 2021
Cronaca

Migranti, perché la Cassazione ha detto "no" al pugnale sacro indiano

Sì alla società multietnica, dicono i supremi giudici, ma i simboli culturali e religiosi degli immigrati non possono essere accettati quando si trovano in contrasto “i diritti umani” e “la civiltà giuridica” della società che li ospita

L'integrazione in Italia passa attraverso la rinuncia da parte degli immigrati dei loro simboli culturali e religiosi quando questi si trovano in contrasto “i diritti umani” e “la civiltà giuridica” della società che li ospita. Questo il senso della sentenza dei giudici della prima sezione penale della Corte di Cassazione che ha già suscitato polemiche e dibattiti.

Sì alla società multietnica anche in Italia, dicono gli ermellini chiamati a giudicare un indiano abituato a portare un pugnale sikh infilato nella cintura, a patto che gli immigrati conformino i loro valori  a quelli di chi li ha accolti. Secondo quanto stabilito dalla sentenza numero 24084, l'indiano abituato, per credenze religiose, ad andarsene in giro con un pugnale di 18 centimetri, il Kirpan, attaccato alla cintura, dovrà pagare un’ammenda di 2.000 euro. 

L’indiano, di religione Sikh, ha spiegato che il Kirpan è “un simbolo” della propria fede, ma i giudici hanno ribattuto che “nessun credo religioso può legittimare il porto in luogo pubblico di armi o di oggetti atti ad offendere”, e hanno spiegato che questo principio non pone alcun limite alla “libertà religiosa”. Per i giudici gli stranieri possono conservare la loro “cultura di origine”, sempre che rispettino “i diritti umani” e “la civiltà giuridica” della società che li ospita. Detto in parole povere, l’immigrato deve non solo “conformare i propri valori a quelli del mondo occidentale” ma deve anche “verificare preventivamente la compatibilità dei propri comportamenti” con l’ordinamento del Paese.

La sentenza è stata accolta con favore da diversi esponenti del centrodestra. Per Daniela Santanché (Forza Italia) la decisione dei giudici "non fa sconti a nessuno" ed è "sacrosanta", "alla faccia dei buonisti e del tutto è permesso". 

Su Facebook, Giorgia Meloni di Fratelli d'Italia concorda: "Sacrosanta sentenza della Cassazione: se vuoi vivere in Italia devi rispettare la cultura, i valori e le leggi italiane. Punto". Per il leghista Roberto Calderoli, "questa sentenza deve rappresentare un chiaro monito a chi vuole vivere qui: se non accetti tutte le nostre regole qui non puoi restare e se queste regole non ti vanno bene puoi andartene altrove o tornare da dove sei venuto".

Emanuele Fiano, responsabile Sicurezza del Partito democratico, si augura che la sentenza non venga "usata come una clava dai vari Salvini", perché "a sentenza della cassazione, che richiama gli immigrati che hanno scelto di vivere nel mondo occidentale 'all'obbligo' di conformarsi ai valori della società nella quale hanno deciso 'di stabilirsi', dichiara un principio semplice e giusto". 

Niente strumentalizzazioni è anche il monito della Cei, secondo la quale i giudici hanno sottolineato "anche il valore della diversità e della multiculturalità e la necessità di un cammino di integrazione degli immigrati, oltre a ribadire che ciò non può prescindere dal rispetto giuridico e legale di alcune regole su cui è strutturata la nostra società, con i suoi valori", come ha detto monsignor Giancarlo Perego, direttore di Migrantes. 

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